Teatro, ad Oplontis rivivono i fasti e gli amori dell’antica Roma

96
Metti una sera sotto il Vesuvio, le stelle, la luna, le luci della città di Torre Annunziata che illuminano una quotidianità intima, spesso rumorosa. Metti una villa favolosa, grandi sale affrescate, ampi giardini, cucina, terme, una piscina. Siamo negli scavi di Oplontis, probabilmente un’area periferica di Pompei, dove è tornata alla luce la villa di Poppea Sabina, seconda moglie di Nerone, inserita nell’elenco dell’Unesco relativo al patrimonio dell’umanità. Al momento dell’eruzione la villa era disabitata perché oggetto di lavori di ristrutturazione come dimostrato dalle suppellettili ammassate in poche stanze e dal materiale edilizio. Poco distante, non ancora visitabile c’è la cosiddetta villa B attribuita a un certo Lucius Crassius Tertius, commerciante di prodotti agricoli. La zona occidentale non è stata del tutto posta in luce per la presenza della strada moderna e di un edificio militare, l’antica Real Fabbrica d’Armi, e riserverà sicuramente splendide sorprese nella prossima campagna di scavi.
Dopo il successo registrato a Pompei, “Campania By Night. Archeologia sotto le stelle” ha inaugurato visite notturne nel sito archeologico, un progetto realizzato dalla Regione Campania e curato dalla Scabec in collaborazione con il Mibact.
Il 6, 7, 13 e 14 settembre appuntamenti speciali, con tre turni di visita, a partire dalle 19,45, nella villa Imperiale illuminata e “animata” dallo spettacolo prodotto da Le Nuvole – Casa del contemporaneo dal titolo “Nerone e le Imperatrici”. 
Una pièce che introduce i visitatori alla scoperta di uno dei luoghi più affascinanti e preziosi dell’area archeologica vesuviana, con musica, danza e recitazione. Una storia d’amore e di potere, d’intrighi e di follia. 
Nerone è un personaggio controverso, riabilitato dalla storiografia dopo secoli di pessima fama popolare.  La rappresentazione ne ricorda la pazzia, la depravazione, la crudeltà, eppure secondo gli storici, fu un abile uomo politico, plagiato da una madre autoritaria, ambiziosa e invadente fino alla cospirazione e all’incesto. Agrippina, sotto la sua tutela e quella di Seneca, riuscì a farlo nominare imperatore a soli 17 anni, ma a quale prezzo? Smisurato amore materno o spregiudicata brama personale? L’immagine di tiranno tramandata è stata parzialmente rivista dalla maggioranza degli storici moderni, i quali ritengono che non fosse né pazzo, come lo hanno descritto alcune fonti, né particolarmente crudele per l’epoca, ma che i suoi comportamenti fossero simili a quelli di altri imperatori. Anche se ebbe eccessi violenti e stravaganze, non tutto ciò che gli è stato imputato pare sia vero, ad esempio il grande incendio di Roma e la persecuzione dei cristiani.
Lo spettacolo è composto di diversi tableau recitati, incorniciati nelle splendide sale della villa, tra colonnati e affreschi e giardini. Nerone si confessa e si difende. I rimorsi per la morte della madre lo perseguitano e testimoniano un legame indissolubile. Le imperatrici di Nerone sono una presenza palpabile, sebbene evanescente. Agrippina fu un’imperatrice ombra, vittima del proprio figlio ma soprattutto dell’avidità; la mite Ottavia Claudia di appena otto anni, fu il primo matrimonio e il primo scandalo, un’unione combinata ma considerata incestuosa per la stretta parentela.  Nerone divorziò da lei quando s’innamorò di Poppea, donna bellissima e scaltra,  sospettata d’aver organizzato l’omicidio della suocera e di aver suggerito anche il suicidio di Ottavia. 
Nel 65-66 d. C., come scrive Tacito, Poppea, in attesa del secondogenito, morì a Roma o proprio nella sua villa alle falde del Vesuvio, a causa di incidente di gravidanza o, forse, per un calcio sferratole dal marito irritato per un commento fatto dalla moglie su una commedia da lui stesso recitata. Un amore passionale e folle che andò oltre la morte. Secondo Cassio Dione l’Imperatore, inconsolabile, fece castrare e sposò un liberto di nome Sporo,  straordinariamente somigliante all’imperatrice. Il matrimonio sarebbe avvenuto in Grecia e il giovane, trattato come una consorte regale, rimase con lui fino alla sua tragica fine.
La rappresentazione teatrale, sebbene tralasci qualche fatto come il matrimonio di Nerone con Statilia Messalina e una precedente unione con il liberto Pitagora, offre allo spettatore suggestioni e spunti di lettura sulla figura di un uomo e sulle atmosfere di un’epoca troppo spettacolarizzata e raramente analizzata nelle sue componenti psicologiche ed esistenziali.
La Storia e l’arte del narrare insegnano, suggeriscono riflessioni sulle passioni umane, le leggi e gli abusi dei governi, sentimenti esasperati e comportamenti anticonvenzionali anticipatori di moderne problematiche: individualismo sregolato, femminicidi, stupri e castrazioni, probabili cambiamenti di sesso, matrimoni omosessuali.
Metti una sera a Oplontis, le fiaccole, la musica, i canti. Si ascolta, si sogna, si pensa. “Benvenuti a teatro. – direbbe Gigi Proietti – Dove tutto è finto ma niente è falso”. 

villa oplonti002

villa oplonti03
villa oplonti04