Teatro di Samy Fayad, prima antologia di testi (molti inediti) del drammaturgo napoletano

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di Fiorella Franchini

E’ dedicata al drammaturgo Samy Fayad, che lavorò per Peppino De Filippo e Nino Taranto, Antonio Casagrande e Peppe Barra, la prima antologia di testi editi e inediti curata dalla figlia Cristina, edita da Homoscrivens. Il volume offre una carrellata della sua scrittura teatrale e dell’apparato critico che lo accompagna mettendo in risalto le principali caratteristiche di un lavoro lungo e complesso. Autore teatrale e radiofonico, oltre che giornalista, nacque a Parigi nel 1925, da genitori libanesi. Visse in Venezuela ma è a Napoli che trovò l’ispirazione più fertile per creare personaggi e storie da rappresentare. Fayad ha riattualizzato l’antica tradizione della Commedia, solitamente a lieto fine e con temi leggeri. L’autore mettendo al centro i problemi e le vicende della vita quotidiana, ha evidenziato le debolezze e l’umanità dei suoi protagonisti, persone comuni, del ceto medio alto urbano. Un teatro comico, mai superficiale, perché il riso che ne scaturisce ha un senso profondo e penetrante, è l’elemento trainante della rappresentazione, simbolo della complicità tra pubblico e attore. Un umorismo anglosassone che impregna situazioni paradossali e al limite dell’assurdo. Il caso, l’intreccio, le complicazioni sono alla base delle pièce di Fayad, una galleria di vicende mutuate dalla vita partenopea che ha influenzato profondamente il suo estro. “Le creature di Fayad stanno pulcinellescamente in questo mondo e battono sulle porte per entrarvi da uomini” ha scritto Domenico Rea. I divertissement, l’ilarità, la suspence, gli ingarbugliamenti raccontano un nonsenso logicamente umano, ridicolo e, al tempo stesso amaro. I protagonisti di Fayad sono individualisti, uomini e maschere, che tra incontri e scontri fortuiti raccontano frammenti di verità. Attraverso il grottesco va in scena la finzione quotidiana e la riflessione entra nell’animo con una leggerezza penetrante, a volte straziante. Per Alberto Perrini sono “simbolici campioni di un’antichissima civiltà che trova nell’intima bianca e infantile follia un’ancestrale e maliziosa saggezza”. Predominano i tipi pigri e istintivi, spregiudicati e arroganti che, per sfuggire alle debolezze e ai guai, si mascherano da eroi, diventando espressione di “una concezione e lirica dell’esistenza”. L’esperienza personale dell’autore si fonde, dunque, con l’atmosfera della terra del sud, producendo sprovvedute stravaganze e scaltro buonsenso. Testi da rappresentare ma adatti anche a una lettura individuale. La lingua di Fayad è un italiano vivificato dal ritmo napoletano in cui si condensa tutta la cultura del borghese partenopeo, continuamente in equilibrio tra faciloneria, ingenuità, distacco morale. L’atavica filosofia del vivere s’incarna in uno spirito liberatorio ed emotivo. In fondo scriveva Samy Fayad: “La nostra epoca ha questo di buono, che è riuscita a conciliare Don Chisciotte con i mulini a vento”.