Teatro e cinema in lutto, addio a Gigi Proietti: il suo legame con la Campania

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In foto Gigi Proietti

Se ne va, nel giorno del suo 80mo compleanno, l’attore e regista Gigi Proietti. Tra Napoli e Salerno, presso i principali teatri, negli anni è stato protagonista di una serie innumerevole di spettacoli. A Salerno, inoltre, aveva in progetto la realizzazione di una scuola di teatro. Ecco la scheda realizzata su di lui dal Teatro Verdi, il Massimo salernitano. ”Senza Alleluja brava gente la mia carriera sarebbe stata completamente diversa”. Per Garinei e Giovannini fu certo un rischio sostituire il grande Modugno con un giovane attore di teatro, scoperto nelle cantine dei cabaret e applaudito durante le rappresentazioni ‘serie’ al Teatro Stabile dell’Aquila. Nel 1971, sul palcoscenico del Sistina, accanto a Renato Rascel, Gigi Proietti entusiasmò il pubblico e non fece rimpiangere l’assenza di ‘Mister Volare’.Nato a Roma il 2 novembre 1940. Conseguita la maturità classica s’iscrive a giurisprudenza presso la Sapienza, a pochi esami dalla laurea deciderà però di abbandonare gli studi universitari. Grande appassionato di musica suona diversi strumenti, tra cui la chitarra, il pianoforte e il contrabbasso. Le sue prime esibizioni pubbliche risalgono appunto ai tempi delle feste studentesche, organizzerà poi delle serate come cantante in alcuni locali di Roma per poi approdare in poco tempo ai night più frequentati della capitale. È durante questo periodo che incontra Sagitta Alter, colei che diverrà sua compagna per la vita. Gigi nel frattempo inizia a frequentare il corso di mimica al Centro Universitario Teatrale. Grazie alle sue qualità di musicista viene subito notato da Giancarlo Cobelli, direttore del centro che nel 1963 lo scrittura per lo spettacolo Can Can degli italiani. A partire dall’anno successivo l’attore romano calca i palcoscenici con il Gruppo Sperimentale 101. Contemporaneamente debutta in televisione (I grandi camaleonti, F. Zardi) e al cinema (Le piacevoli notti – secondo episodio di A. Crispino e L. Lucignani). L’anno dopo fa la sua prima apparizione sulle scene con La Celestina, sempre di Cobelli, presto seguito da Gli Uccelli di Aristofane con il gruppo di avanguardia ‘Centouno’. Mentre sul palcoscenico recita Shakespeare, Moravia e Gombrowicz, sul grande schermo viene diretto da registi come Tinto Brass (L’urlo, 1968), il regista con cui farà il finto cieco in Dropout (1970). Torna a dar prova del suo temperamento e delle sue corde vocali accanto a Monica Vitti (La Tosca, Luigi Magni, 1973), più o meno nello stesso periodo in cui traversa follie private e disfacimenti sociali del XX secolo in un film di Elio Petri (La proprietà non è più un furto, 1973). In seguito, anche se continua un’intensa attività cinematografica, si dedica soprattutto al teatro e con lo show A me gli occhi please (1976) si scatena in un assolo da grande mattatore di fronte ad un pubblico che fa la fila per andarlo a vedere al Teatro Tenda. Nel 1978, dopo essere stato uno degli ospiti dell’affollato Casotto (1978) di Sergio Citti, assume la direzione del teatro Brancaccio di Roma (direzione che lascerà nel 2007 per assumere quella del Gran Teatro) e dà vita ad un Laboratorio per giovani aspiranti attori da cui usciranno tanti validi nomi dello spettacolo italiano. Dai tempi di Brancaleone alle crociate (Mario Monicelli, 1970), nel corso della sua carriera incontrerà più volte il capostipite dei mattatori. Con Vittorio Gassman vola in America per partecipare ad Un matrimonio (Robert Altman, 1978), segue le malinconie di due suonatori ambulanti (Due pezzi di pane, Sergio Citti, 1973), mentre a teatro rappresenta l’Edipo re (1981). Sulle scene la sua arte gli consente di moltiplicarsi in ben settanta personaggi (Fregoli, 1981), di diventare ‘uno splendido cretino’ in onore di quello che considera il suo maestro, Caro Petrolini (1983), o di espandere incanti come Cyrano de Bergerac, da lui stesso diretto nel 1985. Negli anni ’90 rallenta le apparizioni sul grande schermo. Fa eccezione per un film di Bernard Tavernier (Eloise – La figlia di D’Artagnan, 1994), poco prima di indossare la divisa de Il maresciallo Rocca (Giorgio Capitani, 1996), con cui riscuote uno straordinario successo televisivo. Torna alla confortevole commedia all’italiana, quella diretta dal veterano Mario Monicelli in Panni Sporchi (1999) e degli ormai maturi Vanzina in Le barzellette (2004). Sempre per i Vanzina gira Un’estate al mare (2008) e Un’estate ai Caraibi (2009) e nel 2010 la loro ultima commedia L’amore è una cosa meravigliosa.