Teatro, “Le cinque rose di Jennifer”: omaggio ad Annibale Ruccello al Bellini fino al 10 novembre

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(Foto di Mario Spada)

di Emilia Ferrara

La rassegna teatrale del Bellini è partita con “Le cinque rose di Jennifer”, uno spettacolo teatrale scritto dall’attore, regista e drammaturgo, Annibale Ruccello nel 1980, scomparso prematuramente in un tragico incidente stradale nel 1986.
Una gran bella performance come sempre accade al teatro Bellini, dal 25 ottobre al 10 novembre In scena, un inedito Daniele Russo, affiancato da Sergio Del Prete in un allestimento che restituirà tutta la malinconia del testo senza sacrificarne l’irresistibile umorismo.
Un testo per nulla semplice, ma sia gli attori che il regista hanno saputo rendere omaggio a un grande artista, Jennifer è un travestito romantico che abita in un quartiere popolare della Napoli degli anni ’80, chiuso in casa per aspettare la telefonata di Franco, l’ingegnere di Genova di cui è innamorato, ma che non arriverà mai, ne arrivano altre nel babelico intreccio di numeri sbagliati creato da Ruccello
Jennifer dedica al suo Franco continuamente Se perdo te di Patty Pravo alla radio che, intanto, trasmette frequenti aggiornamenti sul serial killer che in quelle ore uccide i travestiti del quartiere. Gabriele Russo affronta per la prima volta un testo di Ruccello – scegliendo il più simbolico, quello che nel 1980 impose il drammaturgo all’attenzione di pubblico e critica. Il regista ci preannuncia una messinscena dall’estetica potente, fedele al testo e, dunque, alle intenzioni dell’autore «ci atteniamo alle rigide regole e alle precise indicazioni che ci dà Ruccello stesso – racconta Russo – cercando di attraversare, analizzare, capire sera per sera, replica dopo replica un testo strutturalmente perfetto, che delinea un personaggio così pieno di vita che pare ribellarsi alla mano di una regia che vuole piegarlo alla propria personalissima visione. Non è un testo su cui sovrascrivere ma in cui scavare, per tirare fuori sottotesti, possibilità, suggestioni, dubbi».
“Non è un testo – prosegue Gabriele Russo – su cui sovrascrivere ma in cui scavare, per tirare fuori suggestioni, dubbi. Ad esempio, quel che accade è vero o è tutto nell’immaginario di Jennifer? Gli omicidi stanno accadendo realmente? Le telefonate sono vere o inventate? Le cinque rose di Jennifer racconta di due travestiti napoletani ma racconta anche e soprattutto la solitudine, la solitudine che è il rovescio della medaglia della speranza che Jennifer mantiene dentro di sé fino alla fine e, dal mio punto di vista, oggi racconta con forza anche la condizione dell’emarginato, quella di chi si deve nascondere”.
Ad arricchire maggiormente tutto il lavoro sono anche le luci di Salvatore Palladino che valorizzano e accentuano i momenti drammatici che vivono i protagonisti.
Foto di Mario Spada.

(Foto di Mario Spada)
(Foto di Mario Spada)
(Foto di Mario Spada)
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