Teatro, il pubblico premia la prima nazionale dei “Guardiani” di de Giovanni

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di Emilia Ferrara

“Quello è uno schermo, ovviamente. Lo so, sembra una grande finestra ma è uno schermo. È la da molto tempo. Non voglio nemmeno dirle da quanto tempo, perché non mi crederebbe. O forse si dimentico spesso che lei è speciale. Forse lei mi crederebbe. Comunque è uno schermo, ha una definizione assoluta, quindi di fatto è indistinguibile da una finestra. Ha di buono che si può scegliere di guardare un po’ in giro, diciamo così. Una specie di circuito aperto, ma non per sorvegliare. Per guardare. Solo per guardare. Il panorama. Non cerchi riferimenti. Non ce ne sono. Neve, alberi. Il cielo. Le nuvole. Non succede molto. Eppure si starebbe a guardare per ore, no? Perché mentre si guarda la mente trova pace. E comincia a scavare nel suo stesso interno, arrivando a profondità impossibili da concepire. Il segreto delle scoperte più incredibili. È così semplice, eppure nessuno mai l’ha detto. Il segreto, una cosa semplice. Mettersi a guardare, e liberare la mente. Sa, forse le ho detto già tutto. Forse è tutto là. Il Panorama”.

Con queste parole Maurizio de Giovanni, ha aperto lo spettacolo “I Guardiani” giovedì scorso presso l’Orto Botanico, come da cartellone per la diciottesima edizione della rassegna Brividi d’Estate organizzata da Il Pozzo e il Pendolo Teatro. L’adattamento teatrale e la regia sono a cura di Ramona Tripodi. In scena: Raffaele Ausiello, Marianita Carfora, Adriana D’ Agostino, Bruno Minotti, Marco Palumbo, Peppe Romano la stessa Ramona Tripodi e la poliedrica Letizia Vicidomini, il disegno luci di Sebastiano Cautiero.

Ci sono solo tre luoghi. Qui. Il Sotto. E il Sopra. Napoli non è una città come le altre. Napoli non è neppure una città sola. Perché́ sotto quella che conosciamo ce n’è una sotterranea, nascosta agli occhi del mondo, con il buio al posto della luce. Marco Di Giacomo l’aveva intuito, un tempo, quando era un brillante antropologo e aveva un talento unico nell’individuare collegamenti invisibili tra le cose. Poi qualcosa non ha funzionato e ora, ad appena quarant’anni, non è altro che un professore universitario

collerico e introverso, con un solo amico, il suo impacciato ma utilissimo assistente Brazo Moscati. Considerati folli per le loro accanite ricerche sui culti antichi, i due sono costante oggetto dell’ironia di colleghi e studenti. Perciò̀ nessuno si meraviglia quando il direttore del loro dipartimento li spedisce a fare da balie ad Ingrid una giornalista tedesca venuta in Italia per scrivere un pezzo sensazionalistico sui luoghi simbolo dell’esoterismo. Per liberarsi della seccatura, Marco chiede aiuto a sua nipote Lisi, ricercatrice anche più̀ geniale dello zio ma con una preoccupante passione per le teorie complottiste, dal carattere indisponente. Uno degli ultimi soli di Dicembre è ormai calato sulla città. Il Natale è ormai alle porte ed esplode in città con le luci colorate ed i pastori di San Gregorio Armenio. Ma, per qualcun altro, non sono semplicemente i giorni che precedono il Natale. Sono i giorni del Solstizio d’ Inverno. I quattro s’imbatteranno in qualcosa di terribile che emerge nell’oscurità̀ delle gallerie napoletane: cadaveri, segnali strani che conducono ad un passato mai emerso. Una verità̀ che forse avevamo davanti da sempre e non abbiamo mai voluto vedere. Forse qualcuno ha lasciato lì un messaggio per loro, forse quel giro nei sotterranei non avrà̀ un esito positivo e allora l’unica missione di Marco sarà̀ uscire sani e salvi da quella trama di misteri, portando con se la giornalista e la sua terribile e adorata nipote.

La compagnia teatrale Inbilicoteatro e Film ha letteralmente rapito il pubblico, con il debutto in prima nazionale del romanzo I Guardiani, di Maurizio de Giovanni con la sua amichevole partecipazione.

Chi ha letto il libro sa delle difficoltà, della trama articolata e per nulla facile da portare in teatro, per i numerosi personaggi e le ambientazioni descritte.

Gli attori si muovevano disinvolti e padroni della scena. Trasportando la platea nei Luoghi della Napoli sotterranea e misteriosa, ricreando l’atmosfera magica che si vive leggendo il libro, che è un misto di leggenda ed esoterismo. Questa il palcoscenico non era solo davanti la platea, ma gli attori giravano tra il pubblico in platea, intervallati ogni tanto dalle parole dello scrittore, seduto tra il pubblico dinanzi una scrivania, e dalle musiche di Marco Messina.

La sala era gremita, gli spettatori hanno vissuto gli stati d’animo e le passioni dei protagonisti di questa storia, avvincente, ironica e a tratti piena di pathos della sagace e prolifica penna di Maurizio de Giovanni.

“Portare in scena un libro è un sogno doppio, per me: unisce le due forme d’arte che amo di più. Se poi il libro l’ha scritto il tuo scrittore preferito allora è il massimo.” Queste le considerazioni a caldo di Letizia Vicidomini attrice, speacker radiofonica e scrittrice.

“La tentazione di mettere in scena questo splendido romanzo nasce dalla voglia di portare a teatro una storia che parla di una realtà̀ allo specchio. Dove la fantascienza e l’esoterismo si mescolano con la storia e il mito di questa città antichissima. Una realtà̀ capovolta, che mostra una Napoli inedita che, nel sottosuolo tufaceo, svela un’intera altra città che nessuno sa quanto sia estesa. E poi c’è il rapporto di Napoli con il fuoco. Nelle sue viscere scorre la lava. Solo Maurizio de Giovanni poteva scrivere questo romanzo che nasce dalla conoscenza profonda di una città e della sua gente ma si spinge molto più lontano con i suoi personaggi profondamente umani anche quando sembrerebbero non esserlo per niente.” Spiega Ramona Tripodi che nel 2009, insieme con Andrea Canova ed Adriana D’agostino, fonda Inbilico Teatro e Film, realtà̀ teatrale e cinematografica attiva sul territorio da quasi dieci anni, che

vanta numerose produzioni felici, qualche giorno fa hanno vinto la sedicesima edizione Ischia Film Festival, con il loro documentario Je so’ pazzo di Andrea Canova.

I meravigliosi scatti sono di Nina Borelli.