Teatro: a Roma l’ultimo addio a Luigi De Filippo, Maestro generoso

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In foto Luigi De Filippo

L’ultimo erede di una grande dinastia del teatro italiano. Per qualcuno l’eterno Bebè di Quaranta… ma non li dimostra!, per altri quella voce inconfondibile, pacata, accogliente, anche nell’ultimo Natale in Casa Cupiello, che volle recitare a tutti i costi, pure in carrozzella. Ma anche un Maestro generoso, con il suo pubblico e con i giovani che chiamava in Compagnia. E’ il ricordo di Luigi De Filippo, figlio di Peppino e nipote di Eduardo e Titina, scomparso sabato 31 marzo a 87 anni, nell’ultimo saluto ai funerali celebrati oggi alla Chiesa degli Artisti di Roma. Tanti gli amici e colleghi di scena, stretti intorno alla moglie Laura Tibaldi (negli ultimi anni sua compagna anche nella gestione del Teatro Parioli Peppino De Filippo a Roma), alla figlia Carolina con il marito Maurizio e la nipote Emma. Ma tanti anche gli estimatori, mentre sulla bara, ricoperta di fresie colorate, il saluto ufficiale dei Gonfaloni di Napoli, sua città di nascita, della Regione Campania e di Benevento. ”Entrambi facevamo parte di quella schiera, per molti indecifrabile, di pazzi che vanno in tourne’e 8 mesi l’anno: io da 40 anni, lui per 60 e piu”’, racconta, dopo aver letto la Preghiera degli Artisti, Geppy Gleijeses, con cui De Filippo fece compagnia all’inizio degli anni ’80. ”Luigi era un grande attore, purtroppo riconosciuto fino a un certo punto – ricorda più tardi ai giornalisti – Sicuramente il più grande attore comico teatrale, il piu’ grande Mamo, come si dice, Pulcinella senza maschera, che abbiamo avuto negli anni ’70-’80. E’ stato un grande attore anche quando si e’ dato un aspetto piu’ serio, accogliendo l’eredita’ di Peppino e in parte di Eduardo, che condivideva con Luca. Sono famiglie difficili – riflette Gleijeses – come scrisse Peppino in un suo libro, ma meravigliose. Viverci era complicato. Ti volevano bene, ma avevano comunque un diaframma, portato probabilmente da quello che avevano sofferto i capostipiti, i genitori. Ora spero che lassu’ recitino finalmente al completo tutti e cinque i De Filippo”. ”Ho avuto la fortuna di essere suo amico. Ci frequentavamo spesso – ricorda Pippo Baudo – Ha fatto sforzi fisici enormi per riuscire a recitare. Nell’ultimo Natale in casa Cupiello sembrava non dovesse farcela. Poi, come diceva spesso, il palcoscenico annulla ogni fatica. L’applauso è una grande medicina. E Luigi e’ stato un attore sincero, rispettoso dei giovani. Le sue compagnie erano piene di ragazzi cui faceva da maestro”. ”Se li portava fedelmente dietro per anni”, concorda Sebastiano Somma che ha avuto ”la fortuna” di essere prodotto da De Filippo in ”Uno sguardo dal ponte”. ”Resta il ricordo di una famiglia e di quello che ha rappresentato nel teatro mondiale”, dice. Poco prima il Vescovo ausiliare di Roma, Guerino Di Tora, celebrando la Messa aveva ricordato ”l’impegno nel Teatro Sociale di Luigi De Filippo. Era un uomo generoso – aggiunge – Ricordo, quando ero direttore della Caritas di Roma, quanto si dedicava per devolvere i suoi incassi in beneficenza per i piu’ disagiati e per i malati di Aids”. Tra i banchi, anche gli attori Pino Ammendola, Tommaso Bianco, Luigi Petrucci, il presidente della BNL Luigi Abete, il direttore del Teatro Stabile di Napoli, Luca De Fusco, Paolo Cirino Pomicino. Luigi De Filippo sarà sepolto a Roma, sua citta’ di adozione, nella tomba di famiglia al Verano. Ora, come cita qualcuno nel libro delle firme, ”Calate ‘o sipario. O’ teatro fernuto”.