Teatro San Severino, una coppia d’assi per Lo Schiaccianoci

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Arianne Lafita Gonzalvez e Vittorio Galloro, il migliore regalo per un Natale all’insegna della danza e de Lo Schiaccianoci. Una coppia d’assi di massimo splendore, capaci di girare il mondo con successo, fino a questo successo natalizio presso la Fondazione Teatro di Mercato San Severino. Una location lontana parecchie ore di volo da Hong Kong eppure così vicina per raccogliere l’ennesima eredità artistica da quella prima rappresentazione assoluta de Lo Schiaccianoci di Lev Ivanov del 1892. All’epoca Marius Petipa non fece in tempo a riscrivere e riadattare la bellissima storia così il fidato Lev Ivanov ne prese le redini realizzando il balletto delle famiglie di tutto il mondo. Lo spartito di Piotr Ilich Ciaikovsky resta ovviamente l’emblema di un successo senza tempo. 

E nella provincia salernitana, in un Natale come altri può bastare un balletto, anche se di formidabile richiamo, a rendere tutto ancora più magico? Lo chiediamo a Fabrizio Esposito,  responsabile del progetto didattico nato proprio intorno a Lo Schiaccianoci. “Quale migliore regalo di Natale se non Lo Schiaccianoci? In tutto il mondo si conviene e così, scorrendo i cartelloni dei teatri di ogni dove, scorgiamo il titolo di Lev Ivanov (o successive rivisitazioni) e Piotr Ilich Ciaikovsky interpretato da compagnie ed etoile sin dalla prima rappresentazione russa del 1892. Così come non è da meno la Fondazione Teatro di Mercato San Severino che propone il nostro Lo Schiaccianoci il 16 ed il 17 dicembre, pensato e realizzato da me, con l’aiuto prezioso del collega coreografo Massimiliano Scardacchi, in collaborazione con il Liceo Coreutico Alfano di Salerno, l’associazione PromoDanza di Salerno, @Motion Dance e la presenza drammaturgica di Maria Rosaria Carifano, esperta nel libretto de Lo Schiaccianoci

“Il progetto all’origine di questo Lo Schiaccianoci – ci racconta ancora Fabrizio Esposito, ex solista del Teatro di San Carlo di Napoli – prevede l’assemblaggio di un corpo di ballo di giovani allievi provenienti e selezionati dalle scuole delle province di Avellino e Salerno su tutte, guidati dal sottoscritto e da Massimiliano Scardacchi, in una full immersion di due mesi per portare in scena uno dei balletti del repertorio più belli di sempre. Il libretto originario di E.T.A. Hoffmann sarà più fedelmente rispettato rispetto a quello di Dumas Padre (proponendo la fiaba della noce dura, ndr) soprattutto se paragonato alla versione di Lev Ivanov del 1892.” La questione più interessante di questa rappresentazione sta nel rievocare le ambientazioni gotiche della storia, creando ad hoc un prologo attraverso cui piombare direttamente tra le righe del manoscritto di E.T.A. Hoffmann. Si è difatti provveduto alla manipolazione, in chiave contemporanea, di alcune scene per le danze, soprattutto del primo atto, così da rileggere Lo Schiaccianoci da un nuovo punto di vista, fermo restando il canovaccio del repertorio classico del pas de deux, del valzer dei Fiocchi di Neve, delle danze nazionali e del valzer dei Fiori. “Nella favola letteraria – ci spiega Maria Rosaria Carifano –  c’è un pezzo in cui Drosselmeyer spiega a Clara perché Schiaccianoci è così brutto (avviene dopo l’incidente con Fritz) e racconta di un regno dove vengono fatti uccidere tutti i topi del castello, compresi i sette figli della  sovrana dei topi. Questa fa attaccare dai superstiti l’erede al trono, la bellissima principessa Pirlipat, che resta così sfigurata dai morsi. Il consigliere di corte ha la soluzione: bisogna chiamare un giovane forte che riesca a rompere con i suoi denti la durissima e magica Noce Krakatuk per offrirla in dono alla Principessa, e che compia sette passi all’indietro ad occhi chiusi. Ma quanto il prescelto è intento a fare l’ultimo passo, la regina dei topi lo fa inciampare. Lei viene attaccata e muore, ma ormai la maledizione è lanciata: la bruttezza di Pirlipat si trasferisce sul giovane, che tornerà bello solo quando una donna lo amerà nonostante il suo aspetto. Questa parte del racconto abbiamo deciso di adattarla a prologo affinché si capisca che questo giovane, in realtà, è proprio Schiaccianoci che viene liberato dalla maledizione quando Clara, durante la battaglia, rischia la sua vita per salvarlo.” 

Operazione culturale anziché artistica, coraggiosa quanto basta per essere elaborata su talenti spesso minorenni ma evidentemente già all’altezza del repertorio e delle rispettive manipolazioni. “Le quattro rappresentazioni de Lo Schiaccianoci previste al Teatro di Mercato San Severino il 17 e 18 dicembre prossimi – aggiunge Fabrizio Esposito – saranno solo l’apice di questo progetto formativo, partito ufficialmente con le audizioni pubbliche dell’undici ottobre scorso. Sono molto soddisfatto dell’andamento delle prove di queste settimane, ho lavorato sodo affinché si svelasse in scena il titolo più bello possibile, grazie al contributo dei nostri fuoriclasse Lafita e Vottorio nel pas de deux. Dopo aver interpretato così tanti Lo Schiaccianoci mi è piaciuto moltissimo realizzarne uno tutto mio, per giunta per il cartellone di un teatro così impegnato per la danza quale la Fondazione di Mercato San Severino. Massimiliano Scardacchi, direttore della sezione danza del Liceo Coreutico Alfano di Salerno, è stato prezioso per la ripresa più fedele possibile dell’originale titolo del repertorio.” 

Preziosi come i due protagonisti, Lafita Gonzalvez e Vittorio Galloro. La Fata Confetto del progetto è membro del Consiglio Internazionale della Danza CID UNESCO, successivamente interprete del Ballet Nacional de Cuba, sotto la direzione di Alicia Alonso, nonché presso il balletto “Victor Ullate Comunidad de Madrid, fino al 2014. Il napoletano Vittorio Galloro, diplomato ballerino e maestro alla Scuola Nazionale del Balletto di Cuba, ha primeggiato nelle compagini di balletto di tutta Europa prima di convolare alla carriera di solista presso l’Hong Kong Ballet proprio con Arianne Lafita Gonzalvez”.