Teatro Tram, si riparte: da giovedì 14 in scena le Operette Morali di Leopardi

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(ph. Valentina Cosentino)

Parte giovedì 14 ottobre alle 21 la stagione 2021/2022 del Teatro Tram di Napoli, che riprende il proprio percorso nella settimana in cui le nuove misure approvate dal Governo riportano la capienza nelle sale al 100%. L’apertura è affidata a “Le Operette Morali” di Giacomo Leopardi, un capolavoro letterario che, attraverso dialoghi tra i personaggi più disparati (un venditore di almanacchi, un folletto, un mago), affronta i grandi temi della vita: la ricerca della felicità, il dolore, la morte, il rapporto dell’uomo con gli altri uomini e con l’universo.

Con la regia di Mirko Di Martino, che della sala di Via Port’Alba è fondatore e direttore artistico, sul palco i due attori Antonio D’Avino e Nello Provenzano interpretano i tanti protagonisti, due figure arrivate alla fine del tempo, quando tutto è consumato, quando le illusioni sono sparite e non resta più spazio per l’azione, ma solo per la rappresentazione.

In scena 10 delle 24 operette di Leopardi, per uno spettacolo prodotto da Teatro Dell’Osso e Il Demiurgo in collaborazione con il Teatro Tram: tre settimane di programmazione (si resta in scena fino al 31 ottobre) per un testo sorprendente, lontano dagli stereotipi spesso associati al Poeta di Recanati morto a Napoli nel 1837. Dialoghi ironici, rapidi e pungenti, molti sorrisi, altrettante considerazioni sull’animo umano: D’Avino e Provenzano si trasformano di volta in volta in volti e voci pronti a disegnare l’universo complesso dell’esistenza. Lo spettacolo è una riflessione lucida e impietosa sul mondo, sulla storia, sul genere umano, resa ancora più attuale dalla pandemia che stiamo affrontando.

“Leopardi non aveva certo in mente il teatro quando, nel 1824, dava alle stampe le ‘Operette morali’ – spiega il regista Mirko Di Martino -: pensava alle satire greche di Luciano, ai romanzi moderni e filosofici di Sterne e Voltaire. Eppure, non c’è dubbio che l’efficacia performativa dei suoi dialoghi è evidente, soprattutto là dove il contenuto argomentativo incontra il gusto amaro dell’ironia. Quella stessa ironia che, ancora oggi, appare così stridente in confronto all’armonia delle sue poesie. Quella stessa ironia che, ancora oggi, rende attualissimo il testo di Leopardi per come è scritto, prima ancora che per cosa è scritto: il gusto per la citazione e la parodia, la presa in giro delle manie e delle fissazioni, il contenuto filosofico nascosto nelle banalità quotidiane, la mescolanza di stile elevato e popolare, il piacere della battuta e del gioco di parole. A guardarle una dietro l’altra, queste operette, sembra di assistere a una serie antologica distopica, un Black Mirror dell’Ottocento: in quale altro testo potremmo trovare un folletto e uno gnomo che discutono della scomparsa del genere umano, un mago che evoca un demone, morti imbalsamati che risorgono, uno scienziato che ha scoperto il segreto della vita eterna, la natura che ha preso le forme di una enorme donna distesa sul fianco di una montagna?”.

(ph. Valentina Cosentino)
(ph. Valentina Cosentino)
(ph. Valentina Cosentino)
(ph. Valentina Cosentino)
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