Teatro,”E’ tutta colpa della luna”: in scena al Tram i turbamenti dell’amore

39

Dopo il fortunato inizio segnato dal debutto di “Una storia per Euridice”, entra nel vivo la stagione teatrale del Teatro Tram di via Port’Alba a Napoli: sarà un esordio assoluto anche il secondo spettacolo in cartellone, realizzato con il sostegno della sala diretta da Mirko Di Martino nel cuore del centro antico della città: “È tutta colpa della luna con la regia di Francesco Luongo, un percorso emozionante tra musiche e parole di filosofi, scrittori, poeti, alla ricerca di ciò che unisce e divide gli amanti. Da giovedì 3 (debutto ore 19) a domenica 6 novembre in scena un cast giovane e ricco di talento: i corpi e le voci di Chiara Barassi, Sonia Totaro, Francesco Luongo.
“Sulla terra non esistono due individui uguali, quindi per un uomo ci sarà sempre una sola donna che lo completi realmente; la probabilità d’incontrarla però è quasi nulla”. Lo diceva Schopenhauer ed il pensiero che dà vita a “È tutta colpa della luna” per raccontare storie di tragici quanto annunciati insuccessi, che si inseguono, si scontrano e si sovrappongono in una dimensione temporale trasversale e dilatata.
Lo spettacolo è una preghiera aperta e disperata sui turbamenti, sulle paturnie, sulle notti insonni passate a bramare un tocco, un sospiro della persona amata o è desiderio di fuga, di mancanza d’aria, di triste e rassegnato abbandono. E alla fine ciò che resta è la ferita. Una ferita inferta, esposta, narrata. Una ferita che fatica a rimarginarsi, come la bruciatura di una sigaretta accesa su di una pelle bianca.
Sul palco tre corpi, tre voci, tre grida soffocate alle prese con versi e parole che raccontano di amori straziati e strazianti. Di vendette mal consumate; di gelosie corrotte e corrosive; di inattuabili perdoni. Si tratta di genuflessioni imposte, inevitabili di fronte allo sconcerto di un amore, guasto, scomposto, malato: la coscienza di una redenzione senza colpe, di una condanna “alla fine pena mai” di un cuore fratturato.
“La nostra luna – spiega il regista Francesco Luongo – è la volontà di una catarsi condivisa. È desiderio di perdersi nel fumo di un incenso acceso, tra musiche che raccontano come un silenzioso battito il senso di una preghiera antica. È ricerca di una bussola per riconoscere un cammino certo.  Lo spettacolo è un tappeto di petali bianchi raccontati attraverso l’illuminata poetica di voci di donne e uomini, filosofi, cantori del sentimento più folle, insopportabile e disperato che esista”.