Tecnologia 3D e costi ridotti
Anteprima mondiale a Napoli

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Lo stabilimento di bacoli all’avanguardia nell’utilizzo delle stampanti tridimensionali Cosa cambia per la produzione, il personale e la gestione delle risorse finanziarie Risparmio sulla gestione, sensibile aumento delle assunzioni e, soprattutto, un primato Lo stabilimento di bacoli all’avanguardia nell’utilizzo delle stampanti tridimensionali Cosa cambia per la produzione, il personale e la gestione delle risorse finanziarie Risparmio sulla gestione, sensibile aumento delle assunzioni e, soprattutto, un primato mondiale nel settore. Tutto questo è il risultato dell’applicazione di una tecnologia innovativa, quella della stampa in 3D, alla produzione di missili e sistemi per la difesa. Nel mondo nessuno ci ha ancora provato. Fatta eccezione per la Mbda, stabilimento produttivo a Bacoli, provincia di Napoli, e tecnologia tutta italiana a dispetto della presenza, nell’assetto societario, di capitali inglesi e francesi. La notizia, lanciata dal portale web Lettera 43, fa subito il giro del mondo e Il Denaro prova ad approfondire e a capire cosa cambia con l’introduzione della tecnologia tridimensionale in un ambito a forte vocazione innovativa come quello della produzione di missili. L’idea innanzitutto. Alla Mbda ci lavorano da qualche mese e iniziano quando gli inglesi della Rolls Royce, una delle società mondiali leader nella realizzazione di motori, annuciano di voler provare utilizzare le stampanti hi-tech per costruire i propri modelli. Mbda comprende le potenzialità del cosiddetto additive manufacturing e allestisce, presso lo stabilimento campano, un laboratorio di progettazione del software specifico (Am Lab) e un nuovo reparto di produzione (Am Prod). I primi risultati, giudicati molto soddisfacenti dall’establishment del gruppo con base in Campania, cominciano ad arrivare proprio in questi giorni, quando la Marina francese testa un missile modello Aster 30. L’introduzione della nuova tecnologia determina così un primo, significativo cambiamento perché eleva il profilo competitivo dell’azienda. Seconda rivoluzione: l’abbattimento dei costi di costruzione nella misura del 30 per cento, il che vuol dire qualcosa come mezzo miliardo di euro nell’immediato. Ciò avviene perché, rivelano i tecnici della Mbda, il rapporto tra le dimensioni sempre più ridotte dei componenti e il risparmio è direttamente proporzionale. Il progetto di Mbda si articola in tre fasi, quella attuale è la prima e prevede la semplice introduzione del 3D nei sistemi produttivi. Il secondo step prevede l’utilizzo dell’additive manufacturing come elemento di fast prototyping, una circostanza che consente di accrescere sensibilmente la competitività dell’azienda sul mercato sia per la aumentata velocità di produzione che per la possibilità di offrire i prodotti a costi più vantaggiosi. Il closing del progetto, invece, prevede la realizzazione, in Campania, di un centro di eccellenza per l’applicazione della tecnologia 3D alla produzione industriale e in questo senso i primi esperimenti saranno effettuati coinvolgendo le altre imprese del gruppo Finmeccanica, la casa madre di Mbda.

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