Tele-dialisi a domicilio abbatte costi e ricoveri

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Lecco, 20 apr. (AdnKronos Salute) – Nel mondo che invecchia una persona su 10 è affetta da patologie renali croniche. E se nel 2010 erano circa 2,6 milioni a livello globale i pazienti in dialisi, le stime al 2030 puntano già a quota 5,4 milioni. Un’impennata che mette al centro delle sfide sanitarie anche il capitolo della sostenibilità. Problema comune a tutte le latitudini e particolarmente sentito in Italia, dove oggi si contano circa 45 mila connazionali in trattamento dialitico, oltre a 27 mila persone che sono state sottoposte a un trapianto di rene.

“La sfida oggi è accontentare la crescente domanda di dialisi avendo a disposizione risorse che si restringono, creare quindi un sistema sanitario equo e sostenibile che garantisca un equilibrio tra il mondo politico-economico e quello clinico”, ragiona Lorenzo Di Liberato, medico dirigente dell’Asl-Nefrologia Chieti, oggi a Lecco in occasione di un simposio organizzato da Baxter, e trasmesso anche in live streaming, nell’ambito del XIX Convegno del Gruppo di dialisi peritoneale (Gsdp) della Società italiana di nefrologia (Sin). La strategia suggerita dal Piano nazionale cronicità raccomanda più cure a domicilio e personalizzate. Le barriere che ne ostacolano la concretizzazione “sono le politiche di rimborso non vantaggiose per la dialisi domiciliare – elenca Di Liberato – il paziente che sempre più spesso è solo e si sente insicuro, e il medico che teme ripercussioni sull’aderenza alle cure e ipotizza che il malato non sappia riconoscere quando chiamare per segnalare un problema”.

“C’è tanto lavoro da fare per una piena applicazione del Piano cronicità. Ma la telemedicina può dare un supporto”, osserva lo specialista. E poi c’è il risvolto economico, come testimoniano i dati del primo studio di Health technology assessment (Hta) condotto in Friuli Venezia Giulia dalla Regione con l’Aas3 per valutare vantaggi e impatto economico della nuova tecnologia Baxter per la dialisi peritoneale automatizzata. I dati sono stati analizzati da Crea Sanità (Consorzio per la ricerca economica applicata in sanità); 21 i pazienti arruolati, “seguiti per un anno, 6 mesi con tecnologia preesistente e 6 mesi con telemedicina-telemonitoraggio bidirezionale, con il nuovo sistema Claria Sharesource”, spiega Gianpaolo Amici, direttore Nefrologia e Dialisi Aas3. “Abbiamo notato una netta riduzione di accessi ospedalieri, ricoveri, visite programmate e non, che si è tradotta in un’analisi economica molto favorevole. La valutazione ha permesso di quantificare tra i 300 e i 700 euro di risparmio mensile per paziente applicando la nuova tecnologia”.