Telecontrolli lancia il domotics kit

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Associare le parole Crownfounding, Internet delle cose, e casa sembra un gioco da ragazzi, nella realtà non è così. Quando la crisi sistemica del credito e dei sistemi finanziari non supporta più l’economia reale, nascono meccanismi sani di autogoverno del credito e, nuovamente i capitali affluiscono alle idee senza intermediazioni. Il crownfouding è possibile da giugno del 2015 in Italia. Tuttavia la presentazione di idee e la raccolta di capitali non è un fatto semplice e, molte volte, le imprese strutturate sono quelle che potrebbero accedere alla raccolta fondi social, ma, molte volte lo ignorano. Tra i progetti con maggiori bakers quello degli auricolari anatomici powered by Onkyo, leader mondiale dell’Hi-Fi, o Udoo, microcomputer potentissimo Udoo progetto nato in collaborazione con la Seco, prima tra le aziende italiane a far vivere il proprio progetto su kickstarter, la prima piattaforma di Crownfounding al mondo. Wave4U, cuore creativo di Telecontrolli, azienda italiana da 40 anni leader nella remotizzazione, presenta la sua idea sull’internet delle cose con il domotics kit ai backers di tutto il mondo con l’obiettivo di attrarre sotto il Vesuvio capitali e far vivere il Suo progetto: far diventare intelligenti le case. Il mercato della domotica, e quindi della sicurezza, del risparmio energetico e della home automation, è in fortissimo sviluppo. “L’ideazione, la realizzazione e la comunicazione di un progetto di un nuovo prodotto è sempre un momento bello e ricco di aspettative, soprattutto per chi vive di questa attività, tuttavia kickstarter è stata una scuola e offre la possibilità di andare sul mercato ed essere premiati su originalità, completezza dell’offerta, utilità degli oggetti proposti”, così Francesco Verolino ceo della Telecontrolli.

Kickstarter è un meccanismo di autovalutazione. Se i backers sono tanti l’idea è di successo e il progetto vive.” Al contrario se i backers decidono di investire i propri soldi in altro, evidentemente l’idea non avrà un appeal commerciale.
La difficoltà è nel pool di competenze che oltre ad essere tecnologiche devono includere necessariamente quelle organizzative e della comunicazione. Un insieme di cose che, evidentemente, le aziende esistenti già hanno. “Sarebbe interessante far nascere idee, capacità progettuale e manifatturiera in campana, facendo nascere progetti reali e non soltanto innovativi sulla carta, ma obsoleti quando arrivano al mercato. Napoli è una città di creativi e menti geniali, che devono essere accompagnati su questi nuovi strumenti”, chiarisce Verolino.