Tempi duri e anche di più. Provare a farli rientrare è un dovere

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Un osservazione sullo stato delle cose nel mondo, seppure trasposta su un supporto informatico consultabile da chiunque, non conterrebbe informazioni più attendibili di quelle, ipotetiche, descritte su un foglio di quaderno dalla casalinga di Voghera. Se ne trarrebbe il risultato che l’economia affanna dappertutto e segni di ripresa che si possano definire tali, quindi espressi con numeri interi, non si intravedono nemmeno con il binocolo. Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, in visita di Stato in Germania, ha tenuto una vera e propria orazione sull’argomento. Al suo interno era contenuto un passaggio che da solo chiarisce, facendolo bene, il ruolo che possono avere i confronti armati tra due o ancor più paesi. Per la precisione, il Primo Cittadino italiano ha descritto che cosa compie un paese mettendo in atto l’iniziativa di puntare armi di ogni genere contro un altro. La risposta che ha dato a se stesso e a quell’ uditorio qualificato, è stata lapidaria: un crimine. Dal seguito della prolusione, si è capito che la qualifica efferato era quella che più si addiceva a queĺ comportamento. Non cosi se un paese dovesse prendere la decisione di ricorrere alle armi per fronteggiare la sequenza di violenze accennata nell’ introduzione. Quello di imbracciare le armi sarebbe un comportamento giusto e dovuto verso chi conosce solo attraverso dicerie dell’untore quanto sta realmente accadendo. Non è il caso di aggiungere altro se non che il Capo dello Stato italiano, fuori sede e in un giorno non lavorativo, abbia dato lustro al Paese, oltrechè a se stesso, tenendo desta l’attenzione dei presenti per l’intera sessione. Senza usare nessuna forma di coercizione o comportamento del genere. Quando si parla di cultura, di buon senso e altre caratteristiche dello stesso genere.