Tempo e nevrosi nei tempi moderni: perchè leggere Svevo

2307

Dalla definizione che universalmente è attribuita all’opera più famosa di Italo Svevo, La Coscienza di Zeno, si evince che di per sé le tematiche trattate non vengono riportate secondo i tradizionali canoni di conio ottocentesco, ma che si rivelano essere il frutto di una produzione nuova che rompe definitivamente con il passato letterario e che gradualmente prenderà sempre più piede nello stile coscienza di zenoletterario novecentesco. A onor del vero de “La Coscienza di Zeno” la critica ha maturato e condiviso due fondamentali definizioni:romanzo psicologico e romanzo d’avanguardia. L’una definizione in un certo senso è propedeutica all’altra, in quanto Svevo conia una tipologia di Avanguardia, in virtù del fatto che impiega espedienti narrativi che fino ad allora non erano mai stati da nessuno utilizzati. Il romanzo che viene da lui pubblicato a puntate prima,e successivamente a sue spese come volume unico nel 1898, dal titolo “Senilità”, costituisce un primo esempio di come Svevo concepisca in maniera del tutto innovativa determinati frangenti e questioni da trattare, sebbene la lettura possa risultare difficile, ma imprescindibile al fine di recepire correttamente il successivo romanzo “La Coscienza di Zeno”. In particolare è assolutamente nuovo e altrettanto attuale il modo in cui all’intero dell’opera del 1923, l’autore tratti la tematica del tempo in relazione all’apparente, ma in realtà sostanziale malattia del protagonista. La vicenda narrata in prima persona da Zeno Cosini infatti, è il frutto di una patologia che durante lo svolgimento della vicenda si manifesta in maniera sempre più evidente e che non permette al narratore di delineare un profilo della sua vita in maniera cronologicamente ordinata, ma bensì attraverso continui riferimenti ad episodi che hanno caratterizzato la sua maturazione nel corso delle diverse fasi dell’esistenza. Il vizio del fumo inoltre, o meglio la velleità fallita di Zeno dello smettere di fumare contribuiscono e sistematicamente ritornano come una sorta di fil rouge che come uno spettro affligge l’animo del protagonista che lega alla sigla U.S.(Ultima sigaretta) eventi fondamentali della sua vita, quali ad esempio la perdita del padre. Quindi si può dire che il tempo, all’intero di quest’opera non sia mai un tempo oggettivo e ordinato, ma che sia sempre filtrato dalla volontà dell’io narrante, che arriva quindi a concepire una sorta di tempo definito “misto”, che quindi porta a concepire la realtà dei fatti in rapporto all’incontenibile nevrosi, tanto da vivere l’intera vita secondo un’illusione. Il tempo misto, come prerogativa e stilema caratteristico di un romanzo viene coniato dallo scrittore triestino Italo Svevo, che senza dubbio, però prese spunto dall’inventore del nuovo genere letterario che al di fuori dei confini italici, in Inghilterra veniva sviluppandosi:il flusso di coscienza, che vede il suo più grande interprete in James Joyce, attraverso la pubblicazione nel 1922 del volume intitolato “Ulisse”. “La Coscienza di Zeno”, come del resto “Ulisse” sono opere che lascino spazio a numerosi dibattiti che ancora sono molto spesso aperti, e che sono estremamente attuali. Nella produzione sveviana è opportuno ricordare che la nuova scienza,la psicoanalisi, gioca un ruolo fondamentale, tanto che la si potrebbe definire la vera protagonista dell’intera opera, accompagnata mirabilmente dalla misteriosa figura del dottor S, che plausibilmente si ritiene essere Sigmund Freud. Quindi la lettura di questo romanzo estremamente innovativo potrebbe essere una potenziale spiegazione a numerosi problemi che affliggono l’uomo moderno, sempre più simile a Zeno Cosini, in quanto sempre più vittima di se stesso, della su inettitudine e dei propri vizi.