Tempo sospeso, non letterario ma reale. È quello che vive ora l’umanità

(Imagoeconomica)

L’aggettivo che meglio si adatta a connotare l’arco di tempo che, iniziato al principio del secolo, ancora non si è concluso, è “sospeso”. Tale qualifica sta a indicare che la clessidra che misura il tempo a ogni latitudine, non è in azione. Pur se non proprio a un punto di non ritorno, in ogni realtà geopolitica stanno venendo a galla mine inesplose di natura diversa ma tutte di pesante ostacolo all’evoluzione del mondo. C’è una caratteristica pressoché comune ai vari paesi di quel tipo che, in tempi normali, sarebbe stata cancellata a stretto giro e giammai usata come pietra di paragone. È la contraddittorietà di pensiero e di tempi di massima brevi, in cui alcune combinazioni di scelte e argomenti simili, vengono messi in atto. Si aggiunga che nessuno degli argomenti che interessano la comunità, a ogni livello, possono essere considerati come se fossero chiusi in compartimenti stagni e il quadro sarà completo. La conseguenza più immediata di tale modo di vivere alcune situazioni, può essere rappresentata da un effetto domino se nella sua valenza positiva. Se l’atteggiamento è invece negativo, l’abbinamento a una costruzione realizzata usando le carte da gioco. Questa seconda sembra essere, purtroppo, la più appropriata, perché dà meglio l’idea del Paese come una realtà geopolitica molto delicata. Inoltre è sostenuta da un sistema economico che ormai da sempre più l’idea di essere affetto da rachitismo. Quel male colpisce di solito il mondo animale e quello vegetale; deve essere diventato particolarmente contagioso, tanto da arrivare a colpire anche i sistemi produttivi. Nel momento attuale si riferisce a uno dei comparti industriali tipici del Made in Italy, precisamente all’automotive. Succede oramai da un lasso di tempo considerevole che quella che fu la FIAT, italiana con sede a Torino, ormai da tempo Stellantis con sede a Parigi, sta adottando verso il Paese e le sue istituzioni lo stesso atteggiamento degli “zingari cercanti”. Della più vasta categoria di quel popolo che non ha fissa dimora, quelli che più hanno dimestichezza con la società civile, erano quanti di loro che, per vivere, chiedevano l’elemosina. Era praticata per ogni genere di cose, senza offrire alcun corrispettivo, anche simbolico. Allora quei personaggi si facevano da parte quando avevano ottenuto almeno un minimo dell’oggetto del loro desiderio. Il mezzo di locomozione usato da quei nomadi era il cavallo, per la qual cosa i proprietari erano sempre alla ricerca di paglia. Di qui la definizione usata nelle masserie per quanti fanno richiesta di qualsiasi cosa, in abbondanza e senza interruzione, descritti come coloro che “cercano paglia per cento cavalli”. Così si stanno comportando gli epigoni dell’Avvocato e nei confronti del Governo Italiano. Questi fatti stridono in maniera più evidente se paragonati ai comportamenti, quanto meno più accettabili formalmente,
dei costruttori cinesi di auto elettriche e dei governanti italiani.
I primi intendono proporre anche alla potenziale clientela europea utilitarie elettriche di prezzo contenuto. Ciò anche grazie a pratiche di dumping, facendone ricadere le conseguenze fiscali e finanziarie all’interno della grande Muraglia. In una maniera o nell’altra Stellantis raggiungerà il suo scopo nel chiedere “paglia” a Roma. Non ci sarà da meravigliarsi se il Maestro di Vigevano e l’Autista di Scuolabus di Caivano si risentiranno dell’accaduto. Come è successo altre volte, si limiteranno a ripetere a denti stretti: “piove, Governo ladro” e ritorneranno senz’altro indugio “al travaglio usato”.
Non si potrà cosi dire che nella diatriba avrà vinto il migliore. Anche in presenza di dazi protettivi.