Temporary Life, narrare le incertezze

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di Fiorella Franchini

“Nella nostra epoca il mondo intorno a noi è tagliuzzato in frammenti scarsamente coordinati, mentre le nostre vite individuali sono frammentate in una successione di episodi mal collegati fra loro.“ . Non poteva far pensare che a Zygmunt Bauman, Vincenzo Villarosa, sociologo e scrittore napoletano. E’ tra i fondatori del Centro Studi Diritto degli affetti, ha scritto articoli per Il Sole 24 Ore e altre riviste, racconti e sceneggiature per il cinema. Con la raccolta Temporary Life, Homo Scrivens editore, racconta le mille sfumature della nostra quotidianità e scivoliamo nelle acque insidiose della “società liquida”.
Un percorso narrativo e sociologico che affronta, da vari punti di vista, problematiche sociali e individuali, caratterizzate da mancanza di stabilità e trasformazioni continue.

Tutti i punti di riferimento che davano solidità al mondo e alla vita come il lavoro, le capacità, i legami personali, i modelli sociali, i concetti di salute e malattia, i valori etici, un tempo costanti e stabili, sembrano cambiare ininterrottamente. Questa nostra epoca smantella costantemente strutture e modelli, “con casualità e senza preavviso”.
Il terreno su cui poggiano le nostre prospettive frana sotto i piedi. Tutto è vacillante, temporaneo. Il “progresso”, una volta la manifestazione più estrema dell’ottimismo radicale e promessa di felicità, si connota sempre più frequentemente di pessimismo e fatalismo, indicando la minaccia di un cambiamento inesorabile e ineludibile che invece di assicurare pace e sollievo non preannuncia altro che crisi e affanni continui, senza un attimo di tregua.
Vincenzo Villarosa fa partire la narrazione dalla data dell’11 settembre 2001, spartiacque tangibile tra il vecchio e il nuovo millennio, tra un passato di utopie e un presente di distopie.
Tra riflessione e azione i suoi personaggi incarnano problematiche e circostanze esistenziali. Dodici racconti che affrontano temi come la mancanza di lavoro, le relazioni sociali e i sentimenti al tempo di Internet, il potere dei Social. Storie di ordinaria emarginazione li definisce nella postfazione Monica Florio.
L’autore insiste particolarmente sul tema della comunicazione personale e sul profondo cambiamento che sta attraversando, dal faccia a faccia al rapporto mediato che esclude l’elemento psico-fisico. La mimica facciale è indubbiamente il canale più importante, sul piano della relazione, poiché rappresenta il principale focus di attenzione. Infatti, attraverso lo sguardo, gli individui prendono contatto, scambiano inviti e allusioni, palesano emozioni. Attraverso gli atteggiamenti posturali, manifestano la propria personalità e i propri stati affettivi, la gestualità aggiunge e completa il significato del linguaggio verbale. La velocità e l’ampiezza dei gesti possono essere indicatori di autorevolezza, solennità, eccitazione e inquietudine, il tono della voce, il ritmo, l’uso delle pause, tutto permette di condividere uno spazio intimo, la sfera personale o quella pubblica. La situazione cambia con la comunicazione mediata da un computer, sia essa sincrona o asincrona; i sistemi elettronici, riducendo il contatto fisico, aumentano la sensazione d’isolamento e solitudine degli individui, la paura sociale e individuale, accentuando il divario tra il desiderio di vita e la sua realizzazione materiale.
Nonostante i connotati sociologici, la scrittura di Villarosa è scorrevole, spesso, in prima persona, lo stile aperto. La città e le sue peculiarità fanno da sfondo alla narrazione; i protagonisti appartengono a diverse categorie sociali, dai giovani detenuti di Nisida alla borghesia dei quartieri esclusivi di Napoli ed è un viaggio dentro le piaghe di una metropoli arcaica e sempre attuale.
Un fil rouge sottinteso e, al tempo stesso, tangibile, unisce le vicende come capitoli di un’unica storia. Sfumature di vita segnate dalla precarietà e dall’ambivalenza, la crisi sembra prendere il sopravvento sui progetti e sulla fiducia. Nessuno riesce a tenersi in rotta a lungo, la “vita liquida” deve cambiare continuamente o soccombere. La posta in gioco di questa gara con il tempo è la salvezza (temporanea) dall’esclusione. Uno scenario angosciante che, tuttavia, non cede all’ossessione perché la sfida è propria dell’animo umano e, sebbene non prescriva alcuna ricetta, l’autore lancia, attraverso la sua narrazione, un’ancora di salvezza. Dobbiamo scegliere obiettivi, dobbiamo tentare l’impossibile, sperando di riuscire prima o poi, “con uno sforzo lungo e lancinante”, a eguagliare quegli standard e a raggiungere quei traguardi dimostrandoci così all’altezza della prova.
L’incertezza è l’habitat naturale della vita umana, ma la speranza di sfuggire ad essa è il motore che ci induce a perseverare, è uno degli ingredienti della felicità che, scrive ancora Bauman, “ sembra rimanere costantemente a una certa distanza da noi: come un orizzonte che, come tutti gli orizzonti, si allontana ogni volta che cerchiamo di avvicinarci a esso.

D’altra parte, parafrasando Jim Morrison, noi non ci accontentiamo dell’orizzonte e cerchiamo l’infinito; dunque, appuntamento con Temporary Life a cura dell’’Associazione Culturale “L’Anguilla” il 9 febbraio presso lo Slash art/msic di via Bellini.