Terme, turisti più numerosi ma soggiorni lampo

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(AdnKronos) – “Sono aumentati i turisti che soggiornano presso le terme, ma si è ridotta la permanenza media nelle strutture ricettive che non supera i tre giorni”. E’ quanto emerso dal rapporto presentato dal professor Nicola Quirino, docente di Economia sanitaria, durante il convegno dal titolo “Il termalismo del Lazio alle terme Vescine: il rilancio possibile” svoltosi alle Terme Vescine di Suio di Castelforte, in provincia di Latina,

“Gli impianti termali risentono della concorrenza esercitata da altre strutture simili del wellness e del fitness, che spesso non utilizzano acque dalle certificate proprietà terapeutiche – ha evidenziato Quirino – ma c’è anche la concorrenza importante che viene dai paesi dell’Est Europa che hanno livelli di tassazione molto più bassi. Condizione che consente alle aziende di quei paesi di offrire alla clientela listini e prezzi molto più competitivi”.

Elaborando i dati Istat 2017, Federterme ha evidenziato che nelle località italiane denominate termali e in quelle con stabilimenti termali, sono presenti 5.346 alberghi con una disponibilità di 401.402 posti letto. I ricavi totali del settore termale italiano sono di 747 milioni di euro per il 2017, di cui 117 milioni di euro per cure convenzionate e 629 milioni euro i ricavi per altri beni e servizi. Nel complesso, il settore termale impiega oltre 11 mila persone.

In Italia si contano 321 stabilimenti termali, 289 accreditati presso il Servizio Sanitario Nazionale e 120 alberghi sono convenzionati con l’Inps, l’Istituto nazionale per la previdenza sociale. La maggiore concentrazione si registra in Veneto e in Campania.

Le prestazioni erogate in Italia attraverso le cure termali convenzionate con il Sistema sanitario nazionale sono state 11 milioni e 300 mila verso 940 mila beneficiari. Nel Lazio le spese per le cure termali convenzionate sono passate da 8 milioni di euro del 2008 a 8,8 milioni di euro del 2018.

I Comuni italiani interessati da insediamenti termali sono 153, ma solo 62 sono località termali, le restanti sono marine, città d’arte, montane, collinari e lacuali. Secondo Federterme tale classificazione penalizza soprattutto le regioni del Sud, Ischia in particolare che ha 100 stabilimenti termali ma in comuni marini. In termini di promozione e specificità territoriale rappresenta un gap.

Volano invece le Spa. Leggendo i dati del Global Wellness Institute, i primi dieci paesi europei per fatturato delle Spa c’è l’Italia, con le sue 4mila aziende e un introito di 3,2 miliardi di dollari, ovvero 2 miliardi e 600 milioni di euro.