Terra dei Fuochi, nel decreto nessuna traccia dei crimini sui rifiuti

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Nel decreto Terra dei Fuochi non si citano le “Terre dei Fuochi” italiane nè i crimini sui rifiuti. Approvato lo scorso 2 luglio dal Consiglio dei ministri, il decreto legge proposto dal presidente Giuseppe Conte e dai ministri Gian Marco Centinaio, Sergio Costa, Alberto Bonisoli e Lorenzo Fontana, è stato presentato come decreto Terra dei Fuochi ma nei 5 articoli di cui è composto si occupa esclusivamente di riordinare le attribuzioni dei ministeri proponenti. Il preambolo dell’atto normativo, quindi, non presenta alcun riferimento all’interramento dei rifiuti tossici nè alle aree del Paese che, da Nord a Sud, sono interessate dal dramma dei roghi di rifiuti. I presupposti di “straordinaria necessità ed urgenza” del decreto partono, piuttosto, dall’attribuzione di una competenza specifica, quella del Turismo, passato dal ministro 5 Stelle Alberto Bonisoli a Gian Marco Centinaio, il leghista che guida il dicastero delle Politiche agricole, Alimentari, Forestali e che si occuperà anche di Turismo con l’obiettivo di valorizzare il Made in Italy. Alla mai citata Terra dei Fuochi è dedicato il secondo capoverso del preambolo: la “straordinarieta’” di intervenire sparisce, resta invece la “necessità ed urgenza”, costituzionalmente prevista per un decreto legge, di individuare nel ministero dell’Ambiente di Sergio Costa l’unico “centro di coordinamento e di responsabilità politica” per quanto attiene “alla bonifica dei siti inquinanti, alle politiche di contrasto al rischio idrogeologico, alla difesa del suolo e le politiche di sviluppo sostenibile ed economia circolare”.
Nell’articolo 2 del decreto che Luigi Di Maio ha definito come “un primo atto per la Terra dei Fuochi” ci sono le nuove competenze del ministro dell’Ambiente che sarà a capo del Comitato interministeriale che si occupa degli interventi di tutela e bonifica dei terreni inquinati della Campania e di cui fanno parte anche il ministro per il Sud, Barbara Lezzi, il ministro dell’Interno, Matteo Salvini, il ministro dell’Agricoltura, Gian Marco Centinaio, il ministro dei Beni Culturali, Alberto Bonisoli e il ministro della Difesa, Elisabetta Trenta. A Sergio Costa passano anche le funzioni in materia di dissesto idrogeologico, promozione dell’economia circolare, coordinamento delle misure di contrasto del danno ambientale e ripristino dei siti inquinati. E’ previsto un trasferimento di fondi per lo svolgimento di questi compiti dai quali, però, non dovranno derivare “nuovi o maggiori oneri a carico dello Stato”. E’ per questo che il ministro Costa, anticipando i dettagli del decreto, ha fatto riferimento ai fondi europei per gli stanziamenti dedicati alla Terra dei Fuochi, annunciando, poi di aver trovato “i primi fondi per le caratterizzazioni della Terra dei Fuochi: circa venti milioni di euro subito, e una disponibilità di alcune centinaia di milioni di euro per le bonifiche”. I presupposti del ministero sono altri: “il daspo ambientale, il riconoscimento del principio ‘chi inquina paga’ e la confisca dei beni agli ecomafiosi”, ha spiegato ieri Costa da Castel Volturno (Caserta), uno dei luoghi finiti nella lista neri dei territori piu’ inquinati d’Italia. Una dichiarazione d’intenti ben precisa a cui, pero’, non dovra’ seguire un altro decreto di attribuzione di competenze al ministero ma una legge del Parlamento che sanzioni in modo piu’ duro chi commette un ecoreato.