The Trump show, ovvero l’attitudine di quel Presidente di recitare a soggetto

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Come era già accaduto in passato in altre occasioni del genere, è partito. Il Donald per tutte le occasioni, poco prima che suonasse la campanella del time out per poter partecipare al WEF di Davos, CH , ligio al suo appellativo di “carrarmato umano”, ha finito con il decidere di essere presente a quel summit. Ha dato così conferma in toto della sua fama di castigamatti e ieri, a quell’ assise, si è esibito. Con un soliloquio durato all’incirca un’ ora, in buona sostanza ha detto tutto e il contrario dello stesso, rasentando in molti passaggi il turpiloquio. Non ha risparmiato commenti da scaricatore di porto sull’ operato di Powell, presidente della FED e su quel registro si è articolata la sua gimkana verbale tra grammatica e sintassi tirate per i capelli. In effetti si è comportato come avrebbe fatto il peggiore degli ospiti a un ricevimento, criticando pesantemente tutti, padroni di casa compresi. In effetti sulla decisione di voler annettere la Groenlandia agli USA ha esibito tutta la potenza del ciarlatano che è dentro di lui. Se non bastasse, ha ribaltato il suo credo in poche ore, ritrattando i suoi propositi di voler concludere l’affaire Groenlandia con le maniere forti. Ha trattato così con i legittimi domini, i referenti di Danimarca e Groenlandia, tirando in ballo non precisate fattispecie regolate dal Diritto Pubblico Internazionale. Quelle che seguono sono solo alcune considerazioni sull’operato dell’ Apprendista Stregone con laboratorio a Washington. Ha ritrattato anche la politica dei dazi di proporzione fuori di ogni range ipotizzabile da una mente sana con una minima infarinatura di come si muovono strategie economiche e commerciali. Tutto ciò era stato minacciato, non solo ventilato, circa una settimana prima. Gli interventi del segretario al commercio USA Lutnick hanno messo a disagio i suoi corrispondenti europei e, in modo particolare, la Signora Lagarde che ha abbandonato il tavolo dove stava cenando prima della fine. Per maggiore precisione, l’ha disorientata in maniera tale da farla mettere addirittura in difensiva, con il rischio di passare da aggredita a aggressore. Non è andata diversamente per la Commissaria Von der Layen che è stata contestata da un personaggio dello staff del
Ministero dell’ Economia a stelle e strisce, soprattutto per il suo modo di operare, concernente per buona parte la risposta data alla politica dei dazi punitivi. Al momento lo scontro più temibile è proprio quello sui provvedimenti di politica economica, sia sul lato est che quello ovest dell’Oceano Atlantico. La ricaduta sull’economia reale mondiale
degli effetti di entrambe le politiche non è parva materia. In effetti il falso arricchimento per chiunque si trovi coinvolto nei tipi di manovre pseudo fiscali e finanziarie appena accennate, rischia di trovarsi tra le mani un pugno di mosche e null’altro. Finora tra le montagne della Confederazione Svizzera l’argomento “produttività” non è stato sfiorato nemmeno incidenter tantum.
Eppure è oramai condiviso da buona parte degli addetti ai lavori che è la mancanza di produzione di ricchezza che sta rallentando drasticamente quei paesi che sono in transito sul sentiero dello sviluppo e della crescita ancora nelle zone basse. Altrettanto risulta strano che l’argomento resti sottaciuto dai maitres a penser che operano pressochè dappertutto. Intanto primavera e con essa l’atteso disgelo in senso lato, sono ancora lontani.