Tirare troppo la corda può provocarne la rottura. E poi non è facile ricongiungerne i capi

84

Non è facile per gli italiani farsi una ragione di quanto sta cercando di realizzare il governo. La perplessità riguarda non gli argomenti che lo stesso sta affrontando. Alcuni di essi sono attuali, altri oramai stantii per essere stati più e più volte presi in considerazione e poi rimessi nel baule. Ciò che fa drizzare i capelli è la procedura adottata per affrontarli e licenziarli. Hanno ammesso di sentirsi disorientati anche gli Amici del Bel Canto. Quelle stesse ugole d’oro commentavano sere fa alla fine di una esibizione, come possa accadere che l’esecutivo lasci l’aula a fine di una seduta e, in conferenza stampa o per altri canali, faccia conoscere alla popolazione, seppur di massima, l’oggetto di quanto hanno dibattuto. Poche ore più tardi, al più la mattina seguente, quegli stessi destinatari apprendono dai mezzi dell’informazione che alcuni degli argomenti discussi non sono più citati perchè stralciati e rinviati a nuovo ruolo. È successo ancora, nell’ultimo consiglio dei ministri, che diversi argomenti vagliati e, seppur di massima, delibati, non fossero più presenti nel testo definitivo uscito a fine seduta. È accaduto per il limite dell’utilizzo del contante: dopo aver provocato un quarantotto diffuso capillarmente in ogni categoria sociale, è scomparso dall’ elenco dei provvedimenti adottati nell’ultima riunione dell’esecutivo. Per quanto è dato di sapere, sarà contenuto nella seduta che approverà il bilancio. Ogni commento è superfluo. Andando nel concreto, si è arrivati al punto che, ora più che mai, si assiste in TV e si legge sui quotidiani che, nel senso più onnicomprensivo del termine, chi dovrebbe adoperarsi nella sua specifica funzione per evitare che la nave Italia possa andare in avaria, diventando così gli italiani stessi boat people, trova una valvola di sfogo nel contrastare con veemenza, senza proporre soluzioni alternative, le proposte di chi, in merito all’argomento, la pensa in maniera diversa. Un comportamento di tal fatta è quello che stanno adottando la maggioranza e la minoranza che compongono il governo. Entrambe partono all’attacco, ognuna per il proprio ruolo, lancia in resta ancor prima di iniziare il confronto. Intanto gli interventi vitali perché il Paese riprenda a marciare al passo con il resto del mondo languono. ll riferimento va agli strumenti adatti alla messa a regime della produzione nazionale, vero motore di tutto quanto occorre. È evidente che il lavoro e il tempo perché il governo riesca a varare ciascun provvedimento adatto alla bisogna si stanno dilatando oltre ogni misura. Si è arrivati così a oggi, momento più che mai delicato, quando mancano una decina di giorni al termine utile per la presentazione del bilancio a Bruxelles. Occorrerà quindi una maratona nel senso più completo del termine quella che dovranno fare gli addetti ai lavori per tirare la volata, vale a dire per rispettare quel termine. Senza considerare che qualsiasi cosa venga fatta in tempi stretti è suscettibile di non riuscire bene. Non a caso in campagna raccontano con convinzione che la gatta frettolosa partorì i gattini ciechi. La situazione del governo parte da una visione distorta dell’attività politica. La quota dello stesso che rappresenta la minoranza, esaspera per principio preso il comportamento dell’altra, la maggioranza, considerandola non come correttezza vorrebbe un’ avversaria, bensì una nemica , da combattere senza quartiere, quindi anche nel privato dei componenti, colpendoli nei modi più spregiudicati. Altrettanto si verifica invertendo il senso del confronto.Il Paese ha bisogno come i pesci dell’acqua, che il PNRR arrivi a conclusione nel rispetto degli impegni presi dal governo precedente nei confronti della EU. Primo fra tutti è il rispetto della tempistica di tutti gli adempimenti concordati. Guardando un palmo oltre la punta del naso, chi è al governo agirebbe bene se iniziasse a considerare fin d’ora quanta finanza occorrerà ancora oltre quella attivingibile dal NGEU. Esso fu elaborato prima che prendesse corpo, insieme a tanti altri incidenti, la guerra in Ucraina e la conseguente crisi energetica. Un tempo, all’inizio della ricostruzione, i primi anni ’50, le forze politiche schierate in campo se le cantavano di santa ragione. All’ occorrenza, però, ritrovavano il buon senso per collaborare al fine di ricostruire il Paese. Fu così che l’ Italia, da paese agricolo, si trasformò in una realtà industriale, tanto da essere annoverato tra i più potenti del mondo. Stando come stanno le vicende, la situazione attuale ha molti punti di contatto con quella appena accennata. Sarebbe opportuno che chi di dovere se ne facesse una ragione. Tanto perché gli italiani di una certa età non siano legittimati a dire che stavano meglio quando stavano peggio. A buon intenditor, poche parole.