Toninelli: “Rivedremo tutte le concessioni”

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Roma, 27 ago. (AdnKronos) – “E’ inaccettabile una tragedia come questa che poteva e doveva essere evitata”. Così il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Danilo Toninelli, nel corso della sua audizione in Commissioni riunite alla Camera, parlando del a Genova. “Bisogna smettere di inseguire le emergenze e bisogna ricominciare a programmare gli interventi per evitare che eventi di questo genere vengano a determinarsi” ha scandito Toninelli, spiegando che “questo governo farà di tutto per rivedere integralmente il sistema delle concessioni e degli obblighi convenzionali, valutando di volta in volta se l’interesse pubblico sia meglio tutelato da forme di nazionalizzazione oppure dalla rinegoziazione dei contratti in essere in modo che siano meno sbilanciati a favore dei concessionari”.

“Il governo sarà sempre al fianco” delle famiglie delle vittime, ha sottolineato il ministro nel corso dell’audizione. “Proprio a loro, ai morti e ai loro parenti, ai feriti, ai tantissimi che sono momentaneamente sfollati, e a una città lacerata e spezzata in due, dobbiamo il nostro impegno a non arretrare di un millimetro”, ha rimarcato. L’unico obiettivo è restituire a Genova “il più presto possibile la quotidianità perduta, fare chiarezza sulle cause del crollo del ponte Morandi e individuare le responsabilità di questa tragedia, dando piena fiducia e sostegno al complesso lavoro della magistratura”.

Il ministro ha ricordato che “le prime famiglie hanno già ricevuto un alloggio e secondo il cronoprogramma tutte le persone sfollate avranno un’abitazione entro metà novembre”. “Vogliamo che Genova torni alla sua quotidianità. E vogliamo anche giustizia” ha rimarcato.

Il crollo di Genova, ha affermato Toninelli, “non è dovuto a una tragica casualità. Ma è un evento che conferma drammaticamente quello che questo governo e questo ministero hanno sostenuto fin dal loro insediamento. Nelle linee programmatiche lo scrivemmo chiaramente: la prima vera grande opera di cui ha bisogno questo Paese è un imponente e organico piano di manutenzione ordinaria e straordinaria del nostro territorio e delle nostre infrastrutture esistenti”.

CONVENZIONE AUTOSTRADE – Il ministro delle Infrastrutture considera “una buona notizia” la . “Siamo passati dalla diffida a pubblicare ad una spontanea pubblicazione. E’ un bel segnale di cambiamento” ha detto Toninelli. Secondo il ministro, “bisogna ribaltare il sistema. A partire dalla trasparenza, vera, sulle convenzioni che hanno finora arricchito soltanto i privati”.

Dopo quasi 20 anni dalla privatizzazione, dopo 20 anni di segreti e di omissis, ha sottolineato ancora il ministro, “Autostrade per l’Italia oggi ha deciso improvvisamente di voler fare trasparenza, cercando di far apparire il proprio gesto come spontaneo e dettato da un autonomo desiderio di venire incontro all’interesse pubblico. Lo ha fatto dopo i 43 morti di Genova ma in precedenza la stessa Società ci aveva formalmente diffidato dalla pubblicazione minacciando azioni legali; nonostante questo già venerdì scorso ho dato mandato alla dirigenza del Mit di tirare fuori tutti gli atti, gli allegati e il Piano finanziario connessi alla convenzione. E ciò malgrado le fortissime pressioni interne ed esterne in senso contrario che stavo subendo e continuo a subire. L’ho fatto in modo da dare davvero trasparenza all’opinione pubblica sui numeri grazie ai quali i padroni delle autostrade si sono arricchiti gestendo beni che appartengono a tutti noi”. “La trasparenza è il primo passo. Ma non mi fermerò, non ci fermeremo qui”, ha scandito in audizione.

AUTOSTRADE – “Nel 2016 i ‘signori delle autostrade’ hanno fatturato quasi 7 miliardi. Di essi, 5,7 miliardi derivano dai pedaggi autostradali. Allo Stato sono tornati appena 841 milioni” ha detto Toninelli, parlando di “una montagna di extraprofitti che, purtroppo a causa di leggi sbagliate, rimangono totalmente ai privati e non tornano a beneficio dei cittadini come dovrebbero”. Nel frattempo, secondo i dati del ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, ha rilevato ancora Toninelli, “gli investimenti sono calati del 20% rispetto al 2015 e per la manutenzione si sono spesi appena 646 milioni, il 7% in meno rispetto all’anno prima. Esistono altri modelli in Europa, che a nostro avviso funzionano molto meglio del nostro”.

“In Italia – ha proseguito il ministro – si è deciso di privatizzare senza fare mercato, senza vera concorrenza. Si è trasferito un monopolio dalla mano pubblica a quella privata. Senza nemmeno istituire da subito una efficiente Autorità regolatrice”. L’Autority dei Trasporti, infatti, “è nata soltanto nel 2011, e, malgrado l’impegno e il valore dei suoi componenti, non può incidere su vicende come quella di Genova: infatti non può far pesare le proprie prerogative sulle convenzioni già in essere. Al tempo stesso, le sue prerogative sanzionatorie sono riconosciute come ancora deboli e bisognose di interventi che le rendano più efficaci”.

“Secondo la maggior parte degli economisti, il capitale investito risultava già ammortizzato e remunerato alla fine degli anni Novanta e dunque i pedaggi oggi avrebbero potuto e dovrebbero essere drasticamente ridotti” ha osservato ancora il ministro, sottolineando che invece “ci portiamo dietro sei tipi di convenzione, sei sistemi tariffari con due gruppi che fanno la parte del leone. Atlantia (3.020 km gestiti), che comprende Autostrade per l’Italia (2.857 km gestiti) e che controlla sostanzialmente circa metà della rete a pedaggio; e poi il gruppo Gavio (1.212,1 km), che ne controlla il 20%”.

La convenzione di concessione con Autostrade per l’Italia, ha ricordato il ministro, “è stata sottoscritta in data 4 agosto 1997 e ha fissato la scadenza della concessione al 31 dicembre 2038. Poi ci sono state le successive integrazioni sulle quali andiamo in dettaglio più avanti. Ma l’anno della grande privatizzazione è il 1999. Con il governo D’Alema inizia l’immenso business dell’asfalto per i privati. I giornali dell’epoca parlarono di ‘volata in solitaria di Benetton’ per prendersi il 30% di Autostrade dall’Iri. Il grande banchetto, tutto secondo le regole, precisiamolo, poteva avere inizio. Stiamo infatti parlando di manufatti infrastrutturali costruiti per la gran parte tra gli anni Sessanta e Settanta”.

“Questo governo – ha detto Toninelli – farà di tutto per rivedere integralmente il sistema delle concessioni e degli obblighi convenzionali, valutando di volta in volta se l’interesse pubblico sia meglio tutelato da forme di nazionalizzazione oppure dalla rinegoziazione dei contratti in essere in modo che siano meno sbilanciati a favore dei concessionari”.

INFRASTRUTTURE – Per il ministro “bisogna smettere di inseguire le emergenze e bisogna ricominciare a programmare gli interventi per evitare che eventi di questo genere vengano a determinarsi”. “Stiamo parlando – ha spiegato – di interventi pianificati e continui, un’azione che magari non ha grande visibilità, non accende dibattiti e non porta voti, come invece succede con cattedrali nel deserto tipo il Ponte sullo Stretto. Ma che aiuta gli italiani a vivere meglio, a viaggiare in comodità e soprattutto in sicurezza. Un’azione che, al tempo stesso, risolleva l’economia, genera tanti posti di lavoro e rende il Paese più competitivo”.

“A partire da settembre – ha poi annunciato – convocherò tutti i concessionari delle infrastrutture, chiedendo un programma dettagliato degli interventi di ordinaria e straordinaria manutenzione, con specifica quantificazione delle risorse destinate a realizzare un programma di riammodernamento delle infrastrutture. Ad esso dovranno essere corrisposte risorse adeguate agli utili che esse ricavano dalla gestione”. Inoltre, “disporrò il potenziamento del servizio ispettivo che opera presso il ministero, valutando anche il ripristino di quella Agenzia che avrebbe avuto una maggiore autonomia e che i governi precedenti non hanno voluto istituire, in modo da assicurare una rigorosa e puntuale vigilanza sull’operato dei concessionari e sul rispetto dei vincoli che la legge e le convenzioni pongono a loro carico”.

La “sciagura” di Genova, “ci impone di adottare nuove misure rispetto al passato”. In particolare, “dobbiamo allestire una banca dati, a livello centrale, che possa acquisire tutte le informazioni riguardanti lo stato e la manutenzione di tutte le nostre infrastrutture”. Per ogni infrastruttura, ha aggiunto, “dovremo avere certezza dell’intervento di manutenzione da ultimo adottato e di quelli programmati. Dovremo essere in condizione di poter operare tempestivamente nella segnalazione degli interventi di riammodernamento del nostro patrimonio infrastrutturale, graduandoli secondo un preciso ordine gerarchico di importanza e di urgenza”.