Tonino Di Ronza: La scenografia, una cornice sempre in evoluzione

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in foto "Uno nessuno e centomila", prove allestimento

L’occhio di Leone, ideato dall’artista Giuseppe Leone, è un osservatorio sull’arte visiva che, attraverso gli scritti di critici ed operatori culturali, vuole offrire una lettura di quel che accade nel mondo dell’arte avanzando proposte e svolgendo indagini e analisi di rilievo nazionale e internazionale.

La scenografia ha le sue origini nel teatro greco, dove già Sofocle ed Eschilo utilizzavano lo “skenè” (in greco tenda), un fondale ricavato da una delle pareti dello spogliatoio degli attori, spesso dipinto per riprodurre le ambientazioni del dramma che andava in scena in teatri a cielo aperto. La scenografia è un perno fondamentale per ogni produzione teatrale, cinematografica e televisiva dando una caratteristica ben precisa all’azione. Essa indica lo spazio scenico con cui tutti gli elementi devono confrontarsi. Tutto quello che appare nello spazio della scena, siano essi oggetti, arredi, fondali e luci, è scenografia! Lo stile di uno spettacolo, inoltre, viene specificato dalla relazione che nasce tra elementi e scenografia, quindi crea aspettative e suspense su come sarà lo spettacolo. Col professor Tonino Di Ronza, docente di scenografia dell’Accademia di Belle Arti di Napoli, conosceremo meglio tutto ciò e la nascita della Real Scuola di scenografia.

di Ilaria Sabatino

L’Accademia di Belle Arti di Napoli è stata la prima ad inserire, tra le materie di studio, la scenografia. Cos’è cambiato?
Bisogna fare un piccolo passo indietro ricordando la figura di Antonio Niccolini – scenografo e architetto vissuto tra la fine del 1700 e i primi cinquant’anni del 1800 – che ricoprì un ruolo centrale anche nell’Accademia di Belle Arti di Napoli, all’interno della quale nel 1817 fu alla guida della Reale Scuola di scenografia. Dal 1820 gli fu affidata la docenza di prospettiva e geometria pratica e infine, nel 1822, ne divenne direttore. In tale ruolo cercò di promuovere le produzioni artistiche locali, e a questo scopo offrì un contributo essenziale alla fondazione della Scuola degli artieri, una scuola elementare di disegno applicato alle arti meccaniche volta a migliorare la qualità dell’alto artigianato.
Pur essendo tra le arti figurative la più giovane tra le materie inserite nei programmi di studio delle Accademie, in duecento anni ha assunto un punto di riferimento per i giovani studenti desiderosi di apprendere le arti del palcoscenico. Da allora si sono alternati maestri di grande prestigio che attraverso la pratica nei teatri della nostra città offrivano un enorme contributo alla formazione degli allievi permettendo loro di continuare a tramandare l’antica arte. Se nel Novecento gli architetti erano i depositari dell’arte di fabbricare scene, da Franco Mancini a Tony Stefanucci degli anni ’60 da Antonio Capuano ad Aldo De Lorenzo fino ad oggi si può dire che la scuola di scenografia si è consolidata con i suoi professionisti all’interno dell’Istituzione di via Costantinopoli. Il cambiamento avviene e si manifesta con grande rapidità nel corso degli ultimi cinquant’anni, quando subentrarono esigenze tecniche legate all’impiego di materiali e strumenti tecnologici, dove lo scenografo dovrà continuamente attingere e tenere aggiornato l’interesse sempre più presente nell’opera creativa. Non trascurando le attività formative forti della componente pratica, mi riferisco a quelle laboratoriali, volli ed ottenni con determinazione la creazione di spazi preposti alla realizzazione di allestimenti scenici anche di grande complessità. Destinati alla sperimentazione e alla ricerca, con il risultato di poterne fare verifica nel nostro invidiato Teatro perché unico nelle Accademie italiane, questi spazi pongono la scuola di scenografia all’avanguardia sotto il profilo dell’offerta formativa per i vari indirizzi professionali.

Da insegnante e da scenografo come vede l’Accademia di oggi da quella di ieri. Rapportandoci anche al periodo che stiamo vivendo?
Guardavo qualche giorno fa, pubblicato su un sito web, un video realizzato negli anni ’70 sull’Accademia di Napoli dal film maker Mario Franco, anch’egli docente per tanti anni nell’Istituzione. Affermai istintivamente: Nostalgico – ma seppure fossero anni difficili per la società e per noi giovani studenti non potrò mai escludere dalla memoria l’energia e la voglia di conoscenza che esercitava su tutti noi quell’edificio. La frequenza era a tempo pieno e questo ci permetteva di vivere e condividere opinioni ed esperienze con i nostri Maestri, determinati a trasmettere il loro percorso artistico e fare proselitismo. Gli strumenti che disponevamo erano molto limitati a differenza di oggi, ma questo non frenava la voglia di realizzarsi per quanto ci fossero maggiori opportunità di lavoro per i più ostinati a continuare nelle attività artistiche. Sicuramente il numero degli allievi iscritti nelle discipline di indirizzo, oggi le presenze sono quadruplicate rispetto a quegli anni, ha contribuito negativamente sull’apprendimento, creando comparti slegati tra loro a svantaggio di una condivisione di pensiero e sulla interdisciplinarietà. Non è facile raccontare quel periodo, si sarebbe dovuto viverlo.
La situazione odierna ha contribuito ancora di più a creare disagio tra gli studenti e i docenti delle materie teorico pratiche. La didattica a distanza non favorisce la completa formazione perché manchevole di pratica laboratoriale basata su esperienze trasmesse nelle attività di palcoscenico con registi quali Renato Carpentieri, Carlo Cerciello, Luca De Filippo e artisti come Pamela Villoresi, Isa Danieli, Nunzia Schiano, Marcello Romolo, Tonino Taiuti e tanti altri. Ci auguriamo che tutto questo passi rapidamente e le porte del nostro Istituto si riaprano e vivano ancora stagioni importanti.

Cosa mi può dire dei suoi progetti futuri?

Intanto nell’immediato c’è ancora tanto da realizzare in Accademia anche se tra due anni raggiungerò il pensionamento, ho alcuni progetti in sospeso con i miei allievi e conto di realizzarli con il rientro alle attività. Dal Teatro Bellini, luogo in cui ho trascorso trent’anni di intenso lavoro come scenografo, ho ricevuto un incarico di docente nella scuola di formazione per attori ristabilendo un antico rapporto con i fratelli Russo e porterò a termine in questi giorni il progetto Le Supplici di Eschilo condiviso da tanti amici artisti frenato quest’anno dalla pandemia, un traguardo molto importante.

in foto Tonino Di Ronza
in foto “Le Finte gemelle”, scenografo Tonino Di Ronza