Topolino, 90 anni di trionfi cominciati con una sconfitta

143

di Massimo Cerrotta

Topolino, Mickey Mouse, il personaggio di fantasia più famoso, riconosciuto e redditizio al mondo, spegne novanta candeline. Un percorso a dir poco leggendario, il suo, costellato di successi straordinari e sperimentazioni mai viste prima, ma inaugurato, nondimeno, da una sonora batosta.
Torniamo allora indietro nel tempo. Stati Uniti, 1928: la Jazz Age è al suo culmine, il Volstead Act tenta invano di stroncare la vendita degli alcolici e la prosperità dei “ruggenti anni venti” si sta ormai spegnendo ed avviando verso la catastrofe della Grande Depressione. Walter Elias Disney è un giovane imprenditore nel campo dell’animazione, co-creatore, insieme al disegnatore Ub Iwerks, di Oswald the Lucky Rabbit, uno dei personaggi più apprezzati del periodo. Oswald era stato commissionato nel 1927 allo studio di Disney dal distributore Charles Mintz, il quale, resosi conto della sua crescente popolarità, ne assume i diritti e mette sotto contratto tutti gli animatori che lavorano per Walt. Quest’ultimo si ritrova quindi, da un giorno all’altro, privato della propria creatura e senza una squadra, eccezion fatta per Iwerks, l’unico a essergli rimasto fedele. Determinati a vendicare lo smacco subito e a salvare le sorti dello studio, i due elaborano, in gran segreto, un nuovo personaggio: Mickey Mouse, un topo antropomorfo allegro e sognatore, buono e coraggioso, furbo e determinato. Il suo esordio, tuttavia, non è dei migliori: i primi due corti, intitolati Plane Crazy e The Gallopin’ Gaucho, non impressionano il pubblico e non riescono a trovare una distribuzione. Disney, però, non si arrende; anzi, scommette addirittura al rialzo: l’enorme successo del primo lungometraggio sonoro, The Jazz Singer di Alan Crosland (1927), aveva difatti portato molte sale cinematografiche statunitensi a dotarsi di un’impianto audio, e così Walt decide di produrre ed offrire al pubblico il primo cartone animato con colonna sonora completamente sincronizzata. Tra il luglio e l’agosto del ’28 nasce così il corto Steamboat Willie, i cui disegni ed animazioni furono realizzati principalmente da Iwerks, mentre sulla paternità delle musiche regna ancora oggi dell’incertezza. Il primato della sincronizzazione sonora in campo animato viene tuttavia strappato da un corto della Van Beuren Studios, Dinner Time, che esordisce il 1º settembre del ’28 e viene distribuito il 14 ottobre, un mese prima di Steamboat Willie, che invece debutta il successivo 18 novembre allo Universal’s Colony Theatre di New York. Quello che accade dopo è, come si suol dire, storia: Steamboat Willie ottiene un successo strepitoso, dando così inizio ad una leggenda che continua ancora oggi, oramai novant’anni dopo che un distributore un po’ troppo avido decise di privare un visionario animatore della sua principale creazione.
A completamento di questo breve excursus, va detto anche che l’iniziale oggetto del contendere tra Disney e Mintz, il succitato Oswald the Lucky Rabbit, è, dal 2006, nuovamente di proprietà della Walt Disney Company. Insomma: se mai ci fu un caso di “battaglia persa e guerra vinta”, la storia di Topolino e Walt Disney ne è il più magistrale esempio.