Torre del Greco, le mani del clan su rifiuti ed edilizia: 7 arresti. Sequestrati immobili e conti correnti

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In foto Torre del Greco

Raccolta dei rifiuti solidi urbani e il recupero di un edificio del Comune, l’ex pescheria borbonica da adibire a comando di polizia municipale. Sono due degli appalti pubblici al centro di una indagine dei carabinieri che ha portato all’esecuzione di una misura cautelare a carico di 7 indagati per concorso esterno in associazione a delinquere di stampo mafioso e concorso in estorsione, con l’aggravante di averle commesse per finalità mafiose, avvalendosi della forza di intimidazione del clan. Dominus dell’infiltrazione mafiosa all’interno di appalti pubblici a Torre del Greco, nel Napoletano, è Ciro Vaccaro, 54 anni, ritenuto dagli inquirenti il collante tra le imprese, l’amministrazione pubblica e il clan. Per gli inquirenti esisteva un “sistema Vaccaro” che ha fatto sì che alcune gare pubbliche siano state gestite direttamente proprio dall’indagato con il placet della malavita locale, in particolare con elementi della criminalità organizzata Torrese sia del clan Di Gioia-Papale che del clan Falanga.
L’inchiesta prende le mosse dal lavoro svolto dalla Commissione d’accesso al Comune di Torre del Greco nel 2012, che aveva passato al setaccio tutti gli atti amministrativi e le gare espletate. La criminalità organizzata locale si era attivata per conoscere quanto veniva deliberato in sede comunale e sottoporre a estorsione le ditte che si aggiudicavano i lavori pubblici. All’inchiesta hanno collaborato anche alcuni pentiti, ma sono state soprattutto le attività tecniche ad accertare che tra le ditte vessate dalle cosche che c’era anche la Ego eco, una srl di Cassino vincitrice appunto dell’appalto per l’igiene urbana dopo un bando del marzo 2012. Una ditta che, indicano anche altre indagini, è legata a Ciro Vaccaro; proprio grazie all’intermediazione di quest’ultimo la Ego eco aveva assunto un affiliato ai Falanga, per esempio. Le richieste di ‘pizzo’ le portava a compimento Maurizio Garofalo, esponente di rilievo del clan Di Gioia-Papale, insieme alla moglie Franca Magliulo, e all’amante Raimonda Sorrentino, dalla quale aveva avuto anche un figlio. Ciro Vaccaro chiudeva accordi con imprenditori disposti a versare denaro al clan pur di aggiudicarsi una gara d’appalto del Comune o evitare e di avere danni al cantiere. “Un pensiero per tutti quanti”, diceva Vaccaro, come si sente in una intercettazioni ambientale. Proprio a carico di Vaccaro è stato emesso un decreto di sequestro preventivo d’urgenza del valore complessivo di 3 milioni di euro tra immobili e quote di società.