Tra crisi energetica e finanza speculativa. Ci vorrebbe il buon governo di una volta

Ancora una volta gli italiani sono chiamati a fare sacrifici, per l’ occasione particolarmente pesanti. Li chiama a recitare questo ennesimo atto di dolore non solo il governo nazionale, quanto anche la Eu. Chi però rende in buona parte superflui quegli appelli volti a salvare la patria e a evitare che l’ intera costruzione sovranazionale scricchioli pericolosamente è la materiale difficoltà a andare avanti già presente e che si farà sempre più sentire se non si va oltre i provvedimenti toppa. Si deve prendere atto con disappunto che in Italia si sta verificando con frequenza un tipo di situazione particolarmente frequente in agricoltura. La gente dei campi, credendosi esperta nell’arte venatoria per scienza infusa, spara per colpire la preda avvistata colpendo il più delle volte tutt’altro. Così sta succedendo che i propositi espressi in campagna elettorale da quella che vorrebbe essere l’attuale maggioranza che vuol proporsi a governare l’Italia, in realtà sta rivelando di essere orientata in tutt’altro modo. Tutto ciò in concomitanza dell’aggravarsi della questione dell’approvvigionamento di gas, che negli ultimi giorni ha mostrato il suo vero vulnus. Esso presumibilmente continuerà a condizionare ancora per un bel po’ la crisi energetica là dove, come in Italia, si sta esprimendo in maniera macroscopica. Si tratta dell’aspetto economico della vicenda. La disponibilità di gas sul pianeta basterà a soddisfare le esigenze dell’utenza globale ancora a lungo. Il problema che si è posto è si porrà senza, almeno per ora, possibilità di soluzione è la concentrazione dei giacimenti di quel combustibile in regioni oramai note del pianeta e solo là. Se si accetta, come ci si augura che avverrà, che l’economia di mercato sia destinata a rimanere una caratteristica propria di ogni paese che produca beni e servizi senza particolari condizionamenti, si dovrà prendere atto che essa ha le sue regole che non possono essere stravolte. Quando un sistema economico è caratterizzato da un numero ridotto di venditori, quindi di coloro che offrono un bene o un servizio, in teoria le cose vanno così. Quei venditori che si propongono per soddisfare oltre ai compratori del paese dove insistono, anche le esigenze di chi opera altrove, si comporteranno da oligopolisti quali effettivamente, mettendo in atto gli specifici comportamenti che il caso richiede. Esiste già l’Opec, l’ associazione di molti paesi estrattori di greggio, dotato di un comitato che fa il prezzo, quello che ciascun produttore applicherà alla propria clientela con scostamenti minimi. Ora la Eu sta cercando di posizionarsi in maniera speculare nei confronti di chi pretende di regolare in maniera autocratica il mercato del gas. Lo farebbe, la forma dubitativa è quella che più propriamente si adatta alla vicenda, stabilendo un tetto entro il quale debba oscillare il prezzo di acquisto di quel combustibile. Proprio su tale costruzione teorica sta creando attriti all’interno della Casa Comune. Per tentare di trarre una bozza di conclusione di quanto è stato fin qui considerato, ancora una volta si può affermare che tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare. Soprattutto che quel mare è popolato da squali che aspettano solo il momento opportuno per operare. Sono i protagonisti della finanza che aggiungono alla già discutibile sostanza del loro operare, anche il comportamento speculativo se non vessatorio. Dovrebbe ritornare in pista il buon vecchio regolatore naturale anche di questo tipo di attività: il buon governo. In un passato nemmeno troppo remoto lo ha fatto per diversi anni. Al momento però sembra si sia dato alla macchia. L’ augurio è che torni al pezzo al più presto, prima che sia troppo tardi. Come poche volte probabilmente è già successo nei tempi che furono, attualmente c’è una grande necessità della sua presenza in campo.