Tracciato l’identikit dei tumori, svolta nelle cure. Ricerca a trazione campana

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Ne hanno tracciato l’identikit scoprendo, per esempio, che quelli che sembrano buoni sono in realtà molto cattivi e, viceversa, che molti di quelli cattivi presentano degli aspetti positivi. Sono i gliomi diffusi, bestia nera dell’oncologia, le forme più comuni di cancro al cervello negli adulti. A svelarne i segreti è stato un maxi network internazionale guidato da Antonio Iavarone, scienziato beneventano da anni negli Usa in forze alla Columbia University di New York. Il lavoro, pubblicato sulla rivista ‘Cell’, è stato “gigantesco ma ha dato i suoi frutti”, assicura lo scienziato, autore della ricerca insieme al collega irpino Michele Ceccarelli, primo autore dello studio. Ceccarelli ha condotto presso il Biogem-Istituto di ricerche genetiche ‘G. Salvatore’ di Ariano Irpino molte delle analisi che hanno permesso di scoprire, attraverso un identikit molecolare, il vero “volto” dei gliomi. 
“Si tratta di tumori che prima all’occhio del microscopio non apparivano diversi dai loro ‘simili’ e che invece adesso, grazie al nostro studio, ci mostrano il vero volto a livello molecolare“, spiega dagli States Iavarone, professore di neurologia e patologia e biologia cellulare all’Institute for Cancer Genetics e membro dell’Herbert Irving Comprehensive Cancer Center al NewYork-Presbyterian/Columbia University Medical Center. “È così – prosegue – che abbiamo scoperto due inaspettati sottogruppi di gliomi che nessuno conosceva e che si comportano diversamente da come si pensava. Un sottogruppo è oggi classificato all’interno di una categoria ritenuta generalmente a prognosi più favorevole e si è rivelato essere invece ben più aggressivo. Percorso esattamente inverso per l’altro sottogruppo: ad oggi catalogato in una classe di gliomi molto cattivi a prognosi infausta, ci ha rivelato un lato migliore, caratteristiche simili a quelle di un tumore benigno che si sviluppa nel cervello dei bambini“. Ognuno di questi sottogruppi di gliomi ‘inediti’ è presente rispettivamente nel 6% dei pazienti. “Osservando la composizione molecolare di questi tumori, ora abbiamo un modo molto più preciso di prevedere quali hanno maggiori probabilità di crescita. Su questa base, sarà possibile prescrivere trattamenti su misura per il singolo paziente“, spiega Iavarone.
Analizzati più di mille campioni 
Il rischio di un’interpretazione non corretta della patologia è quello di curare meno o di eccedere con terapie inutilmente tossiche. Avere invece in mano una sorta di carta d’identità molecolare senza segreti di ogni tipologia di tumore (i tempi con cui evolve, la sua aggressività) “è il punto di partenza per poter garantire ai malati terapie sempre più mirate e sperare di poter incidere sulla loro sopravvivenza“. Questa scoperta “rivoluziona di fatto il modo attuale di classificare le famiglie di gliomi e ha immediati risvolti clinici per i malati“, aggiunge Iavarone che è il co-autore senior della ricerca. Per raggiungere l’obiettivo la squadra di scienziati ha passato in rassegna il più alto numero di tumori del cervello mai raggiunto finora: i campioni di 1.122 gliomi umani provenienti dal super progetto statunitense ‘The Cancer Genome Atlas’. Sono stati coinvolti circa 300 esperti attivi in istituti di diverse parti del mondo, dal Qatar agli Stati Uniti. Nella lista è presente anche il Biogem-Istituto di ricerche genetiche ‘G. Salvatore’ di Ariano Irpino. La prima scoperta riguarda la famiglia di gliomi che presentano il gene IDH1 mutato. Gli esperti hanno osservato che in questi casi il miglior indice prognostico in grado di prevederne l’aggressività è lo stato di metilazione del Dna: quelli con un alto grado di metilazione crescono più lentamente, mentre gli altri diventano velocemente aggressivi.