Tracollo Pd, e ora?

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Roma, 25 giu. (AdnKronos) – Ricostruire “un campo progressista” con un “Partito democratico rinnovato al centro” oppure “ripensare tutto” superando il Pd? Gli esponenti dem tirano le somme all’indomani della pesante sconfitta subita ai ballottaggi delle amministrative. Il Toscana ed Emilia Romagna, espugnate inesorabilmente dal centrodestra, ha acceso un dibattito interno sul futuro del Partito Democratico. Se da un lato l’ex ministro Carlo Calenda rilancia la proposta di un ‘Fronte repubblicano’ per “andare oltre il Pd”, il segretario reggente Maurizio Martina si schiera a favore del partito ammettendo però la necessità di un “ripensamento collettivo”.

“Navigazione a vista sta portando il centrosinistra all’irrilevanza proprio quando l’Italia ne avrebbe più bisogno”, scrive Calenda su Twitter, invitando a “ripensare tutto: linguaggio, idee, persone, organizzazione. Allargare e coinvolgere su una nuovo manifesto. Andare oltre Pd. Subito!”. “Sono d’accordo sul ripensamento complessivo, abbiamo tanto da cambiare nei linguaggi e nelle idee ma non sono d’accordo sul superamento del Pd”, replica Martina a Radio Capital, proponendo la “ricostruzione di un campo progressista, democratico di centrosinistra con un Partito democratico rinnovato al centro”. “Dobbiamo metterci al lavoro per cambiare tanto di noi – aggiunge – Dobbiamo costruire risposte nuove”.

Esclude il fronte repubblicano anche l’ex ministro Andrea Orlando. “E’ una delle formule di cui parleremo al congresso – puntualizza ai microfoni di Radio Anch’io – ma questo non è il momento di parlare di formulette”. “Sicuramente si è intaccato qualcosa nel rapporto col territorio – aggiunge – ci sono risultati positivi imprevisti come Roma e Brindisi, ma impressiona la vittoria della destra nelle regioni rosse. Ci sono gli elementi per una riflessione molto seria e l’apertura di una fase costituente”. Per Orlando, al Pd “serve anche un nuovo vocabolario, bisogna rivedere l’impianto teorico: non si tratta di organigrammi o figurine. Bisogna parlare di condizioni materiali delle persone, dello spaesamento per i cambiamenti sociali, di scuola e sanità, e non di fronte repubblicano”.

Secondo Nicola Zingaretti, invece, “un ciclo storico si è chiuso”. “In questi anni non ci sono sfuggiti i dettagli ma il quadro di insieme. C’è un lavoro collettivo da realizzare. Deve partire subito e coinvolgere non solo il Pd”, scrive su Facebook il presidente della Regione Lazio, secondo cui “vanno ridefiniti un pensiero strategico, la nostra collocazione politica, le forme del partito e il suo rapporto con gli umori più profondi della società italiana, l’organizzazione della partecipazione e della rappresentanza nella democrazia”. “È il momento del coraggio, della verità e della responsabilità”, conclude Zingaretti.

E’ necessario un profondo cambiamento del partito anche per Roberto Giachetti. “In un momento difficile come questo penso che dobbiamo dare stabilità al Partito Democratico eleggendo una nuova classe dirigente che lo conduca e lo rilanci con una nuova linea politica – commenta Giachetti ad Agorà Estate, in diretta su Rai3 – Pensare di sterilizzare la condizione del Partito Democratico fino alle europee non aiuta”. “Io penso che dobbiamo innanzitutto compiere il progetto del Partito Democratico, che è partito ma si è un po’ smarrito”, ragiona l’esponente dem.

Anna Ascani, invece, invita i colleghi ad una riflessione collettiva. “Considerato che la campagna per i ballottaggi l’abbiamo fatta ovunque con Veltroni-Gentiloni-Calenda-Martina mi pare evidente che è anche stavolta è tutta colpa di Renzi. No? – scrive ironica su Twitter – Forse è ora di archiviare certe stupidaggini e fare un congresso. Chi vince guida chi perde dà una mano”. Difende l’ex segretario Pd Matteo Renzi anche il capogruppo dem a Palazzo Madama Andrea Marcucci: “Il voto amministrativo se non altro ha sgombrato il campo dal ruolo e dalle responsabilità di Matteo Renzi. Il 24 giugno il Pd ha perso anche senza Matteo Renzi”.

“Che cosa succederà al prossimo giro, quando le promesse di Salvini e Di Maio si dimostreranno per quello che sono, ovvero dei sogni irrealizzabili? – si chiede Marcucci su Facebook – Ecco il Pd dovrà essere pronto, con il suo progetto concreto, responsabile, rivolto al futuro e non al passato remoto. Lo dovrà fare con nuove soluzioni, con la concretezza di chi nei prossimi anni vorrà tornare a vincere, a Roma come nei Comuni, senza indulgere nei riti purificatori dell’opposizione e coltivando impotenti vocazioni minoritarie”, conclude Marcucci.