Tragedia del bus, dalla superperizia nuova tegola per Autostrade per l’Italia

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Dopo la tragedia del ponte Morandi a Genova, anche ad Avellino, nell’ambito del processo sulla tragedia del bus precipitato da un viadotto dell’A16 (40 morti) il 28 luglio del 2013, si punta il dito contro una presunta mancata manutenzione da parte di Autostrade per l’Italia. Lo riportano organi di stampa. Secondo un superperito del Tribunale irpino, Felice Giuliani, chiamato in causa per fare luce sulla tragedia del bus avvenuta cinque anni fa, l’impatto del bus (senza freni e senza revisione) sulle barriere laterali del viadotto Acqualonga fu di striscio e a una velocità più bassa (89 chilometri orari) di quella finora stimata (92 chilometri orari). Le barriere, in sostanza, secondo il superperito, avrebbero potuto reggere il colpo se i perni utilizzati per tenerli ancorati a terra – i tirafondi – non fossero stati corrosi dal sale che, in quella zona dell’autostrada, viene utilizzato d’inverno per fronteggiare neve e ghiaccio. Nel processo i vertici di Autostrade per l’Italia e il proprietario del bus sono accusati di disastro colposo e omicidio plurimo e buona parte delle famiglie delle vittime, quasi tutte di Pozzuoli (Napoli), sono già state risarcite. Il 27 dicembre del 2015 il giudice rinviò a giudizio, complessivamente 15 persone. La presunta mancata manutenzione, comunque, sarà oggetto di un contraddittorio a cui saranno presenti i periti di Autostrade per l’Italia tra cui figurano anche ingegneri ed esperti del Politecnico di Milano. Il superperito, però, sostiene che le barriere avrebbero retto se fossero state tenute sotto adeguata manutenzione. La perizia depositata ieri, chiesta dal giudice Luigi Buono, si va ad aggiungere a quelle dei periti della Procura, e di Autostrade per l’Italia che sostiene, tra l’altro, di essere stata sprovvista di sufficiente esperienza circa le reazioni degli ancoraggi all’azione di una determinata tipologia di agenti esterni.