Tre domande ad un gallerista: Giuseppe Compare di Shazar Gallery

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L’Occhio di Leone, ideato dall’artista Giuseppe Leone, è un osservatorio sull’arte visiva che, attraverso gli scritti di critici ed operatori culturali, vuole offrire una lettura di quel che accade nel mondo dell’arte avanzando proposte e svolgendo indagini e analisi di rilievo nazionale e internazionale.

Di Azzurra Immediato

In queste settimane L’Occhio di Leone ha incontrato diversi artisti, fotografi, pittori, scultori – e molti altri ne sta incontrando per voi – delineando una visione ampia sullo stato dell’arte in generale, che possa orientare il presente ma anche il futuro attraverso lo sguardo privilegiato che solo gli artisti posseggono. Tuttavia, il momento storico che stiamo attraversando è unico – ci auguriamo – ma certamente ha posto la nostra percezione esistenziale dinanzi a dubbi, quesiti, scoperte. Abbiamo deciso di attraversare questo tempo conoscendo anche il punto di vista dei galleristi, figure centrali del Sistema Arte. A dare inizio a tale riflessione è Giuseppe Compare, gallerista napoletano, titolare della Shazar Gallery, luogo sorprendente nel centro storico di Napoli.

Che cos’è l’arte per un gallerista e come è nata la Shazar Gallery?
Posso dare solo una risposta molto personale a questa domanda: poiché ho deciso di fare delle mie passioni la mia professione. Viene spontaneo dire che l’arte è in un modo o nell’altro il centro intorno a cui ruota la mia esistenza. Se invece vogliamo essere un poco più astratti e filosofici dovrei dire che l’arte – tutta l’arte! –  è la dimostrazione che la vita da sola non è abbastanza per noi esseri umani. A differenza di tutte le altre specie viventi, che sono state dotate dalla natura di un apparato di istinti completo, che basta a se stesso, per noi è diverso: perciò, pensare e creare è necessario e soddisfacente allo stesso modo.

Capisci bene che non potevo fare l’economista, anche se l’arte con l’economia in generale, e con la finanza in particolare (almeno ad altissimo livello) c’entra molto. E quando tutto questo maturò nella mia testa nacque quella che allora si chiamava Il ritrovo di Rob Shazar. Era il 2001, le Torri crollavano e quel giorno montavo la prima installazione, per l’opening della galleria.

Il 2020 ha portato enormi stravolgimenti nel sistema dell’arte: iniziato con la ArteFiera Bologna ed Arco di Madrid, dove la Shazar Gallery è stata protagonista, è stato poi travolto dalla furia del Covid 19. Come è cambiato e come cambieranno gli scenari per le gallerie e l’arte in generale? In che modo Shazar Gallery risponde a questa ‘nuova realtà’?
È molto presto per rispondere a queste domande, soprattutto in termini di scenari: diciamo che forse la pandemia tenderà ad accelerare dei cambiamenti che comunque erano già in atto. La trasformazione del modello di galleria, il passaggio alle piattaforme online erano tutti processi in corso che il Covid19 sta  spingendo. Piuttosto, il vero problema riguarderà le fiere e l’approccio del pubblico agli eventi live. Ma son tutti aspetti che si riveleranno lentamente nel corso dei prossimi mesi. Certo è che il modo in cui viviamo noi addetti ai lavori (ovviamente chi più, chi meno, a seconda degli impegni e della mole degli spostamenti) è davvero schizofrenico: da una lato ci lamentiamo che siamo sempre di corsa, dall’altro ci sentiamo persi stando chiusi dentro. Se ci fosse un ritorno ad una dimensione più intima all’opera, anche nel flusso di entrata nelle gallerie sarebbe una cosa positiva. Diciamoci la verità, negli ultimi anni a parte gli opening non si è vista tanta gente nelle gallerie, a differenza che nelle fiere… chissà che qualcosa cambi.

Ovviamente, la chiusura della galleria mi ha spinto a trovare soluzioni alternative: la prima delle quali è stata incrementare la visibilità online. La galleria era già presente sulla piattaforma Artsy e dall’inizio di marzo anche su Artland. In questi due mesi sono state lanciate: una personale su Artsy di Lello Lopez e i suoi ‘Paesaggi morali’, mentre su Artland è in corso ‘RiMembra’ di Monica Biancardi. E proprio in questi giorni parte una Viewing room su Artland dedicata all’artista iraniana Saghar Daeiri, un’anteprima della personale che avremmo dovuto aprire in galleria e che è rimandata fino a quando non sarà possibile. Si tenga conto che Saghar è bloccata a Theran e l’altro blocco di opere è a Istanbul, dove l’artista vive e ha lo studio.

Invece, non so se quest’anno ci sarà la Summer exhibition, un autentico debordare del format galleria che ho messo a punto, ed ha raccolto tanto entusiasmo, l’anno scorso: non solo la galleria, ma opere ed installazioni nel cortile, in tutti gli appartamenti del palazzo del ‘700 e tutti i negozi di via Pasquale Scura, con 26 artisti (anche non della galleria) e 70 opere diffuse sul territorio. La vedo dura con le regole di distanziamento sociale cui siamo tutti sottoposti…

Come nasce e cresce un rapporto tra la tua galleria e gli artisti, quale è il tuo rapporto con loro? Cosa consiglieresti ad un artista per entrare in contatto con una galleria e con la Shazar Gallery?
È un rapporto molto stretto quello che ho con gli artisti. Anche qui tendo, finché  possibile, di tenere a bada il mio lato razionale. Infatti, il rapporto tra artista e gallerista somiglia molto alla relazione di debito/credito che si instaura, mettiamo, tra una banca e il debitore. Una vera relazione deve mirare al lungo termine, ad un rapporto di reciproca fiducia e di reciproca soddisfazione. Spesso, nonostante l’impegno, non sempre succede. Però devo dire che sono stato abbastanza fortunato.

Scelgo un artista per come pensa, per la sua visione del mondo, per la capacità che ha di mostrare e parlare del suo lavoro: che si esprima con un mezzo o un altro non fa molta differenza, anzi spesso tendo a preferire quelli che utilizzano contemporaneamente più media e che sono in grado di esprimere un’idea con più forme contemporaneamente.

E quindi credo di aver risposto anche a cosa debba fare un artista per far sì che mi interessi al suo lavoro…

Il mondo non cambierà, il mondo è già cambiato. Ciò che è necessario comprendere, come suggerisce Giuseppe Compare, è la necessità di saper cogliere, nel mutamento, nuove possibilità, nuove spinte. La passione agita il mercato, ma i galleristi lo sanno, senza passione non v’è arte e, nonostante, all’arte non si affidi la giusta importanza, i galleristi sanno anche quanto capitale le opere artistiche sanno muovere, generare, nonostante le difficoltà burocratiche e, soprattutto, le difficoltà di concetto. Troppe persone, ad iniziare dai governi, credono, errando, che l’arte sia un hobby per l’artista ed un passatempo per gli operatori culturali. Mai errore è stato così madornale. Da quando è iniziata l’emergenza Corona virus che ha portato alla quarantena, tutti, indistintamente, si sono affidati all’arte per la propria sopravvivenza mentale e spirituale: dalla lettura, alla musica, al cinema, alle mostre online sino al mettersi in gioco personalmente tramite le molte calls nate sui social. Oggi è il momento di lavorare per il dopo, perché il futuro inizia qui. Se in agenda, come molti altri invitati da tutta Italia, per il mese di giugno avevamo segnato la Summer Exhibition della Shazar Gallery in Pasquale Scura 8, oggi sappiamo che quella data avrà una nuova veste e di questo siamo certi: il futuro deve iniziare dall’Arte.

Credits:

Giuseppe Compare, The Phair 2019, Torino
Viewing room di Saghar Daeiri su Artland
Shazar Gallery:  Summer exhibition 2019 ©Danilo Donzelli

in foto Giuseppe Compare