Trema la terra, nel vero senso del verbo e anche in quello figurato

Anche il secondo quarto del secolo, come del resto aveva già fatto il primo, sta riservando, seppure ancora all’inizio, molte sorprese all’umanità, quasi sempre sgradite. Ieri parte dell’America Latina e, in senso figurato, il resto del mondo, sono stati devastati, chi per un verso, chi per un altro, dalle due forti scosse di terremoto che hanno avuto l’epicentro in Venezuela. La magnitudo dei fenomeni è stata talmente potente che ancora oggi, il giorno dopo, gli specialisti non riescono ad abbozzare né il probabile numero delle vittime né l’ammontare dei danni patrimoniali subiti. In tal modo Caracas non può al momento fare altro che constatare con grande amarezza che quanto era stato fatto per quella terra e i suoi abitanti negli ultimi sei mesi era andato perduto in maniera irrimediabile.

I fatti. All’inizio del nuovo anno, con una mossa a sorpresa ma neanche tanto, Donald Trump aveva rovesciato il presidente/dittatore di quello Stato, Nicolás Maduro, e lo aveva fatto imprigionare, insieme alla consorte, in un supercarcere degli Stati Uniti. Al suo posto era stata collocata immediatamente, anche se ad interim, Delcy Rodríguez, apostola di Trump di indiscussa fedeltà. Gli USA, per bocca del “Biondo della Casa Bianca”, hanno fatto sapere ufficialmente che saranno sponsor della ricostruzione e dell’organizzazione del nuovo Venezuela. In tal modo prepareranno il terreno su cui far sorgere l’ennesima “repubblica delle banane”.

C’è da aggiungere una chiosa per adeguare il tiro. Gli USA sono attualmente impegnati su più tavoli da gioco del Casinò — con l’accento sulla “o” — che è prossimo a diventare il mondo. A questo punto è necessario aggiungere che, di norma, è il banco che si pone contro più giocatori, non viceversa.

Non dovrebbe sfuggire a Donald Trump, senza né Mac né frontiere, quindi non edibile anche perché dal gusto oltremodo sgradevole, sta conducendo più guerre senza quartiere in quasi tutte le contrade del mondo al solo scopo di sottomettere le popolazioni che vivono entro i confini delle stesse. È evidente che il suo è delirio di potere che non affonda le sue radici in un posto diverso da quello dove cresce a dismisura la megalomania.

Ha dichiarato quella stessa brutta copia di un capo di Stato che l’Europa e i Paesi che la compongono, l’Italia in testa, non possono essere considerati amici fedeli, non avendolo assecondato de plano nelle sue scorribande di fuoco nel mondo.

Se al presidente degli USA dovesse riuscire la conquista di Caracas, non sarebbe solo la democrazia della stessa a avere i giorni contati: tutto il Sudamerica, compresa Cuba e le altre isole caraibiche, si troverebbero in breve a doversi confrontare con il despota a stelle e strisce.

L’estate sarà decisiva per conoscere le ulteriori velleità di Trump e di quanti gli danno man forte. Anche per tali motivi, l’estate appena iniziata sarà molto calda, anzi torrida, senza alcuna certezza di poterne cogliere i frutti, in una situazione normale più che appetibili.