Tria prova a rassicurare i mercati, intanto il paese soffre e la casta trema

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in foto Giovanni Tria

Primo imperativo: rassicurare i mercati. Ma sarebbe meglio dire, la grande finanza, la stessa che – c’è poco da storcere il naso – ci presta, come Stato, attraverso l’acquisto dei Btp, l’“argent de poche” per poter fare la spesa quotidiana. Poi, tutto il resto.
Certo, sul tavolo c’è sempre la questione dei migranti, che alimenta nuove frizioni con la vicina Francia, dopo il finto abbraccio di appena una settimana fa del premier transalpino Emmanuel Macron con il nostro Giuseppe Conte. Questione che – al di là dell’allarme sociale percepito dagli italiani – viene utilizzata (ma anche questo ci sta) dal governo giallo-verde sia per recuperare il ruolo che sembrava del tutto perso da comprimari, in Europa, con i soci, appunto, dell’Unione; e sia per strizzare l’occhio al proprio elettorato. Tanto meglio, poi, se la linea dura adottata dal ministro Matteo Salvini sta contribuendo a scoperchiare, quanto meno a rendere più evidente, anche il pentolone di interessi obliqui e scandalosi che poco o nulla hanno a che fare con il nobile sentimento umanitario della solidarietà e del soccorso dei naufraghi.
Dunque, alla riunione dell’Eurogruppo – dove peraltro è stata annunciata l’uscita della Grecia dal piano aiuti e l’alleggerimento del debito ellenico (per inciso, va ricordato che l’Italia non ha beneficiato del fondo salva-stati) – il ministro dell’Economia Giovanni Tria ha ribadito il concetto già espresso alla Camera in occasione della votazione della risoluzione presentata da Lega e M5S sul Def: l’euro non è in discussione, così come la necessità di dover ridurre il debito italiano.
E, tuttavia, lo spread tra Btp e Bund, che pure è sceso dalle vette di qualche settimana fa dei 300 e passa punti base in area 230, è ancora lontano dai valori ritenuti più o meno normali (area 170). Al punto che a margine dell’Eurogruppo il direttore generale del Fmi, Christine Lagarde, ha detto: “Non sappiamo ancora quale sia il set di misure economiche che l’Italia applicherà”, ma “per ora sentiamo dichiarazioni rassicuranti sulla disciplina di bilancio, di debito in calo” e “possiamo osservare che i mercati sono piuttosto nervosi, e ansiosi di avere una buona comprensione di quello che sarà il mix delle politiche italiane”.
Da aggiungere, inoltre, che per il momento il pericolo che potrebbe venire da un rialzo dei tassi della Bce, come pure è stato paventato in questi giorni, non si corre. Parlando, infatti, al forum delle banche centrali a Sintra, in Portogallo, il presidente della Bce Mario Draghi ha usato parole rassicuranti: la Banca centrale europea, ha detto, “rimarrà paziente nel determinare la tempistica del primo rialzo dei tassi, e adotteremo un approccio graduale nel regolare la politica monetaria”.
Ciò detto, restano i problemi domestici legati soprattutto alla crescita e all’occupazione. L’Istat, infatti, ci ricorda che la spesa media delle famiglie (2.564 euro al mese) segna +1,6% ed è in crescita nel 2017 rispetto all’ anno prima, ma è ancora sotto i livelli del 2011 (2.640 euro). E ci ricorda pure – ahinoi – che sono in aumento le diseguaglianze, che cioè il Nord Ovest spende di più, quasi 900 euro in più rispetto alle Isole. Non solo, nel 2017 è anche calata la spesa media mensile delle famiglie che consumano di meno: -5% per le famiglie con i minori consumi. E ci ricorda, sempre l’Istat, che sono intanto aumentate le colf e le badanti italiane (sono 232.563, in aumento del 6,9% rispetto ai 217.536 del 2016). Così come l’80,1% dei nuovi contratti è a termine, in forte aumento rispetto al 77,6% registrato nel primo trimestre del 2017.
Il che, forse, ci fa anche meglio comprendere l’analisi del recente voto italiano fatta dal Wall Street Journal, secondo cui, se il presidente Donald Trump è stato eletto grazie soprattutto al sostegno degli elettori più anziani, in Italia i Cinque Stelle hanno potuto contare soprattutto sull’appoggio dell’elettorato più giovane. Per l’esattezza, di più della metà degli under 35, del 53%. Trarre conclusioni, ovviamente, non è difficile.
Per concludere, le agenzie hanno anticipato che l’Espresso pubblicherà a breve la nuova inchiesta Panama Papers, con i nomi e i casi più rilevanti per il nostro paese, mettendo in luce tesori offshore di valore imponente, da 1,5 fino a 10 miliardi di dollari americani, e una serie di società cassaforte collegate a partiti politici italiani. Avete letto bene, ai signori della casta che oggi si lamentano del populismo imperante.

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