Tribunale di Roma, Caldoro ascoltato sull’inchiesta P3: non conosco i mandanti

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Secondo me, questa vicenda non nasce all’interno del Popolo delle Libertà“. Così ha detto l’ex presidente della Regione Campania, Stefano Caldoro, nel corso della sua testimonianza davanti ai giudici della IX sezione penale del tribunale di Roma, nell’ambito del processo contro la cosiddetta P3, in merito al falso “dossier” a suo carico pubblicato sul web. “Continuo a domandarmi quali siano stati i mandanti di quell’operazione – ha spiegato poi Caldoro fuori dall’aula – I rapporti tra me e Cosentino sono stati sempre molto difficili, ma solo dal punto di vista politico. Quando il caso esplose la sua candidatura alla Regione era già tramontata e io ero il candidato in pectore“. La vicenda, un filone dell’inchiesta sulla P3 per la quale sono accusati di diffamazione l’ex sottosegretario all’Economia Nicola Cosentino, l’ex assessore regionale Ernesto Sica, l’imprenditore Flavio Carboni, Arcangelo Martino, ex assessore comunale di Napoli e l’ex giudice tributario Pasquale Lombardi. L’episodio risale al 2010, al periodo in cui Caldoro stava per esser candidato alla presidenza della Regione Campania. L’ex governatore ha detto in aula di aver appreso dell’esistenza del falso dossier dal senatore Denis Verdini. “Ricordo – ha spiegato Caldoro – che Verdini aveva delle carte ne suo ufficio e mi parlò di uno scandalo di carattere sessuale simile a quello che aveva coinvolto Marrazzo. Gli dissi di stare tranquillo, che erano fesserie. Verdini mi rispose che mi credeva ma che doveva comunque informare il presidente Berlusconi“. Sull’incontro avuto con l’ex coordinatore Pdl, Caldoro afferma: “Non mi disse da chi aveva avuto il dossier e io non feci domande perché non volevo trasmettergli alcuna preoccupazione”. Successivamente, prosegue l’ex presidente della Regione, “il mio ufficio stampa fu contattato telefonicamente da alcuni giornalisti e presentai una denuncia alle forze dell’ordine. La pubblicazione di una notizia del genere sulla stampa avrebbe provocato certamente il ritiro della mia candidatura“.