Truffe assicurative, caro polizze e dilagare delle targhe straniere: una denuncia dello studio Vizzino

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in foto contrassegni assicurativi (da Imagoeconomica)

“Truffe assicurative e caro polizze, analisi delle principali frodi nel settore della Rca e del loro impatto sull’aumento dei premi, elaborazione di strategie ed inziative da introdurre a tutela della collettività”: è il titolo dell’atto di denuncia dello studio legale associato Vizzino (avvocati Riccardo Vizzino, Antonella D’Alto, Emma Vizzino, Lucia Marino, Giovanni Scala, Gianmarco Saporiti) e Adriano J. Spagnuolo Vigorita (giurista, saggista, abilitato all’avvocatura)

 Le polizze Rc auto sono sempre più care: i dati mostrano come i cittadini italiani siano tra quelli a pagare i premi più alti in Europa.
Si pensi che negli ultimi 12 mesi il premio assicurativo medio delle automobili in Italia ha subito un’impennata di oltre il 27% arrivando a superare i 600 euro all’anno a fine 2023.
Certamente, molteplici sono le cause che incidono sull’andamento dei premi assicurativi, ma un ruolo decisivo giocano le truffe assicurative soprattutto nel settore della rc Auto.

 Occorre considerare che in Italia il business assicurativo è di sovente caratterizzato dal dilagante e preoccupante fenomeno delle frodi assicurative, ancora oggi non controllato e che nonostante i numerosi interventi legislativi tesi a tutelare le compagnie assicurative costringe in primis quest’ultime ad aumentare le tariffe e a bloccare gli sconti promozionali anche per i clienti più virtuosi.

È corretto, dunque, ritenere che le frodi rappresentino un danno per la intera collettività di guisa che diventa fondamentale monitorarne il fenomeno, comprenderne la genesi e le modalità di consumazione, onde individuare opportune azioni per contrastarle nell’interesse dei cittadini che a causa di essere subiscono un danno economico non trascurabile.
L’adesione delle istituzioni dimostra le che stesse prendono sempre maggiore coscienza del problema e mostrano grande propensione ad elaborare soluzioni per contenere i danni a tutela dei cittadini, ma sullo sfondo dei vari “cantieri” sembra costantemente regnare quella cartina geografica, conosciuta attraverso la produzione di analisi, cifre e proiezioni, che suddivide le regioni italiane in zone più o meno fraudolente, riconoscendo il primato alla regione Campania.
Ci troviamo, dunque, di fronte ad una piaga sociale, la cui soluzione non può che partire dalla capacità di valutare le cause, il peso sociale ed economico, di ingiustificati livelli di incidentalità in talune aree al fine di elaborare strategie e programmare interventi che possano portare ad un contenimento dell’aumento delle tariffe.

Obiettivo, questo, cui dovrebbero mirare le compagnie di assicurazione ma ancor prima il legislatore attraverso norme che favoriscono il monitoraggio delle anomalie legate ai sinistri ed il contrasto degli attori delle frodi assicurative, tutelando così i cittadini virtuosi e l’intera collettività.

Dobbiamo l’attenzione sui modi in cui le truffe assicurative si manifestano, esaminando le fattispecie più ricorrenti ed impattanti e proponendo iniziative che possano contenere il fenomeno ed al contempo favorire gli onesti cittadini.
In modo particolare, dobbiamo  esaminare  le fattispecie relative ai sinistri con lesioni, ai sinistri che vedono il coinvolgimento di veicoli non assicurati  o circolanti con targhe estere, soprattutto bulgare e polacche.
Dovrà essere  data attenzione alle problematiche connesse alla frode assuntive, nonché alle crticità del processo civile e penale.
L’esame delle problematiche sottese liquidazione dei sinistri con lesioni personali imporrà di soffermarsi sulle fattispecie in cui a sostegno della pretesa risarcitoria sia prodotta documentazione medica incompleta o compiacente, o ancora proveniente da strutture illegittime e/o prive di autorizzazioni, i cosiddetti “Centri Fantasma”, la cui attività illecita da anni è monitorata dalle aree antifrode delle compagnie assicurative e che meritano specifiche riflessioni.

I “Centri Fantasma” sono molto spesso di strutture “di fortuna” che si occupano di attestare e certificare, mediante esami strumentali, sedicenti fratture o lesioni quasi sempre inesistenti, aggravate in maniera fittizia o comunque non supportate dall’intervento di medici specializzati in radiologia e pertanto del tutto inattendibili.

Ciò che tuttavia desta maggiore allarme è che i Centri diagnostici di che si tratta spesso operano in assoluta violazione delle norme amministrative e sanitarie ma anche, e soprattutto, in assenza, di tutte le autorizzazioni necessarie ai fini dell’installazione e dell’utilizzo di apparecchiature radianti.
È possibile affermare, dunque, che dietro le menzionate strutture potrebbe celarsi una vera e propria organizzazione finalizzata a frodare le Compagnie Assicurative, ma anche ad arrecare vulnus al buon andamento dell’Amministrazione della giustizia, attesa la produzione di falsi ideologici, con ulteriore ed innegabile pregiudizio alla collettività dei cittadini virtuosi.
Pertanto, il dilagante fenomeno dei cd. “Centri Fantasma” porta con sé l’esigenza di ricercare idonei strumenti volti a contenerne l’espansione e le ricadute negative delle loro attività sugli interessi non delle Compagnie Assicurative, ma anche dei cittadini.
Al fine di scardinare la problematica alla radice, diventa essenziale porre in essere azioni condivise ancora più incisive: certamente è doveroso, per chiunque si imbatta in simili fattispecie, procedere alle dovute denunce presso i competenti Consigli dei Medici per le opportune sanzioni disciplinari o per i relativi provvedimenti più severi, ma è altrettanto opportuno depositare una serie di esposti agli organi competenti, in particolare compulsare, per le dovute verifiche, il Nucleo Antisofisticazioni e Sanità dell’Arma dei Carabinieri, la Guardia di Finanza, la Agenzia delle Entrate, l’Ispettorato del Lavoro. Tutto ciò al fine di verificare il regolare possesso, in capo ai suddetti centri, delle certificazioni necessarie all’esercizio dell’attività, la regolarità fiscale, i requisiti del personale che presta la propria attività all’interno della struttura, l’effettiva sottoposizione a visita dei soggetti ai quali tale documentazione viene rilasciata.
Ancora, tenuto conto della particolare tipologia di attività esercitata, deve ritenersi che tali centri producano una considerevole quantità di rifiuti classificabili come speciali, di talché sarebbe opportuno accertare attraverso un esposto da depositare presso il Commissario di Governo per l’Emergenza Rifiuti, Bonifiche e Tutela delle acque nella Regione Campania, le modalità attraverso le quali tali rifiuti vengano smaltiti, ad evitare gravi danni all’ambiente circostante e, di conseguenza, alla salute.
Non possiamo non esaminare  i sinistri che vedono il coinvolgimento di veicoli privi di copertura assicurativa e soprattutto di automobili circolanti con targhe estere, soprattutto bulgare e polacche.

Certamente il fenomeno della non assicurazione è, talvolta, esso stesso conseguenza dell’aumento dei premi, ma al contempo l’elusione, da parte degli automobilisti, dell’obbligo di assicurarsi previsto dalla legge, aggrava la problematica del caro polizze.
Secondo le stime della Polizia di Stato, in Italia il 13% dei veicoli (circa 5 milioni di veicoli) risulta essere sprovvisto della polizza assicurativa per la RCA. Dato che risulta ancor più preoccupante se si considera che detta percentuale non ricomprende anche quei veicoli che, per varie ragioni, seppur immatricolati, non sono posti in circolazione poiché́ collocati in aree private.
Secondo gli ultimi dati dell’ANIA, l’Associazione Nazionale fra le Imprese Assicurative, il fenomeno della non assicurazione è rilevante soprattutto in alcune aree del Paese: per esempio, il 42% dei sinistri denunciati al Fondo vittime della strada avviene in Campania. Guardando i dati delle singole Regioni, si nota che la Campania è quella con la più alta incidenza di mezzi senza copertura, il 12,4% del totale circolante, seguita dalla Calabria (10,3%), dalla Sicilia (9,7%) e dal Lazio (8,5%).

A livello nazionale, l’evasione dell’obbligo di assicurazione RC Auto vale 1,271 miliardi di euro all’anno.
Il peso economico del suddetto comportamento contra legem, in realtà, viene a trasferirsi sulla intera collettività attraverso il Fondo di garanzia vittime della strada che interviene, per conto dei soggetti sprovvisti di assicurazione, anticipando e liquidando il risarcimento alla controparte che ha subito il danno. Non bisogna dimenticare che il Fondo di garanzia per le vittime della strada è instituito dalla Consap la quale, a sua volta, volta si finanzia con l’ausilio di un prelievo del 2,5 per cento su tutti i contratti Rc auto sottoscritti dagli automobilisti italiani. Tutti gli assicurati, dunque, contribuiscono alla formazione del Fondo di Garanzia versandovi una percentuale del proprio premio assicurativo. Ciò vuol dire che tutti i soggetti virtuosi sopportano, loro malgrado, i costi dei sinistri di chi illegittimamente circola e cagiona sinistri senza copertura assicurativa.
Nell’analizzare le fattispecie di evasione dell’obbligo di assicurarsi, più in particolare l’attenzione non può non fermarsi al fenomeno della circolazione delle automobili con targhe estere, soprattutto bulgare e polacche che oggi è decisamente allarmante.

Invero, tramite la cosiddetta estero-vestizione (si veste un veicolo italiano con targa straniera) vi sono automobilisti resisi assicurati con contratti dubbi rispetto alla data di copertura e alle garanzie per i danneggiati in sinistri stradali, ovvero, circolanti con veicoli non assicurati. Ancora, mediante tale escamotage è possibile non pagare il bollo (o il super bollo per le auto di lusso), evitare di effettuare la revisione, eludere il pagamento delle contravvenzioni al codice della strada. Il fenomeno così delineato, dunque, rappresenta un danno alla collettività, una potenziale truffa allo Stato ed al contempo può integrare ipotesi di evasione fiscale in piena regola circa la violazione della normativa sull’imposta sulle assicurazioni.
Inoltre, i dati dimostrano che sovente i veicoli con targa straniera risultano coinvolti in sinistri stradali fraudolenti a danno delle imprese assicurative e del Fondo di Garanzia per le Vittime della Strada.

Eppure, la legge italiana ha cercato a più riprese di ostacolare tali procedure, ma vi è stato un sovrapporsi di novità legislative ed eventi i cui effetti, probabilmente, non sono stati attentamente valutati. Dopo la stretta del DL 113/2018 (Decreto sicurezza), per adeguarsi alle norme europee, la legge europea 2019 (la n. 238/2021) ha modificato gli articoli 93, 94, 132 e 196 del Codice della strada ed è stato aggiunto l’articolo 93-bis. Allo stato, tutti gli autoveicoli, motoveicoli e rimorchi immatricolati all’estero che circolano in Italia devono essere iscritti al Reve (Registro Veicoli Esteri), così da ottenere l’immatricolazione italiana.

  • Un veicolo con targa estera non può circolare oltre l’anno su suolo italiano; inoltre, chi è residente in Italia da più di 90 giorni non può circolare con targa straniera sulle nostre strade. Se il conducente del veicolo immatricolato all’estero risiede in Italia, ma non è il proprietario del mezzo (perché, ad esempio, lo ha preso a noleggio a lungo termine, o con un contratto di leasing o di comodato), insieme ai documenti di circolazione rilasciati dallo Stato estero, deve portare con sé un documento sottoscritto dall’intestatario del veicolo dal quale risulti per quanto tempo e a che titolo lo sta utilizzando. In linea di principio, si è passati da un divieto di guidare sul territorio nazionale veicoli con targa estera per chi risieda in Italia da più di 60 giorni a un obbligo di immatricolare con targa italiana (articolo 93-bis) il proprio veicolo entro tre mesi.

Dopo una prima battuta di arresto, sono tornate a circolare numerose targhe straniere, soprattutto nel capoluogo partenopeo: molti cittadini, infatti, sono riusciti a trovare un ennesimo espediente con cui aggirare i vincoli legislativi. La chiave di tutto sta nel fatto che, nel nuovo regime, l’immatricolazione in Italia si può evitare se il conducente residente in Italia non coincide col proprietario (residente all’estero): in questo caso, si è in regola se si tiene a bordo un documento con data certa firmato dal proprietario, che indichi a che titolo e per quanto tempo il conducente può utilizzare il veicolo. Alcune aziende (soprattutto in Campania) hanno creato, dunque, delle società di leasing estere che rottamano l’auto in Italia e, dopo 10 giorni, consegnano targa e libretto provenienti da un altro Paese. Proprio il noleggio di queste auto, prima immatricolate in Italia, poi radiate per esportazione, quindi, reimmatricolate in un paese estero e rientrate in Italia per essere cedute in locazione, consente ai locatari di abbattere notevolmente i costi dell’assicurazione e di sottrarsi al pagamento della tassa di possesso e delle multe per violazioni al codice della strada. Altro stratagemma, utilizzato da stranieri che hanno ottenuto la residenza in Italia, consiste nell’intestare il veicolo ad un parente che ancora vive nel paese di origine per evitare la disciplina italiana (fiscale, assicurativa…).

Il fenomeno della circolazione illegittima delle targhe straniere è una immane truffa che si fa contro gli interessi nazionali dello Stato italiano. Tuttavia, il danno ed il peso economico di siffatte operazioni, a ben vedere, gravano sulla intera collettività. La targa estera porta con sé il fatto che la polizza assicurativa è rilasciata nel Paese di immatricolazione: saltano quindi l’aliquota sui premi RC Auto del 2,5%, in favore della Consap, il contributo al Servizio sanitario nazionale (aliquota del 10%) e l’imposta sulle assicurazioni che a Napoli è pari al 16%. Tali costi sono dovuti sulle polizze Rc auto emesse dalle imprese assicurative in Italia.

Sempre sul fronte assicurativo, si acutizza il problema delle compagnie estere (in particolare di alcuni Paesi dell’Est Europa), che a volte non risarciscono i danni o lo fanno in modo tardivo o incompleto, aggravando il fabbisogno per pagare i sinistri nella singola provincia/area metropolitana.
Il risultato è che chi circola in Italia con la targa estera in modo non convenzionale risparmia anche sull’assicurazione, a spese della collettività nazionale. Infatti, i risarcimenti dovrebbero essere garantiti dall’Ufficio Centrale Italiano, che funziona grazie ai contributi pagati sulle polizze emesse in Italia. In verità, la procedura che coinvolge l’U.C.I. risulta particolarmente complessa e spesso si conclude con un diniego del risarcimento dovuto alla difficoltà di reperire la Compagnia estera di riferimento o al rifiuto di quest’ultima di risarcire il danno provocato, o ancora ai vizi dell’istruttoria che viene affidata ad una società terza nominata dalla Compagnia di assicurazione estera.

Ad una analisi più attenta, si comprende che la procedura di liquidazione del danno, in caso di incidente provocato da veicolo immatricolato all’estero, risulta affetta da molteplici criticità derivanti proprio dal fatto che l’UCI non ha mai istituito una procedura di incarico propria, restando la liquidazione del danno, di fatto, affidata a terze società e/o mandatarie della compagnia assicurativa estera. Tali enti, come dimostra l’evidenza empirica, non hanno né le capacità né gli strumenti per svolgere una adeguata istruttoria del sinistro: infatti, si tratta spesso di società multiservizi che non hanno alcuna specializzazione in materia o, in ogni caso, di società che non hanno alcuna esperienza sul campo e conoscenza del territorio.

Nel caso in cui il veicolo estero non sia assicurato, l’onere del risarcimento grava sul Fondo vittime della strada alla formazione del cui patrimonio contribuiscono tutti i cittadini virtuosi che pagano premi assicurativi.

Altro aspetto preoccupante della circolazione non convenzionale dei veicoli con targa straniera concerne il coinvolgimento di tali mezzi in sinistri fraudolenti.
Si pensi che, dai monitoraggi sul fenomeno, condotti dalle compagnie assicurative, è emerso che nel solo anno 2022 sono stati rubricati ben 4.484 sinistri con ricorrenza di targhe estere da tutta Europa. L’incidenza è maggiore nella regione Campania.

L’analisi di tali ricorrenze sinistrose ha consentito di individuare tre principali, ricorrenti, situazioni fraudolente, ovverosia:

  • legali dei danneggiati, le controparti ed i testimoni sarebbero spesso soggetti inesistenti, come risultato dalle verifiche anagrafiche effettuate tramite l’Agenzia delle Entrate.
  • Le targhe montate sui mezzi incidentati sarebbero false. In molti casi, infatti, si tratterebbe di targhe abbinate ad un differente veicolo, come emerso in seguito a verifiche di riscontro con i corrispettivi registri di targhe straniere. In altri casi si tratterebbe di targhe assolutamente inesistenti, o, ancora, di targhe abbinate a veicoli rubati (ovvero le targhe estere risulterebbero essere oggetto di furto).
  • Per le richieste risarcitorie verrebbe utilizzato sovente un medesimo veicolo sul quale verrebbero montate, però, targhe diverse. Uno stesso danno, in tal modo, viene liquidato più volte. Inoltre, il veicolo, in questo modo, sfugge al database gestito dall’Ivass.

Tale ultima tipologia di truffe è stata individuata dalle aree antifrode delle compagnie assicurative procedendo alla identificazione corretta del veicolo mediante rilevamento del numero di telaio, in caso di sinistri con denuncia di danni similari.

Ancora, negli ultimi tempi si è registrato un aumento delle richieste risarcitorie di veicoli con targhe provvisorie, utilizzate in maniera illegittima.

La portata del fenomeno ed i danni che ne derivano sembrano all’attualità sottostimati dalle Istituzioni e dalle imprese. Sarebbe pertanto opportuno iniziare, anche se in palese ritardo, a ricercare le evidenze empiriche sulla circolazione dei veicoli con targhe estere, rilevare i relativi dati numerici e conoscere le realtà fattuali sul tema della locazione o sublocazione di veicoli con targa straniera. L’esperienza maturata sollecita di ricercare soluzioni e chiedere un ulteriore intervento legislativo che consenta di superare le criticità emerse e i raggiri all’attuale normativa. Al contempo è necessario un lavoro sinergico delle compagnie assicurative, delle autorità penali, della amministrazione finanziaria e della guardia di finanza teso ad individuare e debellare il fenomeno delle intestazioni fittizie e delle locazioni in violazione della legge.

In tal senso, sarebbe quanto mai opportuno effettuare verifiche sul veicolo con targa estera presso il database del Registro Pubblico dei Veicoli Esteri (REVE) la qual cosa consentirebbe di conoscere il reale locatario del mezzo e la effettiva provenienza. Ancora, analogamente a quanto già avviene in caso di veicoli non assicurati, i Tribunali dovrebbero negare il risarcimento ai danneggiati che pongano in circolazione un veicolo con targa straniera con espedienti contra legem.

Altresì, proprio con riferimento alle richieste risarcitorie aventi ad oggetto sinistri con targa straniera, è necessario che le compagnie assicurative svolgano una istruttoria molto attenta e che, quanto meno in sede di perizia, si provveda alla corretta identificazione del veicolo, mediante rilevamento del numero di telaio. Ciò ad evitare il consumarsi di pericolose truffe e che il medesimo danno sia oggetto di plurime liquidazioni. Invero, il dato fondamentale per riscostruire la storia di un veicolo e verificare eventuali manomissioni, è rappresentato dal numero di telaio, che, tuttavia, ad oggi è difficile da censire e da estrarre.

In sede giudiziale, inoltre, diventa più che mai necessario verificare la legittimazione attiva del richiedente il risarcimento.

Si tratta di arginare un danno alla collettività, che richiede di superare inefficienze di sistema, al fine di ripristinare al più presto possibile la legalità e la tutela degli assicurati con contratti stipulati con imprese italiane.

Le fattispecie esaminate, che identificano soltanto alcuni dei modi mediante i quali si consumano le frodi, dimostrano quanto sia importante, anche e soprattutto ai fini del contenimento dei premi assicurativi,  implementare il monitoraggio delle anomalie legate ai sinistri ed il contrasto degli attori delle frodi assicurative con maggiori querele da parte degli assicuratori e, soprattutto, occorre una Giustizia che ponga argini alle conseguenze delle frodi sui cittadini virtuosi e sull’intera collettività.

In tale prospettiva diventa auspicabile, altresì, riflettere sulle criticità che caratterizzano il processo civile e soprattutto quello penale per frode assicurativa.

Invero, nelle aule della giustizia civile si assiste a massivi processi aventi ad oggetto incidenti fraudolenti con la partecipazione di un numero sempre maggiore di  organi giurisdizionali ed operatori del diritto compiacenti, il che continua a rendere sempre meno agevole la gestione dei sinistri.

In particolare, nella ragione Campania desta grande allarme il fenomeno dei falsi avvocati, vale a dire legali o sedicenti tali che operano in assenza di ius postulandi e di valida procura alle liti ovvero finanche in assenza di titolo abilitativo alla professione forense, percependo compensi per l’attività illegittimamente posta in essere.

L’evidenza di tali gravi violazioni rende opportuno adottare strategie efficaci a tutela certamente delle compagnie assicurative, ma anche della stessa Pubblica Amministrazione, dei singoli Ordini professionali, dei professionisti regolarmente iscritti ed ancor di più dei clienti che abbiano fatto affidamento sul titolo professionale mendacemente speso.

A tutela del giusto processo, dell’esercizio effettivo del diritto di difesa, oltre che della corretta gestione delle risorse e dei fondi delle assicurazioni, sarà importante   per le compagnie assicurative redigere protocolli ad hoc in cui confluiscono i dati di coloro che, nella qualità di legali o Consulenti, operino in maniera illegittima e/o fraudolenta.

Criticità riguardano anche il ruolo dei Consulenti del Giudice in quanto si registrano molto spesso violazioni concernenti le modalità di scelta, reclutamento e conferimento dell’incarico il che comporta senza dubbio la produzione di elaborati nulli prima che errati. In molti casi vi è una pericolosa non curanza del criterio di specializzazione nella scelta del Consulente, sia nell’ambito delle consulenze mediche (disciplinate dalla legge n. 24/2017 -cd. Gelli – Bianco) che di quelle tecniche, con evidente rischio di pericolose improvvisazioni lesive dei diritti del danneggiato..

Le evidenti falle del sistema hanno importato un ulteriore intervento legislativo: con la cd Riforma Cartabia (D.Lgs. 10 ottobre 2022 n.149 che ha integrato il Codice di procedura civile) il legislatore ha inteso valorizzare le competenze dei professionisti e introdurre importanti novità per i CTU tra cui la nascita dell’albo nazionale, la mobilità e l’introduzione delle sezioni specialistiche

Anche alla luce del recente intervento legislativo, diventa più che mai necessaria una più incisiva ed effettiva vigilanza sulle iscrizioni agli albi e sulle modalità di reclutamento dei Consulenti Tecnici di Ufficio.

Soprattutto, al fine di dare effettiva attuazione ai criteri di specializzazione previsti dal legislatore, occorre adoperarsi affinché si proceda ex novo alla formazione degli albi, con annullamento dei precedenti, peraltro obsoleti e non aggiornati.

Al contempo, occorre prevedere un intervento legislativo mirato a colmare le lacune in tema di incompatibilità /astensione dei Consulenti per garantirne la indipendenza e terzietà che in alcuni processi sono venute a mancare.

Importanti criticità caratterizzano anche il processo penale per frode assicurativa. Infatti, se è vero che numerosi sono i procedimenti iscritti, tuttavia è altrettanto innegabile che non sempre si riesce ad attuare una efficace e celere repressione del fenomeno nelle aule della giustizia penale, il che impone di individuare i limiti dell’attuale disciplina al fine di elaborare possibili ed efficaci soluzioni, specie con riferimento alla individuazione della competenza territoriale in relazione al reato di c.d. frode assicurativa previsto e punito dall’art. 642 c.p. In tale prospettiva sarebbe opportuno e doveroso promuovere un intervento legislativo volto radicare la competenza territoriale nel luogo di effettiva verificazione del sinistro. Ciò, comporterebbe importanti vantaggi, in quanto consentirebbe di promuovere la rapidità e al contempo l’efficienza del processo penale, valorizzando una risposta giudiziaria che garantisca una complessiva e maggiore efficacia dell’azione di contrasto al fenomeno delle frodi assicurative.

INIZIATIVE CHE SI INTENDE PROPORRE PER CONTRASTARE IL FENOMENO DELLE FRODI, CONTENERE IL CARO POLIZZE E TUTELARE GLI ASSICURATI

Al fine di creare le condizioni affinché l’intervento giurisdizionale sia in concreto efficace, tempestivo e incisivo, superando i problemi che compromettono soprattutto la efficienza del processo penale in relazione al reato di frode assicurativa, l’avv. Vizzino con Civicrazia espressamente formula invito alle istituzioni a valutare l’opportunità di

  • istituire una sezione specializzata in materia di truffe assicurative.
  • Altra iniziativa che si intende proporre è la possibilità di attribuire il danno al luogo in cui è stata stipulata la polizza, il che potrebbe rappresentare una importante misura di contrasto alle frodi assuntive. Queste ultime riguardano la fase genetica del contratto assicurativo e si realizzano allorché l’assicurando renda dichiarazioni false o reticenti, o produca documenti contraffatti per fornire all’assicuratore elementi errati per la corretta valutazione del rischio (misrepresentation) inducendola a contrarre a condizioni che altrimenti non avrebbe accettato ed usufruendo di premi assicurativi non commisurati al rischio della regione in cui il mezzo è destinato a circolare. In realtà, laddove i rischi venissero erroneamente sottovalutati, l’impresa di assicurazione incasserebbero premi per importi eccessivamente bassi che non basterebbero per sostenere gli oneri conseguenti agli indennizzi dovuti agli assicurati ovvero ai terzi danneggiati. In tale prospettiva si deve ravvisare, in un’ottica pubblicistica, la lesione, ad opera della condotta fraudolenta dell’assicurato, anche di un interesse collettivo sulla scorta della mutualità poste a fondamento del contratto di assicurazione con correlativa ripartizione del rischio tra gli assicurati
  • Inoltre, al fine di evitare pericolosissimi (oltreché dannosi) sotterfugi, tra cui l’immatricolazione dei veicoli all’estero, l’appello a medici compiacenti, e quant’altro, Civicrazia intende proporre una ulteriore e importante iniziativa tesa a premiare tanto gli assicurati più «fedeli» ed «onesti» (tali da intendersi coloro che rinnovano le polizze senza soluzione di continuità, pagando il relativo premio puntualmente) quanto coloro che si son resi protagonisti di pochi sinistri, mediante la istituzione di un bonus che consenta loro di non risentire oltremodo dei considerevoli aumenti cagionati da condotte fraudolente.

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