Truffe in aumento: la proposta di un Garante nazionale per la tutela dei cittadini

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(foto da Pixabay)

Il documento che pubblichiamo è stato presentato al presidente della Regione Campania. Autore: l’avvocato Riccardo Vizzino (responsabile nazionale di Civicrazia contro le truffe assicurative). Hanno collaborato il dott. Adriano Spagnuolo Vigorita e la dott.ssa Chiarolanza Flavia

Cosa sta succedendo? Un’analisi impietosa nel settore dell’antifrode, condotta da giuristi esperti e avvocati specializzati, svela come il malcostume del raggiro sia recentemente mutato grazie allo sviluppo selvaggio della tecnologia. False assicurazioni, gioco d’azzardo, cybercrime: fenomeni preoccupanti, la cui avanzata sembra inarrestabile. Ecco perché serve un’istituzione specifica volta sia al monitoraggio continuo sia alla repressione, passando attraverso campagne di sensibilizzazione e conseguente prevenzione.
In un’Italia segnata dalla crisi economica, e dal mai risolto divario tra Nord e Sud, la truffa smette di essere un reato episodico per trasformarsi, drammaticamente, in una sorta di distorto “ammortizzatore sociale”. Il nostro è un vero e proprio grido d’allarme, lanciato con forza e in maniera lucida per attirare l’attenzione di politica e istituzioni. Il malcostume del raggiro dilaga e investe soprattutto le aree meno ricche del Paese, danneggiando non solo il bene del patrimonio, ma l’immagine dell’intera collettività.

Qual è la proposta, la strategia da mettere in atto? L ‘istituzione immediata di un Garante per il monitoraggio delle truffe, un’Autorità di vigilanza e garanzia a cui i cittadini possano rivolgersi per segnalare abusi e mal costumi. Un supervisore pronto ad azioni concrete e immediate per contrastare la diffusione del fenomeno.

L’evoluzione del raggiro: dal “porta a porta” al cybercrime. Il fenomeno è trasversale e colpisce senza pietà le fasce più deboli, in primis gli anziani: raggiunti nelle proprie case, luogo in cui – sentendosi al sicuro – abbassano più che mai le difese, vengono raggirati da persone senza scrupoli. Mestieranti esperti, che si fingono impiegati del Comune e si presentano nella veste di addetti ai servizi. Tuttavia, non è solo questo l’ambito di azione privilegiato: pensiamo agli operatori dei call center, sempre più aggressivi e, soprattutto, convincenti. L’arma di persuasione più diffusa è far leva   sul caro energia, e sull’aumento dei prezzi in generale, per indurre il malcapitato a confidare in loro, e nella loro apparente premura, onde trovare ristoro dalla pressione economica.

Qual è la nuova frontiera? Dove gli esperti dovrebbero volgere lo sguardo?Indubbiamente, il settore della frode digitale, in linea con l’evoluzione dei tempi moderni. Oggi come oggi siamo sempre più connessi, tutti, e la vita corre veloce sulla tastiera di cellulari, tablet e altri dispositivi elettronici. Le insidie si annidano nel web, focolare di virus tra i più diversificati e letali: finte lotterie, truffe a sfondo romantico, phishing (e-mail ingannevoli), vishing (truffe telefoniche), smishing (via SMS), in un proliferare di termini anglosassoni che nessun anziano, o altra persona fragile, riuscirebbe a comprendere. Lo scopo di queste sofisticate tattiche? Sottrarre dati sensibili e procurarsi accessi bancari. Particolarmente temibili i fenomeni dello spoofing, cioè il furto d’identità digitale, e dell’abusivismo finanziario online, che mietono centinaia di vittime, causa l’elevato numero di siti pirata. Tanti sono quelli recentemente oscurati dalla Consob e dall’Ivass, soprattutto nell’ultimo anno. Ignari navigatori cadono nella rete di chi promette guadagni facili e ruba i risparmi di onesti, ma incauti cittadini. E come sottrarsi a tali inganni, se mancano le adeguate informazioni?

E non solo i comuni cittadini: anche le aziende commettono passi falsi. Secondo un’indagine PwC, il 47% delle imprese globali ha subito frodi negli ultimi 24 mesi.

Il miraggio dell’azzardo e la “tassa” occulta delle frodi assicurative. Andiamo ora ad analizzare due ulteriori piaghe della società odierna, partendo dalla “grande truffa del gioco d’azzardo”. Televisori e canali telematici pullulano di pubblicità che, promettendo vincite facili, aizzano a tentare la fortuna attraverso il gioco, e le modalità di approccio sono piuttosto invasive. E non solo: il linguaggio, sia delle parole sia delle immagini che accompagnano tali pubblicità, è a dir poco seducente, studiato metodicamente per avvincere l’occhio degli spettatori e indurli a credere nell’esistenza di un’isola felice, una sorta di “paese dei balocchi”. La gravità di questa colossale truffa legalizzata risiede nel colpevole, direi addirittura doloso, tacere le probabilità di perdita, molto più elevate rispetto a quelle di vincita. E suona quasi insultante quel generico richiamo alla prudenza, condensato nell’ipocrita frase “il gioco può creare dipendenza”. Dopo aver riempito gli occhi con luci, disegni e immagini abbaglianti, su cui troneggia la promessa di far diventare ricchi, come pretendere che si riesca a cogliere il buio del baratro in cui si rischia di precipitare?  

Nonostante la normativa vigente (vedasi il Decreto Balduzzi) e le leggi regionali della Campania, le misure di prevenzione si rivelano deboli, così come l’informazione destinata ai giocatori o aspiranti tali è tutt’altro che trasparente, e sicuramente poco esaustiva.

Il secondo, temibilissimo fronte. L’altro aspetto da prendere in considerazione, forse il più radicato a livello territoriale, è quello delle frodi assicurative. Parliamo di radicamento territoriale perché tale fenomeno dilaga soprattutto nel Sud Italia, in particolare nella Regione Campania (che vanta un triste primato, pari al 9,8% di incidenza nel 2020). Spesso si tratta di vere e proprie organizzazioni criminali, che gestiscono l’operato di falsi testimoni, periti, medici e avvocati. Il costo di questi raggiri ricade su tutti i cittadini onesti, costretti a pagare i premi assicurativi più alti d’Europa. In un simile contesto, fatto di connivenze, silenzi e omertà, la truffa viene percepita non per quello che è (un odioso reato), ma piuttosto come una rivalsa verso lo Stato, o un guadagno “dovuto”, stante la mancanza di lavoro.

Una battaglia di civiltà: la nostra proposta – Di fronte a un simile scenario, in cui tra gli attori si rinvengono anche agenti pubblici (impiegati di uffici giudiziari, legali, colletti bianchi), non avulsi dalla realtà dei reati associativi, occorre una risposta chiara, altisonante, decisa. Certo, non un semplice slogan politico. 

Oltre alla richiesta di istituire un Garante nazionale, la proposta invita gli Enti locali e le Pubbliche Amministrazioni a un cambio di strategia: costituirsi parte civile nei processi penali contro i truffatori. Questo non solo per recuperare il danno economico ed erariale, ma anche e soprattutto per difendere l’immagine della comunità lesa e lanciare un forte segnale di disapprovazione sociale verso l’illegalità. Inoltre, come insegna la statistica, spesso le truffe non vengono denunciate per vergogna, da parte di chi – soprattutto se anziano e solo – incolpa unicamente sé stesso, e preferisce non esporsi piuttosto che denunciare la propria inadeguatezza. Ecco perché gli Enti Locali dovrebbero costituirsi parte civile: per rimuovere il peso dell’azione legale dalle spalle della sola vittima. La repressione non basta; serve prevenzione. Gli anziani sono vulnerabili perché nessuno spiega loro come riconoscere anche un semplice SMS falso. La parola chiave è: “alfabetizzazione digitale”. 

Perché è necessario istituire una nuova autorità? L’attuale sistema si presenta frammentato, giacché le preesistenti autorità di vigilanza (come Consob e IVASS) operano con competenza ‘verticale’ su settori specifici di mercato, e la Magistratura interviene necessariamente a reato compiuto.

Oltre la burocrazia: un punto di riferimento unico. La richiesta di istituire un Garante non nasce dalla volontà di duplicare enti già esistenti o di appesantire la macchina burocratica, bensì dall’urgenza di colmare un vuoto funzionale tra il cittadino e le Istituzioni. Il Garante proposto servirebbe come punto unico di raccordo per il consumatore, che – spesso – non sa a quale autorità specifica rivolgersi. Oggi come oggi, infatti, il singolo individuo truffato rimbalza tra Procura, Polizia Postale e Authority di settore. Uno sportello unico di tutela, invece, servirebbe a coordinare la risposta da parte delle Istituzioni, inducendo le persone a sporgere denuncia senza timore di finire risucchiati nel vortice della burocrazia. Il nuovo Garante si presenterebbe quale istituzione agile, deputata non solo al monitoraggio continuo, ma anche all’orientamento immediato della vittima e alla prevenzione sistemica, garantendo quella rapidità di risposta e quella vicinanza che le grandi strutture amministrative faticano ad assicurare.

Conclusioni.  Serve un’operazione culturale che ripristini il rispetto del diritto e la certezza della pena, tutelando i cittadini virtuosi. La lotta alla truffa non è solo una questione economica, ma una difesa necessaria del bene comune.