Tumore al seno, “Il futuro ha bisogno di tempo”
In Campania ancora poca prevenzione

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Tumore al seno, il nemico n°1 delle donne con oltre 400.000 casi solo in Italia e un’incidenza di 45.000 nuovi casi all’anno (circa 140 ogni 100.000 abitanti). Una patologia responsabile di Tumore al seno, il nemico n°1 delle donne con oltre 400.000 casi solo in Italia e un’incidenza di 45.000 nuovi casi all’anno (circa 140 ogni 100.000 abitanti). Una patologia responsabile di circa 11.000 decessi solo nel 2013. Un tumore che non accenna ad arrestare la sua corsa, soprattutto a causa dell’incidenza che nelle donne di età relativamente giovane, inferiore ai 45 anni, è aumentata. In Campania si stimano 4.040 casi per il 2014, con un’incidenza di 104 nuovi casi ogni 100.000 donne, e si riscontra ancora uno scarso ricorso agli esami diagnostici di routine come la mammografia o l’ecografia. E’ da queste premesse che è nata la campagna nazionale di sensibilizzazione “Il futuro ha bisogno di tempo”, che fa tappa oggi a Napoli, promossa da “alfemminile.com”, il principale portale web di riferimento per il mondo della donna, con il patrocinio della Regione Campania e il supporto incondizionato di Roche. Sebbene i numeri siano ancora molto elevati, un numero crescente di pazienti oggi guarisce da questo male grazie alla diagnosi precoce e a terapie più mirate ed efficaci, che permettono di trattare anche le forme più aggressive come i tumori HER-2 positivi (che rappresentano 1 caso su 5 circa di carcinoma mammario). In Italia 9 pazienti su 10 sopravvivono a cinque anni dalla diagnosi di tumore al seno. La grande sfida per il futuro è rendere la patologia sempre più guaribile. “Negli ultimi 30 anni la ricerca scientifica ha compiuto importanti passi in avanti modificando significativamente le possibilità di cura della malattia e migliorando la qualità di vita delle pazienti grazie allo sviluppo di terapie personalizzate, più efficaci e meglio tollerate – ha affermato il Prof. Sabino De Placido, professore ordinario di Oncologia Medica dell’Università “Federico II” di Napoli – In particolare, in una delle forme più aggressive del tumore al seno, il tumore HER2 positivo, grazie alla disponibilità di terapie come il trastuzumab, il pertuzumab e il T-DM1 che sono degli anticorpi monoclonali o lapatinib che agiscono in maniera specifica sui recettori HER2 impedendone la crescita del tumore e provocando la morte delle cellule tumorali, siamo oggi in grado di aumentare significativamente i tassi di guarigione nella malattia diagnosticata in fase precoce ed aumentare la sopravvivenza in fase metastatica”. Il tumore al seno tuttavia non ha un’unica faccia, ha volti diversi e il primo passo per sconfiggerlo è imparare a conoscerlo nella sua complessità. “E’ proprio grazie ad una più approfondita conoscenza dei meccanismi molecolari, alla base delle diverse forme di carcinoma della mammella, che è stato possibile sviluppare delle terapie mirate e personalizzate per le esigenze delle singole pazienti – ha commentato Grazia Arpino, ricercatrice all’Università Federico II di Napoli. – Inoltre, la ricerca ci ha dato la possibilità non solo di nuove terapie sempre più efficaci ma anche di sviluppare una nuova somministrazione sottocutanea dell’attuale ‘gold standard’ terapeutico molto più veloce e meno invasiva rispetto all’infusione”. “Una ulteriore nuova conferma di come le nuove opzioni terapeutiche a disposizione degli oncologi aprano la porta a risultati fino a pochi anni fa impensabili, arriva dai recentissimi dati dello Studio di fase III, CLEOPATRA, presentati in occasione dell’ultimo congresso ESMO (European Society for Medical Oncology) – afferma Michelino De Laurentiis, Direttore Oncologia Medica Senologica – Istituto Nazionale Tumori Fondazione G. Pascale –. Questi nuovi dati hanno dimostrato il miglioramento dell’aspettativa di vita per le pazienti affette da tumore mammario HER2 positivo in fase avanzata, oltre che il già noto vantaggio in termini di sopravvivenza libera da progressione, dovuto ai meccanismi d’azione congiunta di due anticorpi monoclonali: trastuzumab e pertuzumab”. Al fianco delle terapie innovative, fondamentale rimane anche la conoscenza e la consapevolezza delle donne di questa patologia. La campagna “Il futuro ha bisogno di tempo” si pone proprio l’obiettivo di alimentare il dibattito sul tumore al seno, stimolando le stesse donne alla discussione e condivisione di esperienze e timori. “Siamo convinte che l’informazione sui progressi della scienza nella lotta a questa neoplasia debba viaggiare di pari passo con iniziative che permettano alle donne che ne sono colpite di sentirsi meno sole, attraverso ad esempio la condivisione, nel nostro forum, di tante esperienze comuni – dichiara Maria Cecilia Andretta, AD di alfemminile.com –. Questo è il duplice obiettivo che ci siamo poste di raggiungere con la Campagna ‘Il futuro ha bisogno di tempo’. Più le donne impareranno a conoscere questa patologia, più avremo contribuito a sviluppare una cultura della prevenzione e della diagnosi precoce che possano davvero salvare la vita”. Nell’ambito della Campagna, su www.alfemminile.com/ilfuturohabisognoditempo vengono dedicati contenuti speciali relativi al tumore al seno, a partire dall’importanza della prevenzione. A proposito della prevenzione secondaria, è la mammografia lo strumento diagnostico più indicato per la corretta diagnosi precoce. Secondo gli studi più recenti, la mortalità per cancro della mammella si riduce di circa il 35% tra le donne che si sottopongono ad una mammografia ogni due anni, anche se nel nostro Paese esistono ancora notevoli disuguaglianze geografiche riguardo alla partecipazione alle campagne di screening collettivo. Donne italiane e tumore al seno: quanto si conosce il problema? La Campagna “Il futuro ha bisogno di tempo” ha l’obiettivo di fare informazione specifica su questa patologia. Per questo, alfemminile.com ha lanciato, questa estate, una survey online, con l’obiettivo di indagare percezione e vissuto delle italiane, pazienti e non, a proposito del tumore al seno, dei fattori di rischio e della conoscenza del percorso diagnostico terapeutico. Dall’indagine che ha coinvolto quasi 4.000 donne in tutta Italia e circa 300 in Campania, è emersa una buona conoscenza della patologia dovuta al fatto che almeno 1 donna su 2 si è trovata a confrontarsi con il tumore al seno, personalmente o indirettamente (familiare o amica affetta). Le fonti d’informazione più utilizzate sono stampa e websites, mentre medico di famiglia e oncologo vengono consultati solo a seguito di una diagnosi. Tra i fattori di rischio più conosciuti, che non necessariamente sono stati riportati nel corretto ordine, emergono, oltre a fumo, compreso quello passivo e ad altre patologie predisponenti (tumore all’utero e all’ovaio), la familiarità (predisposizione genetica), ma anche l’esposizione ad agenti inquinanti e radiazioni ionizzanti. 9 donne su 10 sono consapevoli che il tumore al seno può comunque insorgere in assenza di specifici fattori di rischio. Se a livello generale, quindi, questa patologia è assolutamente nota alle donne italiane ed alle donne campane, manca però una conoscenza specifica sui progressi dell’innovazione e sul fatto che le caratteristiche biologiche del tipo di tumore aiutino a definire meglio prognosi e trattamenti. Riguardo questi ultimi, poi, chirurgia, radioterapia e chemioterapia sono ormai entrati nel vocabolario comune, restano, invece, ancora poco conosciuti le terapie endocrine e l’esistenza dei farmaci biologici.