Tumori, farmaci a Rna contro mieloma multiplo: studio italiano apre la via

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(Adnkronos) – Dall’Rna nuove speranze contro il mieloma multiplo: silenziando un oncogene con particolari sequenze di questa molecola, è possibile bloccare la comunicazione patologica fra tumore e midollo osseo. Una ‘relazione pericolosa’ che favorisce la progressione della malattia. Ad aprire la strada verso futuri farmaci anti-mieloma a Rna è uno studio italiano pubblicato su ‘Haematologica’ e finanziato da Fondazione Airc per la ricerca sul cancro. Coordinatrice del lavoro Raffaella Chiaramonte, docente di Patologia generale dell’università Statale di Milano, Dipartimento di Scienze della salute, in collaborazione con altri Dipartimenti dell’ateneo (Biotecnologie mediche e Medicina traslazionale, Scienze cliniche e di comunità, Oncologia ed Emato-oncologia), con l’Unità di Ematologia dell’ospedale Valduce di Como e con un team dell’università degli Studi dell’Aquila. 

Il mieloma multiplo – ricordano da UniMi – è un tumore delle plasmacellule e in Italia la sua mortalità, in lieve calo, è di circa 4,1 persone ogni 100mila all’anno. Se in generale lo sviluppo e la progressione di un cancro sono legati anche alla sua capacità di modificare a proprio favore il comportamento delle cellule circostanti, il mieloma multiplo è una neoplasia che più di altre necessita del supporto del microambiente. Proprio per questo l’interazione mieloma-microambiente è ampiamente studiata, per identificare nuovi approcci in grado di bloccare la crescita tumorale. 

Il dialogo costante tra cellule del mieloma e microambiente midollare in cui risiedono può essere mediato dal contatto diretto tra le varie componenti cellulari presenti in questa nicchia e dal rilascio di fattori solubili. Inoltre, secondo una recente scoperta, tale comunicazione può essere anche alimentata da particelle di origine cellulare circondate da un doppio strato lipidico, le cosiddette vescicole extracellulari. Queste contengono diversi tipi di messaggeri molecolari, come proteine, Rna e metaboliti, che viaggiando nelle vescicole possono essere trasportati dentro cellule vicine e lontane. Il nuovo studio ha identificato proprio uno dei meccanismi molecolari coinvolti nel dialogo tumore-midollo, mediato dalle vescicole extracellulari rilasciate dal cancro. 

All’interno delle vescicole emesse dal mieloma multiplo, in particolare, è stato individuato l’oncogene Notch2. Tramite queste ‘navicelle’ viene trasferito alle cellule della nicchia tumorale, dove altera le funzioni biologiche del microambiente. Più nel dettaglio, le vescicole extracellulari prodotte da linee cellulari di mieloma multiplo o da cellule di midollo osseo ottenute da biopsie di pazienti affetti da questo tumore sembrano attivare due importanti processi associati alla progressione neoplastica. Il primo è l’angiogenesi tumorale (la crescita di vasi essenziale all’apporto di ossigeno e nutrienti necessari ad alimentare il cancro e alla diffusione metastatica); il secondo processo è la stimolazione del differenziamento di cellule ossee chiamate osteoclasti, che potenziando la loro capacità osteolitica, ovvero la demineralizzazione del tessuto osseo, causano fratture e osteoporosi grave in oltre 80% dei malati di mieloma, limitandone la qualità di vita. 

Gli autori hanno cercato di riprodurre alcuni aspetti di questi processi nello zebrafish, un piccolo pesce grande alleato della ricerca biomedica. Gli esperimenti con zebrafish sono stati effettuati in collaborazione con Anna Pistocchi, docente di Biologia applicata del Dipartimento di Biotecnologie mediche e Medicina traslazionale della Statale meneghina. In questi animali è stato possibile osservare che le vescicole extracellulari possono veicolare il segnale dell’oncogene Notch2 anche attraverso i vasi sanguigni in sedi distanti tra loro. I dati suggeriscono quindi che le vescicole possono favorire la creazione di un terreno favorevole a nuove sedi metastatiche, che così sarebbero rese più accessibili dalla formazione a livello locale di nuovi vasi e dalla degradazione della matrice ossea. 

Ma quali potranno essere le ricadute pratiche di questo studio? “Silenziando il gene Notch2 con molecole a Rna (shRna) nelle cellule di mieloma – riferisce Chiaramonte – abbiamo verificato per la prima volta che è possibile bloccare il trasferimento dell’oncogene Notch2 attraverso le vescicole extracellulari, inibendone così i relativi effetti patologici. I risultati ottenuti aprono la via alla progettazione di nuove strategie terapeutiche basate su farmaci a Rna, volte a contrastare gli effetti patologici delle vescicole extracellulari nel mieloma multiplo e in altri tipi di tumore”.