Tumori, l’oncologia di precisione entra nell’era agnostica

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ROMA (ITALPRESS) – In Italia vivono circa 3,6 milioni di cittadini dopo la diagnosi di tumore (il 5,7% dell’intera popolazione), grazie anche all’innovazione delle terapie. I farmaci agnostici sono una nuova conquista della medicina di precisione: non sono studiati e testati per la loro efficacia su uno specifico tipo di cancro, ma colpiscono selettivamente alcune mutazioni genetiche, che possono essere responsabili di diverse neoplasie, in diversi organi. E da oggi sono disponibili anche per i pazienti del nostro Paese. L’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) ha infatti approvato larotrectinib, il primo farmaco anti tumorale con indicazione agnostica, per il trattamento delle neoplasie caratterizzate da fusione dei geni NTRK (Neurotrophic Tyrosine Receptor Kinase). Il significato e la portata di questa approvazione per i pazienti in Italia sono stati approfonditi nel corso di una conferenza stampa.
“Siamo di fronte a un nuovo paradigma. Non è più una terapia diretta verso un sito tumorale ma una terapia diretta verso la mutazione (su un biomarcatore) indipendentemente dal sito della neoplasia. Stiamo andando sempre più nello specifico nella medicina di precisione. E’ necessario che la comunità oncologica e la comunità dei media siano informati perchè questa terapia non è rivolta a tutti ma solo ai pazienti che hanno questa mutazione, stabilire la mutazione diventa uno dei motivi di contatto forte che dobbiamo avere con anatomia patologica”, sostiene Saverio Cinieri, Presidente eletto AIOM, Associazione Italiana di Oncologia Medica.
“Per la prima volta abbiamo degli studi non sui tumori, ma abbiamo 3 studi che hanno selezionato i pazienti sulla base di una grande innovazione: la caratterizzazione molecolare del tumore. I 3 studi hanno messo insieme 206 pazienti fortemente pretrattati, si otteneva una risposta obiettiva nel 75% dei malati, risposte complete nel 22% e un controllo di malattia del 91% , solo 9 malati aveva un risultato o non riconosciuto o negativo. Quando abbiamo un marcatore driver e abbiamo il farmaco i risultati sono questi”, afferma Carmine Pinto (Presidente FICOG, Federation of Italian Cooperative Oncology Groups). “A 3 anni la sopravvivenza era del 77%. Il farmaco non deve essere tossico e anche qui i risultati sono positivi perchè le tossicità maggiori (di grado 3 e 4) sono soltanto il 18% dei casi: di cui il 7% era un abbassamento dei globuli bianchi e il 2% il rialzo transaminasi, quindi tossicità facilmente gestibili”, continua.
Larotrectinib è stato investigato negli studi clinici in diverse istologie di tumori solidi, inclusi quelli del polmone, della tiroide, nel melanoma, nei tumori gastrointestinali stromali, nel tumore del colon, nei sarcomi dei tessuti molli, nei tumori delle ghiandole salivari e nel fibrosarcoma infantile. Ha mostrato efficacia nei tumori primitivi del sistema nervoso centrale, così come in pazienti con metastasi cerebrali, in età e istologie tumorali diverse.
Sul ruolo dei test agnostici Anna Sapino (Presidente SIAPEC-IAP, Società Italiana di Anatomia Patologica e Citopatologia Diagnostica) ha sottolineato: “Il numero di biomarcatori sta aumentando quotidianamente grazie all’evoluzione terapeutica e diagnostica. Questa evoluzione della medicina di precisione, richiede un’attenta scelta delle tecnologie di analisi per garantire che vi sia un’effettuazione di questi tipi di test seguendo dei criteri di appropriatezza prescrittiva dati dall’oncologo, che siano adeguati come tempistiche secondo le necessità cliniche e nella valutazione di quantità materiale biologico a disposizione. L’analisi viene fatta principalmente sul tessuto tumorale. Abbiamo a disposizione delle tecnologie “Next generation sequencing” che stanno diventando la tecnologia diagnostica molecolare più usata e richiesta per fornire ai pazienti selezionati tutti i dati per intervenire anche con i farmaci agnostici – ha proseguito -. Non dobbiamo più focalizzarci sulla sede del tumore ma fornire il dato all’oncologo per agire sul paziente. Come anatomia patologica abbiamo cercato di valutare le necessità future e anticipare un’identificazione di alterazioni molecolari che l’oncologo potrà usare se il paziente non risponde alle terapie tradizionali per passare ad altri tipi di terapie. Riusciremo così ad avere un background sia tecnologico che procedurale e fornire le necessità immediate che potrebbe avere il clinico”.
Per Antonio Marchetti (ordinario di anatomia patologica e Direttore del Centro di Diagnostica Molecolare Oncologica dell’Università di Chieti), “i pazienti destinati al trattamento con questi farmaci agnostici sono selezionati sulla base di particolari alterazioni molecolari attraverso test diagnostici specifici. Ci troviamo di fronte ad alterazioni rare o molto rare, che nell’insieme sono lo 0,3% di tutte le forme neoplastiche. Questo complica molto le cose in costi e tempi, per questo la società italiana patologia ha promosso il Progetto Vita: uno studio che ha coinvolto 18 centri italiani con obiettivo di evidenziare particolari alterazioni rare del DNA incluse queste particolari fusioni del genere NTRK utilizzando un nuovo approccio tecnologico per ridurre i tempi e i costi per lo screening dei pazienti. Arrivare alla diagnosi di certezza delle fusioni è possibile solo ricorrendo a tecnologie molto avanzate come il sequenziamento di nuova generazione (NGS). La rete è un’importante realtà nazionale (30 laboratori su territorio nazionale) ma una rete ancora eterogenea in termini di distribuzione geografica (più centri al nord e al centro Italia rispetto al Sud) e in termini di caratteristiche di laboratori. C’è necessità che venga resa più omogenea questa attività e che venga riconosciuto istituzionalmente a livello regionale e nazionale un network di laboratori”.
Sulla qualità di vita dei pazienti trattati Carmine Pinto risponde con dei dati: “Abbiamo dati misurati con dei questionari: nel 60% dell’adulto e nel 76% dei bambini danno un miglioramento importante della qualità della vita. Avviene rapidamente? Entro i 2 mesi il 68% degli adulti e il 72% pediatrici hanno un miglioramento quando ho un driver importante e un farmaco importante che blocca questa alterazione molecolare che agisce sulla neoplasia”.
(ITALPRESS).