Tumori, sopravvivenza a 5 anni massima al Nord-Est e Sud fanalino di coda

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Roma, 18 dic. (AdnKronos Salute) – Un’Italia a più velocità, dove il Sud è fanalino di coda. E il dato preoccupa perché si parla di cancro e di sopravvivenza dei cittadini. Per i tumori, seconda causa di morte in Italia, “il principale indicatore di outcome è rappresentato dal tasso di sopravvivenza netta a 5 anni dalla diagnosi di cancro. Secondo i dati del Rapporto Airtum 2017, nel 2005-2009 la sopravvivenza netta a 5 anni dalla diagnosi per tutti i tumori esclusi i carcinomi della cute è pari al 54% negli uomini e al 63% nelle donne, in significativo aumento rispetto ai tumori diagnosticati nei quinquenni precedenti. Il tasso di sopravvivenza non risulta però omogeneo sul territorio nazionale: sia per gli uomini che per le donne, la sopravvivenza risulta massima nel Nord Est del Paese e minima al Sud”. E’ la fotografia che emerge dal ‘capitolo oncologia’ del XII Rapporto Meridiano Sanità di The European House-Ambrosetti, presentato nelle scorse settimane.

Tra le due macro-aree vi è un divario di 3 punti percentuali nelle donne e di 2,3 punti percentuali negli uomini. La legge di Bilancio 2018 ha introdotto il monitoraggio degli effetti dell’utilizzo dei farmaci innovativi e innovativi oncologici sul costo del percorso terapeutico-assistenziale complessivo. Anche se il tema di una migliore allocazione delle risorse programmate per il Ssn è sicuramente uno degli obiettivi da perseguire da parte di ciascun sistema sanitario, l’obiettivo prioritario deve rimanere il miglioramento degli outcome di salute dei cittadini, ricorda il Rapporto.

In un confronto internazionale, per tutti i tumori i dati di sopravvivenza italiani sono superiori o in linea con i dati europei e per alcune sedi tumorali, quali ad esempio laringe, stomaco, fegato, colecisti, pancreas, colon, polmone, prostata, rene e vescica, sono anche superiori rispetto ai tassi registrati nei Paesi scandinavi. Il miglioramento nei tassi di sopravvivenza deriva principalmente da due aspetti: la fase nella quale viene diagnosticata la malattia e l’efficacia delle terapie intraprese.

Sulla sopravvivenza influiscono quindi sia gli interventi di prevenzione secondaria sia la disponibilità e l’accesso alle terapie più efficaci. Ebbene, il Sud Italia presenta livelli inferiori di adesione a tutti i programmi di screening oncologico e minori tassi di sopravvivenza; situazione opposta per il Nord. Sul fronte dell’accesso alle terapie più efficaci, emerge per il nostro Paese un problema di tempi di accesso all’innovazione, “aggravato da un’elevata difformità regionale con conseguenze importanti sull’equità di trattamento per i pazienti”.

E ancora, il miglioramento dei tassi di sopravvivenza non riguarda tutti i tumori. Ad esempio, il carcinoma mammario metastatico registra una sopravvivenza mediana di circa 2-3 anni e una sopravvivenza a 5 anni di circa il 25%. “L’obiettivo di cura per queste pazienti è quello di controllare la malattia il più a lungo possibile”, ricorda il report. Questo tipo di tumore va continuamente monitorato e gestito. E se “le donne colpite da questo tumore in Italia sono circa 30.000, il 20-30% di tutti i casi di tumore al seno”, il sistema sanitario “non appare ancora pronto a gestire queste pazienti che fino a qualche anno fa non avevano alcuna speranza di vita”. Da un punto di vista clinico, manca ad esempio un Pdta condiviso e uniforme che favorisca una più efficace e corretta gestione. Da un punto di vista sociale, queste pazienti incontrano notevoli problematicità nel tornare alla vita di tutti i giorni, compresa l’attività lavorativa.

Nei luoghi di lavoro “capita che le pazienti continuano a essere discriminate in virtù della malattia, dall’assenza dal lavoro o da più bassi livelli di produttività. Quindi – conclude il report – è necessario lavorare per favorire un corretto reinserimento lavorativo di queste pazienti e garantire migliori condizioni sul luogo di lavoro: questo perché risulta necessario per queste donne essere considerate attive. La vera sfida del nostro sistema sanitario nei prossimi anni è di riuscire a offrire a queste pazienti, ma in generale a tutti i pazienti, un approccio multidisciplinare integrato che possa rispondere alle esigenze della persona nella sua interezza”.