Turchia, non c’è pace senza il contributo dei diplomatici

24
In foto Lutfullah Goktas

«L’incontro tra Lavrov e Kuleba ad Antalya è stato una vittoria diplomatica e dimostra la fiducia nei confronti del nostro Paese». Lutfullah Goktas, dal 2019 ambasciatore della Turchia presso la Santa Sede e per anni consigliere del presidente Erdogan, non ha dubbi: «Non c’è altra opzione se non la diplomazia ed il negoziato per un accordo di pace generale». In questa intervista ribadisce il ruolo importante di Ankara nel difficile processo di negoziato.

I colloqui di Antalya non sembrano aver segnato grandi passi avanti. Qual è la sua valutazione della situazione dal punto di vista diplomatico? La Turchia può avere un ruolo importante nella trattativa visti i suoi rapporti con entrambi i Paesi. Erdogan insisterà?

«L’incontro tra Lavrov e Kuleba a margine del Forum della Diplomazia ad Antalya è stato sicuramente un grande passo positivo. È vero che tutti e due per il momento restano fermi sulle loro posizioni. Ma grazie alla mediazione del nostro Paese, è stato realizzato il primo colloquio a questo livello da quando è iniziato il conflitto in Ucraina. Da questo punto di vista, come afferma il nostro Presidente, è stata una vittoria diplomatica. Il fatto che entrambe le parti abbiano espressamente richiesto la presenza della Turchia all’incontro di Antalya è indice della fiducia nei confronti del nostro Paese. Non dimentichiamoci che la Turchia ha anche incoraggiato l’avvio del processo di incontri tre le delegazioni in corso in Bielorussia. Il nostro Paese ha svolto un ruolo decisivo nel convincere la parte ucraina a tenere questi colloqui in Bielorussia. Gli sforzi diplomatici del nostro Presidente, che ha avuto varie conversazioni telefoniche con Putin e Zelensky, continuano e continueranno. Gli sforzi di mediazione del Presidente Erdogan sono apprezzati anche dagli Stati Uniti».

Il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov ha affermato: «Non attaccheremo nessun altro Paese e non attaccheremo l’Ucraina, questa non è un’invasione e non abbiamo intenzioni d’invadere alcun territorio». Eppure quello che sta accadendo è sotto gli occhi di tutti, come si fa ad intavolare una trattativa partendo da punti di vista così distanti?

«La guerra non fa bene a nessuno. Nessuno ha una bacchetta magica, ma la diplomazia è l’unica soluzione per porre fine alla guerra. Era necessaria una iniziativa come quella di Antalya. Pensiamo che si debba continuare con questo processo e che gli incontri possano evolvere verso una meta positiva grazie ai sviluppi che aumenterebbero la fiducia reciproca. Ci sono molte questioni negoziate tra Russia e Ucraina, inclusa la neutralità. Non c’è altra opzione se non la diplomazia ed il negoziato per un accordo di pace generale».

Zelensky chiede la no-fly zone ma ottiene soltanto armi e droni. L’Unione Europea e gli Usa impongono sanzioni ma la Turchia non le appoggia. Perché? Lo considerate uno strumento sbagliato?

«La Turchia è un Paese che da tempo adotta il principio di non adesione alle decisioni di sanzione diverse dalle risoluzioni del Consiglio di sicurezza dell’ONU. Quanto siano utile le sanzioni è discutibile. Le sanzioni avranno degli effetti negativi non solo sulla Russia, ma anche sui paesi che hanno deciso di imporre queste sanzioni. La Turchia ha profondi legami economici con la Russia, compresi i settori come l’energia, il turismo e l’agricoltura. Naturalmente, non vogliamo che vengano danneggiati. Pensiamo che sarebbe più vantaggioso rimanere in contatto con Mosca invece di porre delle sanzioni. In questo modo, crediamo anche che sia più facile contribuire concretamente alla ricerca di soluzioni».

Nel 1994 l’Ucraina ha rinunciato alle armi nucleari in cambio della garanzia che i suoi confini sarebbero stati rispettati, tanto dalla Russia quanto dall’Occidente. Una situazione che di certo non incoraggia il disarmo nucleare. Lei cosa ne pensa?

«È importante sostenere con forza la sovranità e l’integrità territoriale dell’Ucraina. Con i recenti eventi, si vede che le minacce e i rischi derivanti dalle armi nucleari sono di nuovo all’ordine del giorno. La Turchia sostiene da tempo la denuclearizzazione del mondo. In qualità di Ambasciatore turco, posso tranquillamente affermare che le armi nucleari non sono al servizio della pace e della stabilità».

A proposito di nucleare Putin ha alzato il livello di allerta dei suoi armamenti ma ieri Lavrov ha assicurato che non c’è il rischio di una guerra nucleare. Secondo lei possiamo stare tranquilli?

«Un attacco nucleare avrebbe conseguenze devastanti per il mondo intero. È brutto anche solo pensare a una tale possibilità. In questo momento ciò che ci serve di più è alleviare la tensione».

Ma La Turchia è parte della Nato, a sentire Mosca l’Alleanza minacciava i suoi confini e per questo è scattata l’azione militare Secondo lei la Nato ha qualcosa da rimproverarsi? Ha veramente alzato la tensione?

«La Turchia è favorevole a preservare l’integrità territoriale dell’Ucraina. Il nostro Presidente ha ribadito con chiarezza che l’attacco all’Ucraina è una violazione del diritto internazionale. Ma ha anche affermato che non sosterremo una decisione della Nato che prende di mira l’integrità territoriale della Russia. In passato la Turchia ha avuto un approccio positivo ai processi di allargamento dell’Ue e della Nato. Siamo consapevoli che l’adesione dell’Ucraina alla Nato è una questione delicata. Questa possibilità è la principale preoccupazione della Russia. Di conseguenza, le preoccupazioni affermate da anni da parte della Russia sulla sicurezza delle proprie frontiere dovrebbero essere prese in considerazione. Con un approccio realistico, è necessario trovare una soluzione che soddisfi entrambe le parti».

Putin e Erdogan sono alleati in molti settori come dimostra il Turkish Stream, il gasdotto per il trasporto del gas russo in Europa e Turchia o la costruzione, in divenire, della prima centrale nucleare del Paese. Quanto può influire questa situazione sulle relazioni bilaterali?

«Abbiamo relazioni speciali sia con la Russia che con l’Ucraina. L’Ucraina è il nostro partner strategico. Il volume di scambi commerciali con la Russia è di oltre 20 miliardi di dollari. L’anno scorso abbiamo ospitato circa 5 milioni di turisti russi. La Russia è il più grande fornitore di gas naturale del nostro paese. La Russia sta costruendo la prima centrale nucleare del nostro Paese. Nonostante le nostre divergenze di opinione su alcune questioni, le nostre relazioni e la nostra cooperazione sono notevolmente migliorate negli ultimi anni. Naturalmente, esiste la possibilità che questa guerra influisca negativamente su alcuni settori. Tuttavia, non vogliamo che le nostre relazioni bilaterali con la Russia vengano danneggiate. Per questo vogliamo seguire una politica equilibrata e rimanere in dialogo con Mosca».

Il Corriere della Sera, nella sua lunga intervista, non tiene conto che Errogan è considerato in Russia il baluardo dell’Islam in Occidente, e sappiamo quanto il fondamentalismo sia stato nemico dei Russia, quindi se molti si chiedono come può fare una nazione come la Turchia  a rischiare di fare una figura poco pulita nei confronti dell’Occidente al quale da tempo si è mostrato volersi avvicinare la Turchia, è questa la distanza lungo la quale si misureranno i sospetti e le speranze.