Turismo cimiteriale, una nicchia che ci vede eterni secondi: pochi accorgimenti e la vetta sarà italiana

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“Qui giace John Yeast – scusate se non mi alzo”. All’uscita di una chiesa di campagna dell’Hampshire, una lapide reca questa battuta di tipico humor anglosassone. Ogni anno un gran numero di curiosi va a vedere quella lapide avvolto da un atmosfera che mette subito in sintonia il visitatore con questa grande risorsa culturale dello spirito britannico. Un grave attacco necrofilo in diffusione epidemica? Piuttosto un abile uso del connubio marketing-interpretazione da prendere come esempio per l’autogestione dei beni culturali. Il turista ama le storie forti e coinvolgenti, le cerca. E le storie forti ci sono sempre, basta avere la competenza per offrirle al visitatore. Dalle tombe emergono vicende vere, di persone vere che furono: il console romano, il guerriero medioevale, l’eroina dell’amore romantico: quanti baci riceve ancora la statua di Ilaria del Carretto, e quante lacrime di fans raccoglie la tomba di Jim Morrison che, dopo il Louvre, Versailles, e la Tour Eiffel, è il quarto posto più visitato di Parigi? I cimiteri italiani di potenziale interesse turistico sono il 55,2% del totale europeo pari a 192 cimiteri ubicati nelle diverse regioni. Seguono la Spagna con 29 cimiteri, la Francia con 22 ed il Regno Unito con 20 cimiteri. L’Italia, oh perbaccolina, non sfrutta le proprie risorse turistiche “cimiteriali” e la Spagna la surclassa. E’ un peccato: le risorse turistiche in questo settore offrono spunti notevoli sia per il pregio architettonico sia per il patrimonio di storie ad esso legate.
Ferdinando Fuga a Napoli. Un nome che ha scritto davvero tanto nella storia dell’architettura. 14 interventi in un luogo non sono pochi, specie se si tratta solo dei più importanti. Diciamolo pure: Fuga a Napoli ha espresso un modo speciale di concepire l’architettura ed il suo rapporto con le persone che devono viverla. Accidenti, se l’ha fatto. Il Real Albergo dei Poveri, la Cappella Cellammare, la facciata della chiesa dei Girolamini, Palazzo d’Aquino di Caramanico, l’ormai demolito Palazzo dei Granili, Villa Pignatelli di Monteleone, il disegno del monumento di Filippo di Borbone nella Basilica di Santa Chiara, la progettazione del boccascena del Real Teatro di San Carlo, la ristrutturazione del palazzo del Museo archeologico nazionale, il Teatrino di corte di Palazzo Reale, Villa Favorita a Ercolano, la Reale Fabbrica d’armi di Torre Annunziata sono solo alcune delle sue opere. Last but no least, questo indaffaratissimo architetto ci ha lasciato il Cimitero delle 366 fosse. Chi ha avuto l’opportunità di visitarlo si può ritenere davvero fortunato perché, come la Piscina Mirabilis, anch’esso è affidato alla disponibilità di un gentile signore che in qualità di custode ne ha le chiavi. La visita non può essere improvvisata, e questo vale senz’altro una decina di punti di penalità. L’abbandono in cui versa ne decurta almeno un’altra trentina. Eppure è un luogo che solo per il suo nome dovrebbe portare un bel numero di visitatori curiosi di verificare l’effettiva esistenza delle 366 fosse. Quando le fosse comuni della città cominciarono a riempirsi troppo si rese necessaria la progettazione di una nuova struttura per offrire sepoltura ai meno abbienti. Fuga inventò così il miglior paradigma di Macchina Funebre, un’opera rivoluzionaria d’ingegneria, unica nel suo genere, a metà tra la struttura Sanitaria e il centro di Smaltimento. 366 fosse comuni, una per ogni giorno dell’anno, bisestili compresi (un genio, 365+ 1..dai). L’architetto non era un pivello. In ogni fossa ogni salma era registrata (novità assoluta) nella sua collocazione, a differenza delle Terre Sante, o delle Cave di Tufo. Grazie ad una macchina elevatrice, dono della moglie del console d’Inghilterra, per la prima volta in queste fosse il morto era appoggiato e non gettato. Materiale per un buon lavoro d’interpretazione ce n’è in abbondanza dunque. E’ urgente rendere godibile tutta l’opera tutto il giorno per tutto l’anno. La sua messa a reddito con una buona gestione è una certezza alla quale non si dovrebbe rinunciare. A questo punto la figura gentile “molto pittoresca” del custodecheapresurichiesta, è anch’essa un elemento di cui conservare la memoria. E allora, direbbero i nordici, vogliamo darci da fare per primeggiare in questa nicchia di mercato?