Turismo in Campania, i numeri della crisi: in fumo 1,1 miliardi di fatturato

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La stagione estiva in Campania parte con numeri molto preoccupanti e con una situazione pesante che, in assenza di un miglioramento tra luglio e settembre, farebbe registrare un record negativo. Un avvio fortemente sottotono per le strutture ricettive, duramente provate dalla fase di lockdown e dalle misure di sostegno che tardano ad arrivare o, in alcuni casi, vengono giudicate insoddisfacenti. E’ difficile avere dati precisi, perché lo scorso fine settimana è stato il primo con temperature tali da invogliare turisti e cittadini campani a raggiungere le località balneari. Le cifre disponibili e le stime danno comunque l’idea dell’andamento dei flussi in Campania, che secondo un’indagine dell’Enit sarà scelta solo dal 5 per cento dei vacanzieri italiani, dopo Puglia, Sicilia, Toscana, Trentino, Sardegna, Emilia Romagna, Veneto e Liguria. Per Confesercenti Campania la situazione è al collasso. L’80 per cento degli alberghi e delle strutture extra-alberghiere non hanno riaperto, circa 9.700 sul totale di 12mila, con una perdita di fatturato di 1,1 miliardi rispetto al giugno 2019. Le imprese chiuse lasciano a casa circa 29mila lavoratori, che diventano 44mila se si aggiunge l’indotto, ovvero lavanderie, stagionali e altri servizi di cui fruiscono gli alberghi. “Un indotto enorme di lavoro che è fermo – denuncia all’AGI il presidente regionale, Vincenzo Schiavo – se lo Stato aprisse gli occhi si accorgerebbe dello scenario di guerra che si sta definendo e presterebbe maggiore attenzione a quello che succede sul nostro territorio”. I 2.300 alberghi aperti in regione, aggiunge Schiavo, “sono le piccole strutture più o meno a gestione familiare, che comunque non hanno ancora un traffico soddisfacente. Assistiamo a una perdita epocale, una falla difficile da colmare nel tempo”. Federalberghi Napoli rende noto che ha riaperto solo il 40 per cento delle strutture, con la previsione di raggiungere il 50 per cento a luglio. Irrisoria anche la percentuale di occupazione delle camere, che si aggira intorno al 10 per cento, nonostante le tariffe siano rimaste stabili. Anche i B&B e le case vacanza navigano “in acque torbide”, conferma all’AGI il presidente dell’Abbac, Agostino Ingenito. “Almeno il 45% delle strutture non riaprirà per motivi economici – esplicita – gran parte dei nostri ospiti sono sempre stati stranieri. Speriamo che l’emergenza Covid si ridimensioni ulteriormente e che si faccia in fretta sul fronte del trasporto aereo. Nel frattempo constatiamo l’assenza di misure concrete di sostegno e rilancio della filiera. Il bonus vacanze è stato promosso male e gestito peggio, il contributo immaginato dalla Regione è acqua che non toglie la sete”. L’Abbac chiede che, accanto alla sospensione della Scia, “si possa prevedere un addendum per favorire la trasformazione delle strutture in alloggi per lavoratori e studenti fuori sede con prezzi agevolati”. Appare migliore la situazione degli stabilimenti balneari, anche se dietro i numeri promettenti si nascondono le enormi difficoltà che stanno vivendo gli operatori di settore. “Il 90% dei lidi ha riaperto – dice all’AGI il presidente della Fiba, Raffaele Esposito – il restante 10% è ancora alle prese ritardi legati alla burocrazia”.