Turismo: lo studio, leggi regionali frenetiche, 15 definizioni di casa vacanza

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Milano, 4 giu. (Labitalia) – Riforme frenetiche (fino a 5 in 3 anni), spesso contestate in sede amministrativa e capaci di produrre fino a 15 definizioni diverse di cosa sia una banale casa vacanza, mentre si introducono specifici requisiti per normare ‘palafitte’, strutture ‘digital detox’ (niente telefono o wi-fi), ‘Marina resort’ (le condizioni secondo cui è possibile pernottare in una barca ormeggiata), e presto forse anche grotte, come potrebbe accadere in Veneto. E’ il quadro ‘schizofrenico’ che emerge da un nuovo studio realizzato dal Devo Lab – di Sda Bocconi commissionato da Airbnb Italia. La ricerca dettaglia le profonde differenze regionali in materia turismo, soffermandosi sulla frequenza con cui le leggi vengono riformate e sul complicato rapporto tra Stato e Regioni in seguito alla riforma costituzionale del 2001 che ha dato alle Regioni competenza esclusiva per il turismo.

Dallo studio emerge una spiccata tendenza a: riformare frequentemente la normativa; definire in modo disomogeneo categorie di ricettività altrimenti piuttosto banali nelle loro caratteristiche essenziali; incorrere in contenziosi, promossi dallo Stato oppure da privati, contro norme regionali a rischio illegittimità.

In conclusione del rapporto, i ricercatori si soffermano sulla necessità di riformare a partire dalla digitalizzazione e dai big data, semplificando le procedure dal punto di vista amministrativo, e trovare una collocazione per fenomeni come l’home sharing proprio mentre il Parlamento si appresta a esaminare, con un’audizione in sede referente prevista presso la commissione Attività produttive della Camera dei deputati, il disegno di legge C. 1698 recante delega al governo in materia di turismo. Il disegno di legge mira “alla riorganizzazione e al coordinamento delle disposizioni per settori omogenei o per specifiche attività o gruppi di attività mediante l’aggiornamento del Codice che disciplina l’ordinamento e il mercato del turismo”.

Uno degli elementi principali evidenziati dallo studio è il ritmo frenetico delle riforme della normativa sulla ricettività da parte delle Regioni e delle Province autonome; questa tendenza è legata alla velocità di cambiamento del settore turistico e delle strutture ricettive degli ultimi anni. In generale, queste leggi vengono modificate dalle Regioni con cadenza annuale. Esistono però Regioni in cui la legge varia nell’arco di mesi, come nel caso della Liguria, che ha riformato la normativa cinque volte negli ultimi tre anni, mentre ad esempio in Veneto le riforme vengono apportate in media ogni tre anni.

Fra le tante Regioni ‘lepre’, anche qualche ‘lumaca’: in alcuni territori le leggi quadro di riferimento per il turismo risultano decisamente datate. Basti pensare che in Sicilia e Valle d’Aosta le leggi regionali sul turismo risalgono al 1996, ben prima di Internet e del mobile web, che invece ora valgono oltre il 40% del mercato.

Un quadro normativo così complesso genera anche flussi comunicativi altamente frammentari tra soggetti pubblici e privati, che risentono del diversificato riparto di competenze e funzioni amministrative. A questo proposito, l’analisi suggerisce una gestione armonizzata dei diversi data base pubblici e privati, al fine di sviluppare una visione globale del settore turismo, che supporti inoltre azioni quali la lotta all’evasione fiscale, la sicurezza pubblica e il funzionamento della pubblica amministrazione. Lo studio si conclude con una proposta per armonizzare le definizioni esistenti per le strutture alberghiere ed extra-alberghiere e creare un quadro normativo nazionale, considerando l’evoluzione del settore turistico e quindi creando la macrocategoria home sharing.