Tutti in attesa del fatidico 9 maggio, ma la vera incognita riguarda il nostro futuro energetico

in foto Vladimir Putin

Sembra che il mondo stia aspettando con ansia cosa accadrà a Mosca il prossimo lunedì 9, intravedendo quella data come un dies irae, dies ille! o qualcosa del genere. Viene spontaneo da aggiungere: oltre la bomba atomica, che altro potrà essere messo in opera che non lo sia già stato? Quanto invece sta succedendo a Strasburgo desta apprensione e è opportuno riflettere puntualmente su quali scenari si stiano preparando per gli europei, quelli dell’isola inglese compresa. L’Europa è la realtà geopolitica che, a parte gli USA, sta condannando con più veemenza sin dal principio le ostilità della Russia verso l’Ucraina. Alla condanna ha aggiunto dimostrazioni concrete di solidarietà al paese invaso, che si sta manifestando in tanti modi, tra cui svettano la rimessa di denaro e la fornitura di armi. Per quanto paradossale possa sembrare, acquistando gas e petrolio in gran quantità da Mosca, la guerra di Putin la sta finanziando appunto la EU. Da sottolineare che, per contratto, la partite correnti di quei prodotti vanno saldate giorno per giorno da parte dei singoli paesi acquirenti. Pur essendo indispensabile allentare quei rapporti di fornitura, dopo quanto si è verificato ieri a Strasburgo all’assemblea plenaria della EU, è opportuno riflettere ancora su cosa possa accadere quando si tenta di mettere in atto in fretta la drastica revisione di una situazione iniziata male e evoluta peggio. Rincresce ma è necessario andare indietro con la memoria all’ inizio del secolo scorso, quando dagli storici imperi cominciarono a prendere forma, seppure in maniera grossolana, gli attuali stati. Fu allora che si cominciò a considerare la Russia una terra di mezzo, tra l’Europa e l’Asia, e con caratteristiche simili si andava costituendo la sua forma di governo. Meglio, il direttorio che avrebbe dovuto far evolvere da retaggi non proprio edificanti se stesso e i suoi collaboratori più stretti. Se ci si sofferma sulle dichiarazioni di ogni tipo fatte da chi si è trovato in qualsiasi modo al comando di quella realtà geopolitica più volte modificatasi, mai evoluta, durante l’ultimo secolo, prenderà atto senza difficoltà che la parola democrazia è usata poche volte, in maniera ipocrita e non pertinente, mentre sono abusati con demagogia le parole popolo, masse, proletariato e espressioni dello stesso genere. Se nei primi anni ’50 i paesi europei, chi più e chi meno, seppero prendere le distanze da una realtà dove si predicava e si sosteneva A per fare in realtà il suo esatto contrario, con l’inizio degli anni ’60 la fune tesa dei rapporti tra due realtà così eterogenee cominciò a allentarsi e iniziarono i primi scambi commerciali.Essi sarebbero sfociati in collaborazioni economiche vere e proprie nel decennio successivo.A questi episodi di buona volontà del mondo libero non sono corrisposti mai segnali sinceri di volontà di collaborare fattivamente con il resto del mondo, in particolare con la sua parte occidentale. Essa è ancora oggi definita senza ritegno alcuno il luogo votato al male in assoluto. Il distinguo è necessario perché per un lungo periodo, prima che nascesse l’idillio con la Cina, le due realtà sono state a lungo a comportarsi come i lupi, cioè a ringhiarsi a vicenda. Da un pò di tempo a questa parte l’orso russo bramisce solo verso l’occidente e i fatti a cui l’umanità intera sta assistendo ne sono una prova. Prima di arrivare all’attuale punto di rottura, a molti dei paesi europei è capitata, peraltro per colpa di nessun altro se non dei loro stessi governanti, quanto di peggio è possibile in situazioni analoghe: rendersi dipendenti anno dopo anno sempre più per il rifornimento di idrocarburi da un paese da considerare con un eufemismo non amico. In campagna si dice che non esiste situazione più incresciosa di quella che rende “soggetti”, più precisamente che vede assoggettato, qualcuno a chi non lo vede di buon occhio. Aggiungono, per rendere ancor più chiaro il concetto, che è come se un agnello infilasse per negligenza la testa tra le fauci di un lupo. Ora che la bolla è scoppiata, si vorrebbero cancellare con un colpo di spugna gli effetti provocati da una gestione negligente della politica energetica dei vari paesi europei. Magra consolazione è constatare che la Germania stia messa peggio dell’Italia e che tutti gli inquilini della Casa Comune si trovino, anche se con connotazioni diverse, afflitti dallo stesso problema. Tutto ciò premesso, è il tentativo di affrancamento dalla sottomissione di cui innanzi che al momento rappresenta, senza tema di smentita, la matassa da sbrogliare come meglio sarà possibile e ieri, se ciò fosse possibile. Al contrario, stante il dato di fatto che altri paesi sono disposti a subentrare al fornitore delle steppe, resta il problema che perché gli idrocarburi possano approdare sulla parte bassa dello Stivale, non basterà attendere fino a domani. Andando tutto liscio, se ne potrà riparlare dopodomani, cioè tra un anno, per poi andare vicini al regime normale verso la fine del 2023. Questa parte del mondo si sta avviando verso la stagione estiva, quindi il fabbisogno di energia per l’uso civile già da ora sta diminuendo. Riceverà un’ impennata quando la stessa sarà richiesta in maniera generalizzata per rinfrescare nel periodo di maggior caldo. Magra consolazione, perché il fabbisogno energetico più importante da soddisfare è quello delle attività produttive di ogni genere. La mancanza di energia per l’Europa, quando già gli indicatori economici stanno mandando segnali allarmanti tanto da far considerare la stessa dagli analisti del FMI con un piede già nella palude della recessione, seppure tecnica, ampljficherà il problema. Tale carenza sarebbe come un acceleratore, usato in tutta la sua potenza, del cammino sul sentiero che porta alla stagnazione, quando non alla stagflazione. Un’ illustrazione più semplice del fenomeno potrebbe essere data dal paragone con un aereo che, per motivi tecnici, venisse a trovarsi nella condizione di dover volare a un’altezza corrispondente alla metà della misura ordinaria e a una velocità di crociera dimezzata. Che accada una tantum transeat, si può addebitare a circostanze occasionali. Ma se l’andazzo viaggiasse sempre più spesso in quella direzione, allora la situazione mondiale diventerebbe molto più complessa e difficile da risolvere. Andando ancora una volta con la mente alla Roma dei Cesari, potrebbe essere opportuno suggerire alla Signora Von der Leyen quanto avrebbe detto l’imperatore Augusto: “Festina lente”, corroborato dalla constatazione ricorrente con frequenza nel villaggio che la gatta frettolosa fece i gattini ciechi.