Tutto deve cambiare perché tutto resti com’è: vale ancora oggi, dappertutto

L’espressione che fa da titolo a questa nota è la sintesi striminzita di quanto, nel romanzo Il Gattopardo, fa dire l’autore Tomasi di Lampedusa a Fabrizio, rivolto allo Zio Falconeri. A riflettere con attenzione, quanto sta accadendo ormai da un pò in Medioriente, nel Golfo Persico, più precisamente nei pressi dell’isolotto di Hormuz, riporta con la mente a oltre mezzo secolo fa. Con maggior precisione alla guerra del Kippur, che vide scatenarsi buona parte del Mediorente nei Confronti di Israele. Senza scendere nei dettagli, vanno ricordati certamente gli effetti che quel conflitto addusse all resto del mondo, in particolare all’ Europa. Il più colpito fu il settore economico e quanto gira intorno a esso. In particolate fu l’embargo dei carburanti di origine fossile nei confronti di chiunque parteggiasse per Israele a dare forti spallate al sistema produttivo nel suo insieme e tanto accadde in tutto l’Occidente. Anche se non sarebbe corretto definire la guerra attuale una nuova edizione della serie di scontri iniziata negli anni ’70, è possibile individuare elementi in comune. Per non disperdersi in considerazioni opinabili, è opportuno arrivare diritti al centro della vicenda. Più precisamente, agli oltremodo notevoli danni apportati dal primo episodio e da quello che è ancora in corso. Quel quadrante del mondo ha in mano armi molto rudimentali ma estremamente efficaci per ricattare l’Occidente: i rubinetti del petrolio e del gas, combustibili fossili, forniti ai paesi destinatari in buona parte con navi adatte alla bisogna, le petroliere di ogni specie, genere nonché stazza. Questo sistema di fornitura, corroborato dall’ ubicazione dei paesi produttori non lontana dalle coste, fornisce un’altra possibiltà di agire da usare nei confronti dei paesi antagonisti. Essa consiste nella possibilità di regolamentare la navigazione marittima con il pattugliamento delle acque costiere. Sensa tralasciare che Hormutz e simili sono validi baluardi naturali che ben si prestano allo scopo. Contromisure ? L’ unica pratica che potrebbe evitare l’ ulteriore aggravarsi di quanto descritto innanzi è quella di trattare con saggio realismo l’intera vicenda. Senza tralasciare che, se a Oriente ha soffiato e continua a farlo un vento di tempesta particolarmente forte, a occidente è il delirio di onnipotenza di qualcuno a tenere ferma ai blocchi di partenza qualsiasi azione costruttiva. Almeno finché non si arrivi a un restringimento delle pretese da ambo le parti naturalmente. Allo stato, aldilà di tour di addetti ai lavori o sedicenti tali, in varie località del pianeta con risultati meno che scarsi, di concreto non non si scorge altro.