Tutto iniziò con Bannon

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Washington, 21 mar. (AdnKronos/Washington Post) – E’ stato Steve Bannon a coordinare direttamente le prime operazioni di Cambridge Analytica per l’acquisto di dati, compresi i profili di Facebook, spendendo quasi un milione di dollari, con l’obiettivo di creare profili dettagliati di milioni di elettori americani. E’ quanto afferma Chris Wylie, l’ex dipendente della società di raccolta dati le cui denunce sono all’origine del ‘terremoto’ che sta investendo non solo Cambridge Analytica, accusata di furto di dati sensibili, ma anche il gigante dei social media.

L’ex stratega di Donald Trump già nel 2014 – quando era capo del sito di estrema destra Breitbart News e ai vertici della società britannica che lui, affascinato dall’idea di diffondere le sue idee attraverso la tecnologia, aveva aiutato a fondare nel 2013 con 10 milioni della famiglia Mercer – quindi applicò i modelli ed algoritmi elaborati per provare l’efficacia di persuasione di messaggi anti-establishment, che due anni dopo divennero gli slogan centrali dei comizi elettorali di Trump.

“Non pensavamo a Trump allora, era molto prima che lui diventasse un argomento, non era nostro cliente”, spiega Wylie, intervistato dal Washington Post nello studio del suo avvocato di Londra, sottolineando come quel tipo di ricerca evidenziò un alto livello di rabbia tra i giovani bianchi americani orientati a destra.

“Noi dovevamo avere l’approvazione di Bannon per qualsiasi cosa, era il capo di Alexander Nix, che non poteva spendere nulla senza l’approvazione”, ha detto Wylie, riferendosi al Ceo di Cambridge Analytica che ieri è stato sospeso dopo che Channel 4 ha trasmesso la registrazione in cui si vantava di realizzare “trappole” contro gli avversari politici dei suoi clienti.

Bannon, che intanto ha perso la protezione della famiglia Mercer dopo il suo strappo con Trump a seguito della pubblicazione delle sue dichiarazioni su ‘Fire and Fury’, è stato vice presidente di Cambridge Analytica dal giugno 2014 all’agosto 2016, quando divenne manager della campagna di Trump, che poi ha seguito alla Casa Bianca come capo stratega politico, incarico che ha lasciato nell’estate del 2017. Bannon ha ricevuto 125mila dollari per consulenze dalla Cambridge Analytica nel 2016 e possedeva azioni della compagnia per un valore oscillante tra uno e cinque milioni di dollari.

Il Post non ha ottenuto risposte né da Bannon né da Cambridge Analytica riguardo al suo ruolo all’interno della società che durante le elezioni americane all’inizio ebbe come cliente Ted Cruz avversario di Trump, con il sostegno dei Mercer, nelle primarie Gop. Uscito di scena Cruz, i Mercer passarono sul carro di Trump, con Jared Kushner, che durante la campagna seguì anche la strategia digitale, che avrebbe approvato il contratto con Cambridge Analytica.

Wylie afferma che sia Bannon che Rebekah Mercer, la figlia di Robert considerata la vera ‘mecenate’ di Breitbart e dei gruppi dell’alt right, parteciparono alle conference call nel 2014 durante le quali vennero discussi i piani per la raccolta dei “data” di Facebook.

Bannon “approvò il metodo di raccolta dati che proponevamo”, ha aggiunto l’analista informatico canadese, ammettendo però di non sapere se lui e Mercer fossero stati informati nei dettagli del metodo. Secondo quanto denunciato, questo avveniva attraverso una app presentata agli utenti come uno strumento di una ricerca di psicologia ma che in realtà trasferiva i dati alla compagnia.

Riguardo poi ai test che Bannon fece realizzare per tastare il terreno dei potenziali elettori di destra già nel 2014, emerse che molti elettori sostenevano la costruzione del Muro e l’emergere di forme velate di razzismo verso gli afroamericani che venivano definite “realismo della razza”. Sul fronte della politica estera, aggiunge ancora il whistleblower, furono testate solo le opinioni su Vladimir Putin: “Ed emerse che c’erano molti americani che amano l’idea di un leader autoritario forte e persone che difendevano l’invasione russa della Crimea”.