Ubi Banca, I soci del patto dicono no all’offerta: L’Ops di Intesa è ostile e inaccettabile

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I principali azionisti stabili di Ubi Banca offrono una sponda all’amministratore delegato dell’istituto, Victor Massiah, per provare a resistere all’offerta pubblica di scambio lanciata da Intesa Sanpaolo. I membri del patto di sindacato “Car”, che pesa per poco meno del 18% del capitale dell’istituto bergamasco, si sono incontrati per circa 4 ore stamattina a Palazzo del Monte, sede operativa della famiglia Bosatelli, e hanno respinto come “non concordata, ostile e irricevibile” la proposta avanzata da Carlo Messina. I motivi sono diversi: si parte ovviamente dalla contropartita economica, ritenuta insufficiente, per arrivare alla volonta’ di difendere “la banca cosi’ com’e'” e di proteggerne i dipendenti. L’operazione prospettata da Intesa Sanpaolo, con la sponda di Bper e Unipol (che viene definita addirittura l’ops Intesa-Unipol) “come prospettata non e’ coerente con i valori impliciti di Ubi e dunque inaccettabile”. Valori sia economici che sociali: e’ “irricevibile”, ha detto Giandomenico Genta, presidente della fondazione Caricuneo e membro del comitato di presidenza del Car, mentre e’ toccato a uno degli altri pattisti spiegare che valori si aspettano i soci. “C’e’ un patrimonio netto, basta vedere il bilancio”, ha detto infatti l’avvocato Mario Cera.
“Ubi e’ una banca sana, stabile, redditizia, ben gestita per competenze, e risorse umane, competitiva e conosciuta sul mercato di riferimento, realta’ centrale per il sistema socioeconomico del Paese”, sottolineano i pattisti. Gli azionisti riuniti nel Car “ritengono di dover tutelare, al contempo, il loro investimento in banca con i suoi territori di riferimento e si sono impegnati in un progetto di medio e lungo periodo” e per questo sono contrari a quella che definiscono l’OPS di Intesa-Unipol “irricevibile” anche per il suo valore economico. Se a bollarla come tale e’ Giandomenico Genta, presidente della fondazione Caricuneo e membro del comitato di presidenza del Car, e’ invece un altro dei membri del sindacato a spiegare che valori si aspettano i soci. “C’e’ un patrimonio netto, basta vedere il bilancio”, ha detto infatti l’avvocato Mario Cera lasciando l’incontro fra i rappresentanti delle fondazioni CariCuneo e Banca del Monte di Lombardia e di alcune famiglie imprenditoriali di Bergamo e Brescia (Bombassei, Bosatelli, Andreoletti, Gussalli Beretta, Pilenga e Radici), ognuna sopra l’1% del capitale. “Ubi e’ una banca sana, stabile, redditizia, ben gestita per competenze, e risorse umane, competitiva e conosciuta sul mercato di riferimento, realta’ centrale per il sistema socioeconomico del Paese”, sottolineano dal Car, che ritiene “di dover tutelare, al contempo, il loro investimento in banca con i suoi territori di riferimento” e che per questo e’ impegnato “in un progetto di medio e lungo periodo”. Per farlo, ha aggiunto Cera, “non escludiamo nulla”, nemmeno di alzare la quota sindacata pur rimanendo sotto il 25% della soglia per l’opa.
In ogni caso i pattisti si sono presentati compatti nel respingere l’offerta lanciata dalla banca milanese. “Nel Car c’e’ grande intesa, ‘l’intesa’ ce l’abbiamo gia’ in casa”, ha detto con un gioco di parole Armando Santus, il terzo membro del comitato di presidenza del patto. Stamattina anche l’amministratore delegato di Intesa Sanpaolo Messina e’ tornato sulla proposta in campo. Le possibilita’ che la banca alzi la valutazione su Ubi , ha detto parlando a Bloomberg TV, sono “dello 0%”; pur essendosi detto “molto positivo” sulle possibilita’ di successo e fiducioso “che gli azionisti di Ubi seguano la nostra proposta”, il banchiere romano ha detto che e’ di “continuare a portare i nostri risultati”, perche’ “Intesa Sanpaolo e’ gia’ un gruppo cosi’ forte”. “Non voglio parlare con azionisti specifici di Ubi. Parlo con i miei investitori”, ha chiosato. “E’ un’operazione completamente di mercato. Se sono contenti entreranno altrimenti continueremo come Intesa Sanpaolo. Con questa mossa abbiamo dimostriamo che possiamo essere leader in Europa anche su questo fronte”, ha continuato Messina. “Non faremo altre mosse in Europa ma le mie aspettative sono che ci saranno altre operazioni nei prossimi mesi”, ha aggiunto. L’Ops lanciata dal gruppo sara’ “catalizzatore per altre transazioni. Il consolidamento partira’ dal mercato domestico perche’ c’e’ bisogno di sinergie”, ha detto ancora. L’operazione, ha concluso il banchiere, “secondo me e’ in linea con le aspettative delle autorita’ di vigilanza” e “piace agli investitori per il tempismo e perche’ crea valore sia per i nostri azionisti che per quelli di Ubi”.