Ucraina, ex dipendente Rai di Napoli: Mariupol uno scheletro di città, da 10 giorni non sento moglie e figlio che sono lì

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Mariupol è ormai uno scheletro di città: si spara sui civili, ieri il bombardamento di un teatro dove un numero enorme di residenti si nascondeva lì. Anche bambini. Da oltre 10 giorni non ho più contatti con la mia famiglia. Non so se mia moglie, mio figlio e i miei suoceri siano ancora vivi. Nonostante sia ateo, non mi resta che pregare”. E’ quanto racconta a Sibilla Bertollini dell’Adnkronos Alessandro, ex dipendente Rai di Napoli, che circa un mese fa ha lasciato la città sul Mar d’Azov, dove vive con la sua famiglia, tornando in Italia per un intervento chirurgico. Avrebbe fatto ritorno a casa il 26 febbraio se Vladimir Putin due giorni prima non avesse deciso di invadere l’Ucraina. Con la moglie Olga i contatti telefonici sono rimasti regolari per qualche giorno, poi si sono improvvisamente persi, lasciando Alessandro disorientato e in preda ad atroci interrogativi. “Dove sarà? E’ riuscita a fuggire? E’ ancora viva?”, si domanda continuamente Alessandro, che ormai confida di non riuscire più a dormire. “Ho avuto notizie di lei e degli altri familiari fino a quando ho saputo che si sarebbe spostata in centro, a casa di una amica, dopo l’assedio delle forze russe nella parte orientale di Mariupol dove viviamo. E’ rimasta intrappolata in città: non avendo una macchina non è riuscita a fuggire. Chi può infatti scappa verso ovest con mezzi propri. Dopo il bombardamento del teatro convertito in rifugio, ci sono solo macerie, non si sa nemmeno se ci siano sopravvissuti. Spero che Olga sia riuscita a rifugiarsi da qualche parte, che non fosse lì. Non so più niente – ripete Alessandro disperato -, se è viva o morta“. Con Olga ci sono i genitori anziani e il figlio di lei, un ragazzo di 22 anni che si dovrebbe laureare l’anno prossimo, a maggio. “Se solo fossi riuscito a raggiungere Kiev – aggiunge Alessandro -, avrei potuto fare qualcosa. Sarei andato subito in ambasciata, mi sarei fatto aiutare per portarli via. E invece sto qui, lontano da loro. Mi sento impotente, non mi resta che pregare…”.