Ucraina, giornalista di Mariupol: “Qui dopo il massacro anche i filo-russi vogliono Kiev”

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(Adnkronos) – L’attacco atroce contro la cittadina sul Mar d’Azov e la sua gente ha allontanato irrimediabilmente anche i cittadini filo-russi dal capo del Cremlino e dalle sue ambizioni. “Mariupol vuole essere ucraina”. “La Russia mente: ha attaccato i civili, ha ucciso anche chi definiva il suo popolo. Io sono di origine russa e sono testimone dello scempio”. Andrei Marusov, storico e giornalista free lance, collaboratore del settimanale ucraino Weeky Mirror, racconta all’Adnkronos “l’incubo di chi sta lì e vive l’inferno quotidiano” dei bombardamenti, del suono delle sirene, dei colpi di artiglieria, degli incendi, dei cari scomparsi, dei corpi dilaniati abbandonati per strada, della fame, del freddo, della sete, dello stato di polizia. “Sembra essere tornati al Medioevo, ai tempi della peste”. 

Marusov, da oggi è a Kiev. Un viaggio infinito a piedi, in auto private, di villaggio in villaggio con altri sfollati ripetendo un meme come una cantilena “sono di Mariupol e sono ancora in vita” e poi in treno da Zaporizhzhia… Terrorizzato dopo essere stato detenuto per quasi due giorni dai russi, che lo accusavano di essere una spia, ha abbandonato i genitori ottantenni per andare dal figlio di 12 anni ad ovest del Paese. “Lo avrei raggiunto oggi. Ma a Kiev hanno cambiato il coprifuoco e non posso uscire – racconta – Sono dovuto andar via da Mariupol perché ho capito che i russi mi avrebbero ricatturato. Avevo girato immagini di Mariupol distrutta, hanno sequestrato il mio telefonino”. Come l’hanno trattata? “Nessuna violenza, ma mi hanno fatto spogliare per controllare che non avessi tatuaggi o segni sul corpo come cicatrici…Mi hanno umiliato, tenuto seduto in silenzio. Fanno sempre così”. Come si sono convinti a rilasciarla? “Gli ho parlato a lungo, spiegato che sono uno storico. Ma so che mi avrebbero cercato”. 

Andrei dice di essere “fortunato”. E lo è doppiamente: E’ uno degli abitanti di Mariupol che non ha vissuto nei sotterranei, ma nel suo appartamento, perché questo volevano i genitori anziani; ed è sopravvissuto al bombardamento del suo palazzo, a 9 piani: “Io vivo al terzo piano. I missili hanno colpito dal settimo in su. Chi si trovava nei piani più bassi si è salvato. Siamo solo rimasti bloccati all’interno. Abbiamo gridato e sono venuti a soccorrerci. Poi abbiamo tentato di salvare gli inquilini dei piani superiori, ma alcuni sono scomparsi”. “La propaganda russa è una menzogna – chiosa all’Adnkronos – Posso testimoniarlo in prima persona: la mia casa è in una zona residenziale, di scuole, abitazioni di privati cittadini, cinema…non ci sono obbiettivi militari. E adesso non c’è più neanche una strada, per le cinque voragini che si sono aperte dopo il bombardamento, profonde anche due metri”.  

“A Mariupol c’è una catastrofe umana – prosegue – Da oltre due settimane la città è senza corrente elettrica, senza gas, senza riscaldamento con temperature che sono arrivate a toccare i 15 gradi sotto zero, senza cibo, senza acqua. Il sindaco inizialmente aveva trovato un modo per distribuirla, ma dopo poco ha dovuto interrompere”. E come fa la gente? “Raccoglie l’acqua piovana dalle grondaie. Ci sono anche punti di distribuzione, io ho fatto la fila per averla. Alcuni hanno anche sciolto la neve. Oppure recuperato l’acqua delle condotte centralizzate dei riscaldamenti: noi la chiamiamo ‘acqua tecnica’, non è potabile, ma si può raccogliere dai punti in cui fuoriesce perché le bombe hanno aperto dei varchi… Ma non è potabile…quindi adesso c’è anche il problema della dissenteria”. 

Da storico, Andrei guarda indietro nel tempo: “Sembra essere tornati nel Medioevo: non ci sono telefoni, si comunica con il passa parola. Se si recupera del cibo, lo si cucina accendendo fuochi per strada…”, descrive. Riuscite a seppellire i defunti? “Le agenzie comunali la prima settimana hanno provato a recuperare i corpi poi è diventato impossibile, gli operatori mettevano a rischio la loro stessa vita”. Quindi? “Cammini e trovi corpi per strada o accatastati nei cortili dei palazzi, in attesa di essere seppelliti. O vedi croci di legno, senza nome”. Mentre “il rumore degli aerei ti entra in testa” e “gli altri sono sotto le macerie”. 

(di Roberta Lanzara)