Ue, la Conferenza internazionale di Mondragone: Passata l’emergenza bisognerà affrontare le sfide irrisolte

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In foto, da sinistra, Orazio Schillaci, Enrico Giovannini e Pasquale Lucio Scandizzo seduti al tavolo di presidenza della Conferenza economica internazionale di Mondragone

“La priorità che, prima di tutto, occorre soddisfare è la decisione sulle risorse necessarie per sconfiggere la pandemia fuori dei confini Ue. Il G20 a Presidenza italiana è stata una importante occasione per mettere sul tavolo questa grande questione. I modelli quantitativi e le stime disponibili non lasciano dubbi sulla sua importanza, anche per gli effetti che la pandemia ha prodotto sulle Gvc, le catene globali del valore che, sia pure raccorciate dalla crisi, continuano a essere centrali per lo sviluppo”. Lo si legge nelle conclusioni del Seminario economico internazionale di Villa Mondragone “Lessons from Covid-19. A Stronger EU: Staying together in a new policy space”.
La conferenza economica internazionale, giunta alla sua 32^ edizione è stata organizzata dall’Associazione “Villa Mondragone Economic Development” in collaborazione con la Fondazione Economia dell’Università degli Studi di Roma Tor Vergata. Avava per tema “Lezioni dal Covid-19. Un’Ue più forte per restare uniti in un nuovo spazio politico” e come focus “il ripensamento della sostenibilità dello sviluppo economico nel contesto internazionale creato dalla pandemia”.

Una domanda insoddisfatta di beni pubblici
“La naturale concentrazione sui problemi della ripresa – viene rimarcato nel documento conclusivo – non deve far dimenticare che la Ue deve affrontare sfide irrisolte che, appena passata l’emergenza si ripresenteranno all’attenzione dei decisori politici. C’è, innanzitutto, una domanda insoddisfatta rivolta dai cittadini all’Europa in materia di beni pubblici, che va dall’intervento sulle diseguaglianze, ai programmi di formazione e occupazione dei giovani e di coloro che vengono a trovarsi fuori dal sistema produttivo, agli interventi su sanità ed istruzione. L’occasione di discuterne sarà la Conferenza sull’Europa convocata a maggio con una durata di quasi due anni. C’è poi il tema demografico, perché l’invecchiamento della popolazione europea richiede politiche a favore dei giovani e un coraggioso ripensamento delle politiche sull’emigrazione”.
“C’è infine – viene sottolineato – la questione del riaggiustamento della politica competitiva dell’Unione alle nuove condizioni dell’economia mondiale sempre più dominata da politiche per la leadership tecnologica e da accordi internazionali che definiscono grandi aree di scambio e di investimento. In questo contesto la Ue, in coerenza con le scelte del NextGeEU, potrebbe investire sull’energia rinnovabile nell’area Sahariana aumentando il suo impegno sul grande progetto di energia solare di cui potrebbero beneficiare sia i paesi dell’area desertica della sponda sud del Mediterraneo che la stessa Ue quando fosse connessa ai luoghi di produzione di questa energia”.

Oltre 200 speaker del mondo accademico e delle istituzioni internazionali

Negli interventi degli oltre 200 speaker, rappresentanti del mondo accademico e delle principali istituzioni internazionali, è emerso anche che si stanno aprendo “in Europa nuovi spazi politici, visto che sta cambiando il quadro complessivo che aveva consentito a Francia e Germania di siglare gli accordi da Aquisgrana. Questo nuovo contesto può essere favorevole al nostro Paese ma servono nuovi approcci alle politiche fiscali per gestire questa fase di sviluppo e per rispondere alle richieste dei cittadini chiedono con sempre più forza che la Ue allochi nel suo bilancio le risorse necessarie per la fornitura di ‘public goods’. Sanità, istruzione, ricerca e, soprattutto, iniziative dirette alla riduzione delle disuguaglianze e alla sostenibilità dello sviluppo sono prioritarie. Sarà inevitabile un aumento (con tasse di scopo quali plastica e CO2) delle risorse proprie del bilancio, oltre a quelle necessarie per la restituzione del debito. In questo quadro la politica monetaria non potrà che essere accomodante con tassi di interesse piuttosto stabili”.

Giovannini: Europa oggi più forte del precovid, ma vulnerabile
“Oggi l’Ue è più forte del periodo antecedente al covid ma ancora molto vulnerabile. Vedremo cosa succederà quest’anno con le elezioni in diversi Paesi europei molto importanti” ha detto il ministro delle Infrastrutture e della Mobilità sostenibili, Enrico Giovannini, sottolineando che “continueremo a lavorare per una Ue più forte” ma avvertendo che “ci sono anche tendenze contro il modello Ue, questo e’ preoccupante ma dobbiamo affrontare questa sfida”.

Paganetto: La vera sfida? Gli investimenti integrati, ma servono più risorse
Per Luigi Paganetto, presidente della Fondazione Economia Tor Vergata,”la priorità che, prima di tutto, occorre soddisfare è la decisione sulle risorse necessarie per sconfiggere la pandemia fuori dei confini UEe. Il G20 a Presidenza italiana è stata una importante occasione per mettere sul tavolo questa grande questione. I modelli quantitativi e le stime disponibili non lasciano dubbi sulla sua importanza, anche per gli effetti che la pandemia ha prodotto sulle Gvc, le catene globali del valore che, sia pure raccorciate dalla crisi, continuano a essere centrali per lo sviluppo”.

Di Stefano: L’attuazione del Pnrr, un’occasione preziosa
“L’edizione di quest’anno della Conferenza Internazionale di Villa Mondragone dedicata al Next Generation EU e alle prospettive di ripresa che potranno scaturire da un’attuazione coordinata dei Piani Nazionali di Ripresa e Resilienza è un’occasione preziosa” ha dichiarato il sottosegretario agli Esteri, Manlio Di Stefano sottolineando che per promuovere una crescita duratura, inclusiva e sostenibile “dobbiamo ora passare dalla fase di elaborazione dei Piani nazionali a quella di progettazione di iniziative transnazionali, a partire da quelle con i nostri partner commerciali piu’ stretti”. “Siamo convinti che di questo approccio potranno beneficiare anche le nostre aziende – ha aggiunto – che sapranno così fornire a più Paesi le tecnologie per affrontare la doppia sfida delle transizioni ecologica e digitale”.

Bini Smaghi: Politiche monetarie e fiscali da sole non bastano
Per Lorenzo Bini Smaghi, presidente di Societe Generale, “abbiamo bisogno di non fare affidamento solo sulle banche per finanziare l’economia ma serve un sistema più bilanciato per sviluppare mercati di capitali regolati, perché l’alternativa è che i flussi di capitali vanno ai settori non regolamentati che sono tra l’altro accessibili solo a persone molto ricche”. Secondo Bini Smaghi la strada è quella “di non affidarsi solo alla politica fiscale e a quella monetaria, ma di avere anche un’allocazione delle risorse più aperta sui capitali altrimenti la liquidità in eccesso andrà certamente a finanziare il settore pubblico e quando questo finirà ci saranno molti problemi”. Il presidente di Societe Generale ha osservato come si pensi che per stimolare l’economia si devono tagliano i tassi di interesse per poi portare l’economia reale a pensare che sia più attraente prendere prestiti, con “imprenditori e famiglie che vanno dalle banche a chiedere finanziamenti, innalzando poi i consumi e gli investimenti”. A suo parere, invece, “non funziona così e sono sorpreso che i banchieri centrali e gli economisti non lo abbiano ancora capito. O almeno, non funziona sempre così. Perché – ha spiegato – quando si tagliano i tassi si riducono anche gli incentivi del settore finanziario, lo si meno profittevole e il settore bancario non può prestare di più se non aumenta il capitale”.