Ultrasky, a Città della Scienza un viaggio alla scoperta del blu egizio

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di Salvatore Vicedomini

A Città della Scienza approda una mostra straordinaria nell’ambito della 39° edizione di Futuro Remoto dal titolo Ultrasky: “Alla scoperta del Blu Egizio, dalle Arti alle Scienze”, un progetto espositivo  speciale che giunge nella città partenopea dopo i grandi successi già ottenuti a Pisa, Priverno, Ninfa e Catania. Il termine Ultrasky unisce il latino ultra (oltre) e l’inglese sky (cielo), evocando un legame tra l’arte antica e le future applicazioni tecnologiche. L’interessante mostra , inserita nel programma museale per gran parte del mese di febbraio, ha come principali protagonisti nove artisti italiani, di diverse età e background, specializzati in varie tecniche artistiche, che tramite il tempo e lo spazio, dalla ceramica all’arte digitale, dalla pittura al desing  faranno conoscere al vasto pubblico napoletano il blu egizio e promuoveranno il suo uso come nuovo materiale in ambito artistico, tornando alle origini . Ogni maestro ha utilizzato il Blu Egizio in maniera unica e originale nel suo mondo creativo realizzando opere in cui il prezioso materiale è risultato sempre il fondamentale protagonista delle rispettive cifre poetiche, e della mostra a esso dedicato.  Nello specifico gli autori italiani che hanno dato vita alla mostra attraverso l’espressione di diverse arti  sono stati : Viola Alpi (Moda) Andrea Chidichimo (Pittura) Stefano Conticelli (Installazioni) il collettivo CaCO3 (Mosaico moderno) Giuliano Giuman (Vetro) Kamilia Kard (Arte digitale) Matteo Peducci (Sculture marmoree) Erica Tamborini (Ceramica e Arti Plastiche) Franco Vitelli (Intarsio cosmatesco).   Inoltre, il convegno che analizza la storia, l’arte e le creative applicazioni attuali del blu egizio, ha come curatori  Rolando Bellini, Marco Nicola e Antonio Sgamellotti.

Il Blu Egizio è un materiale di altissimo valore che da millenni viene utilizzato in ambito artistico ed ora anche tecnologico come ci conferma proprio Marco Nicola, dell’Università di Torino: “ Un pigmento che è stato sviluppato dall’uomo in Egitto più di 5000 anni fa, che è costituito nello specifico da silicato di rame e calcio. Fu durante l’età del bronzo, periodo in cui si cominciava a lavorare sfruttando minerali a base di rame che, impiegando alcune pietre blu in modo fortuito, si ricavò un pigmento particolare adatto per dipingere qualsiasi oggetto o elemento possibile.  E’ stato l’unico materiale artificiale utilizzato per millenni, soprattutto perché relativamente facile da ottenere rispetto a quelli naturali. Il suo impiego proseguì nel territorio egiziano e della Mesopotamia per un lungo periodo finche, intorno al primo secolo A.C., il suo utilizzo giunse anche nell’area di Pozzuoli.  In seguito la città Puteolana divenne la capitale mondiale della produzione di questo materiale, tant’è che il nome stesso del pigmento della varietà ricavata nel sito campano prese anche il nome  di  Caeruleum puteolanum  dal colore del cielo o Caeruleum vestorianum in onore della famiglia di Vestorio che aveva impiantato la produzione nei Campi Flegrei. Si deve sottolineare che, oltre alla sua diffusione antica che si evince nelle citazioni dei testi di Vitruvio,- ha continuato il curatore Nicola– ci sono evidenze archeologiche di ritrovamenti di alcuni opifici(fabbriche o laboratori destinati alla trasformazione di materie prime in prodotti finiti) nella città di Cuma, dove a suo tempo si era creato un vero e proprio distretto industriale che probabilmente aveva reso ricca questa zona a tal punto che il Blu Egizio veniva esportato in molti luoghi dell’Impero Romano e utilizzato in particolare per colorare le pareti delle case dell’epoca o per dare splendore agli affreschi ad eccezione dei tessuti. Il motivo per cui si sviluppò nell’area campana era dovuto al fatto che la materia primaria per ricavare il Blu Egizio era costituita da una sabbia con un alto contenuto di silice e carbonato di calcio specifica del fiume Volturno a cui veniva aggiunto del Natron (minerale naturale composto principalmente da carbonato di sodio decaidrato) importato dall’Egitto”. 

Per un lungo il suo utilizzo è caduto nell’oblio scivolando in uno stato di abbandono e perdita totale delle possibili applicazioni artistiche fino a quando è rispuntato nel Rinascimento come ci conferma il curatore Nicola: “Dopo la caduta dell’Impero Romano l’uso di questo materiale si è perso per secoli per poi riapparire solo per circa 30 anni nell’epoca rinascimentale attraverso le opere di alcuni artisti famosi come Perugino o Raffaello. Il suo impiego è stato abbandonato di nuovo per un breve periodo per poi essere riutilizzato con un’intensa produzione nell’Ottocento per poi ritornare raro nel Novecento, essendo per lo più solo menzionato come una semplice curiosità scientifica. Infine nel XXI secolo inizia a diventare veramente un materiale interessante per le avanzate tecnologie dovute ad una sua proprietà molto singolare costituita dall’emettere una fluorescenza invisibile all’uomo percepibile solo nell’infrarosso a una frequenza specifica molto vicina a quella a cui lavorano le cellule fotovoltaiche. Quindi è ideale per applicazioni nel mondo dell’energia di nuova generazione o per gli Lsc (concentratori solari luminescenti) che sono dispositivi ottici avanzati, spesso trasparenti, che utilizzano materiali luminescenti per aumentare spesso l’efficienza dei pannelli fotovoltaici. Grazie alla sua luminescenza trova impiego in altre applicazioni come nel campo dell’anti contraffazione o nei sistemi per il rilevamento delle impronte digitali. Inoltre- ha proseguito il curatore- viene usato anche in  medicina applicato all’ Bioimaging , insieme di tecnologie preposte a visualizzare immagini di sistemi biologici, dai processi subcellulari agli organismi interi, in tempo reale e soprattutto evitando radiazioni invasive per il corpo umano,  oltre che utilizzato in medicina rigenerativa sia di tipo angiogenico che osteogenico.  Infine si è riusciti a sfruttare le sue peculiarità anche nel settore delle telecomunicazioni  per lo sviluppo di componenti nei sistemi a trasmissione a fibre ottiche”.

Lo scopo di questa mostra è quello di divulgare il Blu Egizio e incentivarne la ricerca e l’utilizzo come nuovo materiale che ci riconduce alle nostre origini sia in ambito artistico che scientifico . Le diverse discipline sia artistiche che scientifiche sono sempre connesse con le potenzialità di nuovi materiali e certamente possono creare delle sinergie per coniugare l’antica e la nuova storia di questo Blu Eterno.